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strategie

Aruba va oltre l’Hosting, con e-Security e Cloud

L’ISP di Arezzo negli ultimi anni è cresciuto anche all’estero con diverse acquisizioni, e si rivolge anche alle grandi imprese con soluzioni data center. «Le aziende italiane sanno cosa chiedere per il Cloud»

06 Dic 2013

Daniele Lazzarin

Stefano Sordi, direttore marketing di ArubaNata nel 1994 ad Arezzo come una delle tante società di ISP locali, nel tempo Aruba (da non confondere con l’americana Aruba Networks, di cui abbiamo recentemente parlato) è diventata grazie a una serie di acquisizioni in Italia e all’estero un gruppo di livello europeo, ampliando anche l’ambito di attività, che ora comprende Hosting & Domini, Cloud, e-Security e soluzioni Data Center.

Lo Smau 2013 è stato un’importante vetrina per la società, che ha presentato la gamma d’offerta con demo, prove gratuite, percorsi formativi su cloud, e-security, ICT per commercialisti ed e-commerce, e workshop insieme a Dell e Intel, oltre a partecipare come finalista al premio Innovazione ICT 2013 con il caso del proprio cliente RDS (Radio Dimensione Suono). Per una panoramica più dettagliata delle attuali attività, abbiamo parlato con Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba.

«Iniziando con qualche numero, oggi gestiamo oltre 2 milioni di domini registrati, 6 milioni di caselle e-mail di cui 3,5 milioni di PEC certificate, 20.000 server e un totale di oltre 2 milioni di clienti. I dipendenti sono circa 500, e il fatturato è di un centinaio di milioni di euro a livello dell’intero gruppo». L’offerta, continua Sordi, è organizzata in quattro business line. «La prima, che rappresenta a tutt’oggi il nostro business principale, è quella dei domini e hosting con tutti i servizi accessori, per esempio il nuovo CMS e la soluzione di e-commerce».

Poi c’è la linea Cloud, «che offre una gamma completa di servizi in ambito IaaS (infrastructure as a service), in termini di CPU, RAM e spazio disco, che si pagano con tariffa oraria in funzione dell’uso». La terza business unit si occupa di e-Security, cioè e-mail certificata, firma elettronica digitale, conservazione sostitutiva, ed erogazione della carta nazionale dei servizi, e si rivolge a operatori di sicurezza, identity management, aspetti legali legati all’ICT, conformità alle normative. Infine c’è la business line delle soluzioni di data center, «con cui ci rivolgiamo a grandi clienti per soluzioni a progetto nell’ambito dei nostri data center, come disaster recovery, business continuity e firewalling».

Il cliente può scegliere il data center

A proposito di data center, Aruba ne utilizza cinque, di cui tre proprietari e due di partner: «Due si trovano in Italia, uno in Repubblica Ceca, uno in Francia, e uno in Germania; presto ne aprirà un sesto in Inghilterra. I due italiani e quello ceco sono di proprietà nostra e ospitano tutta la gamma di servizi che abbiamo visto, e la co-location delle macchine di alcuni clienti. I data center francese, inglese e tedesco invece si occupano solo di servizi cloud. Ogni cliente può scegliere quali data center utilizzare, per esempio un cliente italiano può fruire di servizi cloud dal data center francese, perché ha una filiale in Francia o vuole fare il disaster recovery all’estero, come pure da quello inglese e tedesco».

L’atteggiamento delle aziende italiane verso il cloud, osserva Sordi, è maturato, nel senso che le perplessità e i timori sono stati superati. «Le imprese medie e grandi sanno già cosa chiedere e gli aspetti da approfondire per quanto riguarda la sicurezza e l’affidabilità. Parte del merito va anche agli operatori che hanno chiarito che dietro agli slogan ci devono essere data center e server di qualità, banda garantita, affidabilità della gestione: così la “nuvola” acquisisce consistenza».

Forse però, sottolinea Sordi, non c’è ancora abbastanza chiarezza su dove siano custoditi i dati. «E’ un’informazione che le aziende devono avere, per obbligo di legge in molti Paesi, e per poter realisticamente valutare i rischi. Noi su questo punto abbiamo una risposta chiara: il cliente può scegliere in quale dei nostri data center tenere i dati».

Infine un accenno al caso di Radio Dimensione Suono. Negli anni, spiega Sordi, RDS ha incrementato la presenza web, creando una piattaforma multimediale interattiva integrata tecnologicamente con la radio, sempre più social e raggiungibile da qualsiasi dispositivo mobile, con streaming, podcast e un canale video in HD per la trasmissione di concerti live. «Il loro mercato si sta spostando dall’etere al web, hanno l’esigenza di gestire il traffico in modo molto dinamico, rispondendo a forti crescite improvvise di traffico per eventi o ospiti molto popolari, con picchi che non sono più associabili a precise fasce orarie, e quindi prevedibili, come prima. Per rispondere a questo abbiamo definito una soluzione ibrida, che bilancia apparati fisici e risorse in cloud in modo da mettere a disposizione di RDS capacità virtualmente illimitate per il live streaming».

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