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Studi e ricerche

Application Economy, è il software che dà forza al brand. Ma chi è già pronto?

Il successo in tutti i settori rivolti direttamente al consumatore è ormai legato alla user experience, che nasce dall’interazione via software tra azienda e cliente su diversi canali. Un’indagine di Vanson Bourne in 13 Paesi, tra cui l’Italia, analizza lo stato di preparazione delle organizzazioni: cresce la pressione per uno sviluppo e rilascio più rapido delle applicazioni, in un contesto comunque di attenzione all’Enterprise Security

22 Ott 2014

Daniele Lazzarin

Tutti i settori rivolti direttamente ai consumatori sono ormai governati dalla “Application Economy”, un nuovo modo di fare business dove gran parte delle interazioni tra azienda e cliente avviene tramite software, e la forza dei brand non è più legata solo all’offerta diretta (prodotti e servizi), ma soprattutto alla user experience che nasce dall’interazione tra azienda e cliente su diversi canali, in gran parte veicolata da software. In sintesi, i brand hanno successo attraverso la user experience, che dipende dal software.

In questo scenario è interessante chiedersi quale sia il grado di consapevolezza delle aziende rispetto alla “Application Economy”, e con questo obiettivo la società di ricerca Vanson Bourne ha condotto, su incarico di CA Technologies, un’indagine su 1450 responsabili IT (di cui 100 italiani) in organizzazioni dei settori servizi finanziari, sanità, industria manifatturiera, telecomunicazioni e media in sei Paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Svizzera e Regno Unito, oltre all’Italia), e altri sette Paesi nel mondo.

Il risultato è il report “How to survive and thrive in the Application Economy”, che dimostra, come ha commentato Michele Lamartina, Country Leader di CA Technologies Italia, alla presentazione a Milano, «che a prosperare sono le aziende che riconoscono l’importanza del software e si adattano di conseguenza: internalizzando lo sviluppo del software, operando acquisizioni mirate, o investendo in tecnologie». In questo nuovo scenario, le sfide per il CIO cambiano profondamente: «I competitor possono essere anche molto più piccoli, la dimensione non conta più tanto, e neanche la collocazione fisica: tra i fattori critici di successo, oltre alla user experience c’è la velocità di rilascio delle applicazioni, il cui processo di sviluppo e rilascio, sempre più strategico, richiede competenze ovviamente tecnologiche, ma anche di business».

Aziende italiane, solo il 38% si sente pronto

Scendendo nel dettaglio dei risultati dell’indagine, circa il 44% delle aziende italiane interpellate ritiene che l’Application Economy stia già determinando effetti dirompenti sul loro settore (percentuale più alta di quella rilevata in Germania, Spagna e Regno Unito), mentre il 31% ne sta già avvertendo i contraccolpi al proprio interno. Soltanto il 38% del mondo aziendale italiano però sente di stare reagendo in modo “efficace” o “estremamente efficace” a questo nuovo fenomeno, contro per esempio il 52% del campione statunitense. Per esempio, nell’ultimo anno le imprese italiane hanno rilasciato in media 3,9 app di tipo “customer-facing”, meno della metà di quelle lanciate dalle loro omologhe tedesche e meno di quelle nel Regno Unito e in Spagna.

Fra i principali motivi di questa lentezza sulla Application Economy ci sono vincoli di bilancio (citati dal 33% delle imprese italiane), scarsa comprensione dei potenziali benefici da parte del top management (27%) e difficoltà a cambiare la strategia societaria (25%). Eppure già la situazione attuale richiede risposte immediate: il 90% delle linee di business italiane (e il 94% a livello globale) intervistate percepisce forti pressioni per tempi più brevi di rilascio di nuove applicazioni o servizi, per contrastare la concorrenza (60%), o per assecondare le crescenti aspettative dei clienti (44%).

E per rispondere, praticamente tutte le aziende italiane prevedono di aumentare gli investimenti (97%), e in particolare l’84% ha in progetto di adottare un approccio DevOps per velocizzare la realizzazione delle applicazioni. DevOps è una metodologia che coniuga sviluppo e operations per semplificare i processi e attuare in tempi brevi servizi di qualità più alta. Altre hanno intenzione di riportare almeno parzialmente in casa lo sviluppo del software, ponendo maggiore accento sulle funzioni applicative legate al business, mentre il 46% ha già acquisito o ha in progetto di acquisire nei prossimi 12 mesi competenze software, o addirittura intere software house.

Chi “è già” nell’Application Economy fattura più del doppio

Da sottolineare infine un paio di concetti interessanti che emergono dai risultati generali dell’indagine in tutti i Paesi. Uno è che pur nell’esigenza di accelerare il processo di sviluppo e rilascio delle applicazioni, la sicurezza emerge comunque come forte punto di attenzione. Il legame è evidente, e infatti il 30% degli intervistati ha individuato nell’Enterprise Security uno dei presidi fondamentali per la corretta applicazione della metodologia DevOps. Prime priorità di sicurezza percepite sono la protezione contro le violazioni dei dati, e quella della customer experience su dispositivi mobili.

Un secondo elemento è che Vanson Bourne individua tra le aziende intervistate due gruppi. Un 24% del campione (le Leader) ha un profilo molto avanzato nell’Application Economy, perché ha rilasciato almeno 4 app di tipo “customer-facing” in un anno, ha già effettuato o effettuerà nei prossimi 12 mesi almeno un’acquisizione di software house, e si definisce totale estremamente/molto efficace nel rispondere alle nuove sfide. Un 16% del campione (Laggard) mostra invece un profilo arretrato (poco efficaci nel rispondere alle nuove sfide, hanno sviluppato al massimo 3 app di tipo “customer-facing” in un anno, e non hanno effettuato acquisizioni software nè l’hanno in progetto). Ebbene, le aziende Leader mostrano fatturati del 106% più alti, profitti del 68% più alti, ed entrate in nuovi business del 50% più numerose rispetto alle Laggard.

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