Il comportamento degli utenti online sta vivendo una mutazione senza precedenti, guidata dall’adozione capillare dei modelli generativi. Questa evoluzione tocca direttamente le modalità di accesso alle informazioni e costringe l’intera filiera dei media a ripensare i propri modelli operativi. I dati raccolti durante il convegno ADVance Day, organizzato dall’Osservatorio Internet Media presso il Politecnico di Milano, consentono a esperti del settore e ricercatori di confrontarsi sulle reali applicazioni dell’AI nell’advertising, tracciando un bilancio che unisce l’analisi teorica del mercato globale alla concretezza delle prime grandi case history aziendali. Il quadro emerso descrive una transizione profonda, in cui l’efficienza dei processi operativi si sposta progressivamente verso una totale ridefinizione delle strategie di visibilità e di interazione con i consumatori.
Indice degli argomenti
L’automazione cede il passo all’autonomia nelle fasi della filiera pubblicitaria
L’impatto dell’AI nell’advertising si manifesta lungo l’intero processo pubblicitario, ridefinendo in modo radicale le attività di pianificazione, l’erogazione delle campagne e i successivi sistemi di tracciamento. Francesca Rubin, ricercatrice degli Osservatori, evidenzia come l’analisi della letteratura scientifica e il confronto diretto con i player di mercato mostrino un passaggio chiaro dalla teoria alla pratica aziendale. L’algoritmo viene integrato per modificare la gestione dei budget e la relazione con le audience.
La pianificazione predittiva e il nodo delle competenze
Nella fase iniziale di media planning, l’integrazione tecnologica permette di ottenere analisi delle audience molto più dinamiche e predittive rispetto al passato. Le aziende possono muoversi verso una continua previsione e una riallocazione ottimizzata dei budget pubblicitari, riducendo la staticità delle vecchie pianificazioni.
Le soluzioni più avanzate comprendono l’utilizzo di audience sintetiche, digital twin e panel sintetici. Tuttavia, l’adozione di questi strumenti avanzati rimane ancora appannaggio delle realtà aziendali digitalmente più mature. Nelle prime fasi strategiche della pianificazione, la supervisione dell’uomo rimane l’elemento cardine per orientare le scelte di business.
L’efficacia della delivery e l’accelerazione creativa
Il segmento dell’erogazione, o delivery, rappresenta l’area in cui i riscontri pratici dell’AI nell’advertising si rivelano più evidenti e immediati. I sistemi attuali abilitano e automatizzano i meccanismi di bidding e facilitano le strategie di targetizzazione cookieless.
L’introduzione dei modelli generativi ha impresso un’accelerazione straordinaria alla produzione di varianti creative su larga scala. Questo processo riduce sensibilmente i tempi di lavorazione e permette di ottimizzare i messaggi in base all’audience e ai differenti ambienti di fruizione. La cautela rimane elevata quando si devono assumere decisioni ad alto impatto economico, momento in cui il controllo umano torna a essere prioritario.
Sul fronte della misurazione, l’integrazione dei dati online e offline consente una visione cross-canale delle performance, sebbene la complessità logica dei modelli richieda ancora una forte crescita delle competenze interne per consolidare la fiducia dei manager nei risultati ottenuti.
Dalla SEO alla GEO: la metamorfosi della ricerca online e dei contenuti
La trasformazione che investe l’AI nell’advertising riguarda da vicino la mutazione dei punti di contatto tra brand e consumatore. La diffusione delle piattaforme conversazionali sta modificando la search tradizionale: l’utente non si affida più alla ricerca per singole parole chiave, ma pone domande dirette e articolate alla macchina. L’interfaccia non restituisce un semplice elenco di link esterni su cui cliccare, ma riorganizza e sintetizza le informazioni offrendo una risposta compiuta, riducendo la necessità per l’utente di approfondire navigando sui siti web originari.
