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Il Cloud in Italia vale più di un miliardo: «Trend dirompente»

Nel 2014 il mercato ICT as a Service nel nostro Paese crescerà del 31%. 320 milioni di euro saranno spesi per servizi di Public Cloud, e altri 860 saranno investiti in infrastrutture, architetture applicative e gestione dei device per costruire sistemi informativi aziendali “Cloud Enabling”. «Per gran parte dei CIO italiani non vi sono più dubbi sul Cloud: il punto è come adottare queste soluzioni». I responsi del nuovo report dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service del Politecnico di Milano

di Daniele Lazzarin

Osservatori

26 Giugno 2014

Se per anni abbiamo guardato al Cloud Computing come a un cambiamento possibile e auspicabile per le imprese italiane, oggi i dati di mercato dimostrano che finalmente questo auspicio è diventato realtà. Il mercato complessivo del Cloud in Italia nel 2014 infatti crescerà del 31%, ed è stimabile attorno a 1,18 miliardi di euro. Una componente quindi ancora minoritaria del mercato ICT complessivo nel nostro Paese, ma certamente di dimensioni ormai rappresentative, e con trend di sviluppo davvero incoraggianti e ben superiori a quelli di grandissima parte degli altri comparti del settore.

È questo il principale responso della ricerca 2014 dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla sua quarta edizione. Il report - presentato oggi al Campus Bovisa del Politecnico - analizza a tutto tondo l’ecosistema Cloud in termini di stato e dinamiche della domanda (con un’indagine su oltre 530 CIO e responsabili IT di imprese italiane), dell’offerta (con uno studio di 440 servizi public cloud di tipo SaaS, IaaS e PaaS disponibili a livello internazionale), e della filiera italiana che eroga tale offerta, interpellando oltre 20 fra i player più rilevanti del mercato.

L’Osservatorio ha inoltre riproposto i “Cloud Innovation Awards”, selezionando tra oltre 50 progetti i casi vincenti, che quest’anno sono Enav, Infocamere, ITCTS Vittorio Emanuele II di Bergamo, Madisoft e RCS Mediagroup.

Mariano Corso, School of Management, Politecnico di MilanoMariano Corso, School of Management, Politecnico di Milano«I numeri di mercato evidenziano come l’opportunità di un cambiamento possibile’ sia diventata a tutti gli effetti un trend dirompente – commenta Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service -. Questo trend inciderà sulle modalità di fruizione delle tecnologie, condizionando fortemente le scelte strategiche e di investimento delle imprese». La portata di questo cambiamento, continua Corso, va ben oltre l’IT: «Insieme a Mobile, Social e Big Data, il Cloud può abilitare una rivoluzione organizzativa, cambiando il modo di diffondere le informazioni, prendere decisioni e collaborare entro e fuori dall’organizzazione, e ridando slancio e produttività alle imprese italiane».

Il dato di 1,18 miliardi citato in apertura nasce secondo i ricercatori del Politecnico di Milano da due componenti. Il primo è il mercato “diretto” legato dall’acquisto di servizi di Public Cloud, e che è stimato in 320 milioni di euro, con una crescita anno su anno intorno al 40%. L’altra componente è invece originata dal percorso interno abilitante che le organizzazioni devono affrontare per prepararsi a un modello Cloud evoluto, che richiede un Sistema informativo “ibrido”, capace di integrare l’uso di servizi Cloud e sistemi “on premise”, cioè installati in casa.

Tale sistema, definito dall’Osservatorio “Cloud Enabling Infrastructure”, richiede un cammino d’evoluzione su tre fronti - l’infrastruttura, l’architettura applicativa e la gestione dei device – che i ricercatori chiamano “Cloud Journey” e che ha come obiettivi finali dei tre fronti rispettivamente la realizzazione di Software Defined Data Center, la standardizzazione delle modalità di integrazione e orchestrazione applicativa, l’introduzione di sistemi di Mobile Device Management. E quest’anno il Cloud Journey spingerà le imprese italiane a investire ben 860 milioni di euro, il 28% in più dell’anno scorso.

