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Digital4PMI

Il digitale nelle PMI? Un problema di cultura

Il divario che separa l’Italia dagli altri Paesi europei non è solamente tecnologico o di infrastruttura, ma legato in gran parte alla scarsa propensione all’utilizzo delle tecnologie. Bisogna ampliare la formazione e alfabetizzare manager, imprenditori e liberi professionisti. I risultati del Rapporto Unicredit.

di Luigi Ferro

Rapporti

10 Dicembre 2012

Una campagna di alfabetizzazione informatica come è già stato fatto in Danimarca e Gran Bretagna che coinvolga radio e televisione.

E’ questa la proposta del Rapporto di Unicredit sul mondo delle PMI che rileva come “il divario che separa l’Italia in materia digitale dagli altri Paesi europei non appare legato principalmente alle infrastrutture, ma è rappresentato soprattutto dalla scarsa propensione alla digitalizzazione da parte degli utenti. In altre parole, è un problema culturale”.

Secondo il rapporto “è necessario ampliare l’offerta di una formazione digitale di qualità destinata a studenti, manager, titolari di PMI, liberi professionisti. Questo potrebbe comportare un’innovazione dei programmi universitari, concedendo alle università maggiore autonomia per creare percorsi formativi sempre più professionali e personalizzati”. In attesa del varo di una vasta campagna radiotelevisiva il quadro che emerge dal rapporto dell’istituto di credito non si scosta da altre indagini simili.


Il divario fra Nord e Sud
Dal punto di vista della web intensity nel Centro-Nord quasi il 50% delle famiglie dispone di una connessione veloce, con regioni come il Trentino Alto Adige, la Lombardia e la Toscana nelle prime posizioni, mentre al Sud si scende al 38,6%, toccando il minimo in Puglia, Calabria e Molise.

Analogamente, nell’utilizzo di Internet al Centro-Nord si raggiungono punte prossime al 60% in Trentino Alto Adige e Lombardia, a fronte di valori di poco superiori al 40% in Puglia, Calabria e Sicilia.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo della banda larga da parte delle imprese, il quadro si presenta più variegato: da un lato, compaiono regioni del Mezzogiorno, come Abruzzo e Sardegna, in linea con la media nazionale, mentre dall’altro lato troviamo una regione del Centro come le Marche all’ultimo posto della graduatoria.


Il ritardo nell’e-commerce
Capitolo e-commerce. I dati Eurostat indicano che le imprese italiane che acquistano online sono il 17%, contro il 26% della media UE a 27, il 44% del Regno Unito, il 40% della Germania e il 19% della Francia. Quelle che vendono online sono solo il 4%, rispetto al 13% della media UE27, al 14% del Regno Unito, al 21% della Germania e al 12% della Francia.

La conseguenza è che il contributo del commercio elettronico al fatturato delle imprese italiane supera di poco il 5%, contro il 14% della media UE27, il 18% delle imprese tedesche, il 17% di quelle inglesi e il 13% di quelle francesi.


Italia, un Paese per vecchi
Uno dei problemi è dato anche dalla elevata età anagrafica di molti imprenditori italiani. Come ricorda il Digital Advisory Group, la percentuale di imprenditori italiani al di sotto dei 30 anni è appena del 7%, con una riduzione del 15% negli ultimi 5 anni, mentre cresce l’incidenza degli imprenditori con più di 70 anni, pari attualmente al 10% del totale.


Ma le eccellenze ci sono
Il rapporto cita però anche qualche esempio positivo. E’ il caso della Lavanderia Lampo di Mortara, in provincia di Pavia. Era fino a qualche anno fa una comune lavasecco di paese, con laboratorio e punto vendita, come ce ne sono tante.

Ora è un “colosso” con un bacino potenziale di circa trentamila clienti, cinque punti vendita, di cui due a Malpensa e uno a Linate, leader di mercato nella concierge aziendale con clienti come il Comune di Milano, Air France, Alitalia, Nokia e Microsoft. Il segreto del successo? La customizzazione del servizio grazie all’IT.

“Ogni capo avrà un microchip e la sua storia sarà informatizzata”, spiega il titolare. Si tratta di un’etichetta di stoffa ad altissima tecnologia, dalle dimensioni inferiori a un quarto di un bottone, che si può termofissare alle etichette e che resiste benissimo alle alte temperature.

“Usando questa tecnologia, possiamo rinnovare i contratti chiedendo il 10% in più di quel che chiedevamo finora, nonostante la crisi”, in quanto previene problemi legati allo smarrimento dei capi e al loro deterioramento.


TAG: Unicredit, PMI, digitalizzazione, competitività, innovazione


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