Il fenomeno dell’Extended Consumer e la misurazione della citabilità
Questo cambiamento strutturale ha un impatto diretto sul traffico dei portali aziendali e impone ai brand una revisione della propria presenza in rete. Francesca Rubin rileva che l’ottimizzazione per i motori di ricerca tradizionali deve evolvere verso la GEO, ovvero la Generative Engine Optimization.
Come spiegato dalla ricercatrice, «Non è più importante essere citati per primi, ma essere riconosciuti come fonti autorevoli dai modelli di intelligenza artificiale generativa.» Gli editori stanno rispondendo integrando questi sistemi nei flussi di lavoro per automatizzare i compiti ripetitivi e per rendere i contenuti facilmente citabili dai modelli. Sul mercato compaiono piattaforme specializzate, come Profound, nate per supportare la visibilità dei brand all’interno dei motori generativi.
A questo si collega il concetto di Extended Consumer, uno scenario in cui lo strumento tecnologico si trasforma in un’estensione del consumatore stesso, sostituendolo o guidandolo nelle decisioni d’acquisto. Gli advertiser devono quindi strutturare campagne capaci di dialogare direttamente con questa estensione intelligente.
Dove si concentrano i capitali: la mappa globale delle startup
La vitalità del settore dell’AI nell’advertising trova conferma nei flussi di finanziamento che alimentano l’ecosistema delle nuove imprese innovative. La ricerca condotta dal Politecnico di Milano ha mappato 677 startup operanti a livello internazionale nell’ambito dei media e della pubblicità che basano il proprio core business sull’intelligenza artificiale. Di questa platea complessiva, il 56%, pari a 378 realtà, si concentra specificamente sul mercato pubblicitario, mentre la parte rimanente si focalizza sulla creazione e sull’analisi dei contenuti testuali e multimediali.
Per comprendere la distribuzione degli investimenti, le 378 startup dedicate all’advertising possono essere analizzate in base alle fasi della filiera. Circa il 25% del campione, corrispondente a 95 realtà, si occupa di audience insight e media planning, avendo raccolto complessivamente 135 milioni di dollari. Il raggruppamento più numeroso è rappresentato dalle startup focalizzate sulla delivery, con oltre 200 imprese attive nell’ottimizzazione e nella creazione di contenuti creativi dinamici legati al contesto e al pubblico.
Infine, il segmento legato alla misurazione delle performance, pur registrando un numero inferiore di startup, si distingue per aver ottenuto i finanziamenti medi più alti per singola azienda, un chiaro indicatore della volontà del mercato di investire su modelli di attribuzione precisi e affidabili. Il restante 6% si divide tra nuove soluzioni dedicate ai touchpoint conversazionali e formati emergenti.
Il valore dell’AI nativa nel marketing autonomo
Il passaggio fondamentale per sbloccare i vantaggi competitivi risiede nel superamento delle singole automazioni isolate. Ilaria Zampori, Vice President of Southern Europe di Quantcast, sottolinea la necessità di inaugurare una collaborazione strategica profonda con la tecnologia, definendo l’epoca attuale come l’era del marketing autonomo.
Secondo Zampori, «Siamo oltre la semplice tecnologia che esegue, siamo di fronte a un’intelligenza che sceglie, che apprende e si evolve.» Il limite storico dell’AdTech risiede nell’aver creato ecosistemi complessi che obbligano i marketer a comportarsi come operatori manuali di leve e comandi, una dinamica paragonata ai matematici della NASA degli anni Cinquanta che eseguivano i calcoli balistici a mano.
La distinzione tra automazione e autonomia
L’integrazione dell’algoritmo nell’architettura tecnologica di base definisce il concetto di Native AI. Questo approccio permette alla tecnologia di agire come un partner strategico e non come un semplice esecutore.
Ilaria Zampori traccia un confine netto tra i vecchi vinari rigidi dell’automazione e il nuovo paradigma: «Se l’automazione segue binari rigidi, l’autonomia pensa con la sua testa ottimizzandosi con i dati in tempo reale.» In un mercato caratterizzato da una mole imponente di dati e da una forte frammentazione, la gestione manuale delle singole variabili diventa impossibile. Un sistema nativo e autonomo è in grado di orchestrare tutte le risorse disponibili per centrare i parametri di business richiesti dal cliente, come il ritorno sulla spesa pubblicitaria o il volume delle conversioni.