Stefano Mainetti (Politecnico di Milano)Stefano Mainetti (Politecnico di Milano)Dopo che per anni quindi il Cloud, inteso soprattutto come Public Cloud, è stato visto con diffidenza da molte aziende, come una moda passeggera e rischiosa dal punto di vista della sicurezza dei dati più critici e strategici, oggi anche in Italia l’evidenza e i numeri dimostrano il contrario. È ormai diffusa e preponderante la convinzione che il Cloud sia un elemento di profonda trasformazione per il Sistema informativo aziendale. Anzi, come ha spiegato Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, «molti degli elementi che prima venivano visti come un freno per il cloud, oggi, ribaltando completamente la prospettiva, sono considerati ottime ragioni per sfruttare questa opportunità: infrastrutture latenti, vincoli e oneri normativi, perdita di controllo, scarsa personalizzazione, ampiezza funzionale, sicurezza e performance».

I CIO e Responsabili IT intervistati sostengono a larga maggioranza che il passaggio a un modello Cloud rappresenta un aumento del valore apportato ai processi aziendali, che nel 63% dei casi beneficiano delle tecnologie più avanzate, e nel 31% vengono arricchiti con nuove funzionalità e servizi: solo il 6% parla di limitazione del supporto ai processi.

Dalla Ricerca emerge inoltre che un numero sempre maggiore di applicazioni, anche vicine al “core business” aziendale, si spostano dal tradizionale approccio On-premise al Cloud. Sebbene ancora prevalga l’approccio interno, tra gli ambiti applicativi dove già oggi è stato abbracciato un modello Cloud vi sono Social & Web Analytics (32%), Human Resources (26%), E-mail & Office Automation (23%), Enterprise Social Collaboration/Intranet (15%), Document Management (13%), ma anche eCommerce (15%), Soluzioni verticali per il business (11%) e CRM & Sales (8%).

E per l’immediato futuro? Chi decide un cambio di modello di fruizione per le applicazioni esistenti, sceglie praticamente sempre (96% dei casi) di passare da on-premise a cloud – solo il 4% fa il percorso inverso -, mentre nei casi di nuova informatizzazione (cioè dove in precedenza il processo/attività non era supportato da un’applicazione), la maggioranza (54%) sceglie una soluzione in Cloud.

Oltre alle dinamiche nelle aziende utenti, come accennato il report dedica un’ampia parte all’offerta. «La tradizionale struttura di filiera del mercato ICT è messa in profonda discussione dall’avvento del Public Cloud e si sta ridisegnando in cerca di nuovi ruoli e forme di differenziazione – osserva Alessandro Piva, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service -. Abbiamo individuato e approfondito tre ruoli principali nella catena del valore del Cloud - ICT Enabler, Service Provider e Cloud Channel -, e messo in luce in particolare l’importanza chiave che sta assumendo il Cloud Channel, e l’emergere di nuovi ruoli come quello del Cloud Service Broker».

Proprio all’analisi dell’offerta e della relativa filiera effettuata dall’Osservatorio dedicheremo prossimamente un apposito articolo, e lo stesso faremo per altre sezioni del report focalizzate sull’approccio delle aziende italiane al “Cloud Journey”, e sul delicato tema dei contratti e delle clausole relativi ai servizi Cloud.

In quest'occasione invece concludiamo con una considerazione di Stefano Mainetti: «Per la maggior parte dei CIO italiani non vi sono più dubbi nella scelta tra adottare o meno soluzioni di Public Cloud: il punto riguarda il come adottarle, con quali modalità e con quale percorso. In quest’ottica, le questioni principali sono due: capire come comporre il proprio Sistema informativo, integrando parti on-premise con parti Cloud, e come dovranno evolvere le competenze interne alla direzione ICT e le modalità con cui questa deve rapportarsi e interagire con le Line of Business».


TAG: Cloud, Osservatorio, ICT as a Service, Public Cloud, Corso, Mainetti, Cloud Enabling Infrastructure


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