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ESPERTO RISPONDE

Come affrontare la mancanza di uno uno standard condiviso per i documenti del ciclo dell’ordine?

All’interno di alcune particolari relazioni di filiera, gli standard vengono “rivisti e adeguati” alle esigenze tipiche degli attori di quel contesto, sono cioè oggetto di una personalizzazione che se da un lato in parte snatura il concetto di standard, dall’altro crea efficienza e facilita le relazioni digitali e il loro sviluppo

20 Ott 2016

Paolo Catti

Domanda: Nel nostro settore, contrariamente a quanto leggo in giro in merito ad altri settori, non esiste uno standard condiviso con cui strutturare i documenti del ciclo dell’ordine che scambio coi miei fornitori. Dato che non penso che la mia azienda possa inventare un linguaggio specifico e poi imporlo, come potremmo affrontare questa mancanza?

Gli standard esistenti sono molteplici e non nascono all’interno di specifici settori. Semmai, all’interno di alcune particolari relazioni di filiera, gli standard vengono “rivisti e adeguati” alle esigenze tipiche degli attori di quel contesto. Subiscono quindi una sorta di personalizzazione che se da un lato in parte snatura il concetto stesso di standard, dall’altro crea efficienza e facilita le relazioni digitali e il loro sviluppo. Dove non c’è uno standard che si è imposto, però, è lecito chiedersi quale sia il più efficace a disposizione. La scelta potrebbe essere fatta guardando alle macro caratteristiche dei settori in cui le relazioni elettroniche strutturate sono diffuse: per esempio, nell’Elettronica di Consumo si è scelto di adottare lo stesso standard in uso da anni nel Largo Consumo.

All’estero non mancano protocolli già sviluppati per diversi contesti. Il primo passo, dunque, è quello di vedere che cosa è già disponibile. Il secondo passo potrebbe essere quello di condividere la scelta con altre imprese: competitor che per creare efficienza su processi di back office, decidono di convergere su una scelta condivisa. In ogni caso, qualora non si trovasse nulla di apparentemente coerente, o se non si trovassero altre imprese con cui condividere la scelta, basta orientarsi su standard “aperti”, disponibili e già in uso. A costo di apparire semplicistico, alla fine uno varrà l’altro. Perché la parte veramente difficile di questo processo di trasformazione non risiede nella scelta dello standard da adottare, ma nel passare dai documenti non strutturati e relativi processi tradizionali, a flussi di informazioni strutturate e connessi processi digitali. Detto questo, è comunque necessario aggiungere che nel nostro Paese le iniziative di maggiore efficacia sono state senza dubbio quelle che hanno visto convergere più imprese nell’attivare una struttura dedicata a svolgere il ruolo del facilitatore di filiera: ne sono emersi esempi collaborativi molto efficaci, veri e propri punti di eccellenza a livello Europeo.

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