I risultati sul campo: la case history ING e Dentsu
La traduzione pratica di questa visione teorica trova riscontro nel progetto sviluppato in sinergia tra la banca digitale ING, che conta quasi 1,5 milioni di utenti in Italia, e il gruppo Dentsu. Andrea Tridente, Business Partner di Dentsu, ha illustrato gli esiti di un test volto a incrementare i volumi di attivazione di conti correnti di qualità e a estendere la reach, riducendo il costo di acquisizione. La campagna ha messo a confronto una pianificazione tradizionale via DSP, basata su dati di terza parte e segmenti rigidi costruiti su keyword e interessi, con la soluzione Audience by Quantcast, alimentata da segnali in tempo reale direttamente dalla piattaforma.
Il confronto ha premiato l’approccio basato sui segnali real-time rispetto a strumenti ormai considerati obsoleti e poco scalabili. Andrea Tridente descrive così il traguardo raggiunto dal progetto: «Andando a scalare sui volumi, ottimizzando di conseguenza lo spending, abbiamo ottenuto un risultato importante: abbiamo ottimizzato il costo di acquisizione di oltre il 60%, ben oltre le aspettative, raggiungendo 17 milioni di device unici.» L’integrazione di segnali in tempo reale ha permesso di intercettare utenti realmente consapevoli e interessati, dimostrando l’efficacia derivante dall’unione tra strategia media e infrastruttura tecnologica d’avanguardia.
La capacità organizzativa come reale differenziale competitivo
L’adozione delle soluzioni tecnologiche all’interno delle aziende non rappresenta più un fattore di esclusività. La disponibilità degli strumenti algoritmici è ormai considerata un elemento diffuso sul mercato. La vera linea di demarcazione tra le imprese risiede nella capacità organizzativa di saper governare l’innovazione in modo strutturato, formandone le competenze necessarie e definendo solidi modelli di governance interna. Solo una profonda consapevolezza nell’utilizzo di queste architetture, unita alla costante supervisione umana sui passaggi finanziari e strategici più delicati, permette di trasformare il potenziale tecnologico in efficienza economica misurabile e duratura nel tempo.
FAQ: Strategie di e-commerce
Come integrare GEO, SEO e AI nella roadmap e-commerce?
Si parte da un audit di categorie, filtri, schede, attributi, markup e contenuti duplicati. Poi si sceglie un perimetro pilota, si misura una baseline e si scala solo ciò che migliora esperienza, conversioni e qualità dei dati.
Quali dati prodotto servono per risposte AI affidabili?
Servono attributi coerenti, prezzo, disponibilità, immagini, compatibilità, spedizione, resi, recensioni e limiti del prodotto. Se pagina, feed e markup non coincidono, l’AI può amplificare errori o suggerire alternative meno rischiose.
Come governare cataloghi e AI senza aumentare i rischi?
La governance richiede dizionari di attributi, campi obbligatori, regole di validazione, template per categoria e revisione umana sulle pagine ad alto traffico, alto margine o alto rischio. L’automazione deve restare tracciabile e controllabile.
Nelle strategie e-commerce quali KPI collegano visibilità organica e vendite?
Oltre a impression e click, vanno monitorati conversion rate per template, revenue per visita, valore medio ordine, uso dei filtri, query interne senza risultati, completamento degli attributi e passaggi dai contenuti informativi alle schede prodotto.
Come evitare cannibalizzazioni tra guide e categorie?
Ogni pagina deve avere un intento distinto: la categoria orienta la scelta, la scheda decide sul singolo prodotto, la guida risolve dubbi trasversali e il confronto valuta alternative. Questa mappa riduce ridondanze e dispersione organica.













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