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Innovazione: professionisti IT poco convinti del reale impegno delle proprie aziende

Lo mette in luce un'indagine condotta da BPI Network: tra gli ostacoli la mancanza di pianificazione e la collaborazione ridotta tra le divisioni aziendali

di G.T.

Ricerche

04 Dicembre 2015

zoomInnovazione: se ne parla tanto, forse troppo, ma la sua reale applicazione nelle aziende lascia ancora a desiderare. È perlomeno questa l’impressione dei professionisti IT, secondo quanto evidenzia lo uno studio realizzato da BPI Network , parte dell’iniziativa di condivisione della cultura IT “Transform to Better Perform” promossa da Dimension Data. Queste figure, infatti, assegnano un voto scarso o piuttosto scarso alle proprie aziende in merito alla capacità di implementare le tecnologie abilitanti alla trasformazione e innovazione IT. In effetti soltanto il 35% del campione giudica buona o molto buona la capacità delle proprie aziende di adattarsi alle nuove tecnologie. La stragrande maggioranza (più del 70%) evidenzia come la maggioranza delle proprie aziende non abbia ancora cominciato o al massimo stia appena iniziare il percorso verso la trasformazione IT. E, anche tra quelle che hanno avviato questo “viaggio”, solo il 15% possiede un piano per la trasformazione chiaro e dettagliato.

Al contrario, più dell’80% afferma che il proprio piano aziendale offre solo una direzione generale, ha necessità di essere aggiornato o addirittura non esiste affatto. Così la spinta all’innovazione – quando c’è – rischia di rimanere soltanto sulla carta. Anche perché il lavoro dei professionisti IT è nella maggior parte dei casi tutt’altro che innovativo: più dell’80% sostiene di spendere più del 50% del proprio tempo per la risoluzione dei problemi e la manutenzione dei sistemi legacy invece che stare dietro all’innovazione. E un buon 17% afferma di destinare il 90% del tempo per le attività di manutenzione di routine.

Ma quali sono gli ostacoli all’innovazione? Gli intervistati puntano il dito contro la mancanza di pianificazione, la carenza delle competenze chiave, i budget limitati e l’insufficienza di comunicazione e collaborazione con il business. Inoltre, i dipendenti IT sottolineano anche che molto frequentemente non vengono considerati come partner affidabili nel processo di innovazione. Tra i possibili rimedi c’è quello di una migliore collaborazione tra le divisioni IT e i responsabili aziendali, anche perché al momento l’esistenza di team interfunzionali all’interno della propria azienda è piuttosto rara. Ovviamente sarebbero necessari anche maggiori fondi per l’innovazione, così da attivare più progetti e rendere disponibili più business case.

«I dirigenti aziendali ci raccontano che l’innovazione di business guidata dalla tecnologia è oggi un fattore competitivo critico in qualsiasi settore dell’economia globale. Ma, come chiaramente dimostrato da questa indagine, la maggior parte delle aziende manca di persone, processi e investimenti atti a rendere questa trasformazione una realtà», ha commentato Donovan Neale-May, executive director di BPI Network.

«Le aziende si apprestano ad affrontare un importante cambiamento che le porterà ad adottare nuovi modelli tecnologici e una dipendenza dalle infrastrutture di nuova generazione, applicazioni e servizi che devono intraprendere per diventare una realtà digitale – ha affermato Kevin Leahy, General Manager Data Centre Solutions di Dimension Data - . Le competenze e le risorse per raggiungere questo obiettivo chiaramente scarseggiano. Le aziende dovranno ricorrere ai giusti partner che possiedono le capacità e le risorse più appropriate per garantire la loro competitività».


TAG: Dimension Data, ricerche, innovazione, Kevin Leahy, Donovan Neale-May


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