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Nuovi modelli di provisioning a supporto dell’hybrid IT transformation

Come abilitare l'agilità, accelerando l'innovazione, ma semplificando la gestione del provisioning delle risorse IT grazie a un unico contratto di servizio che consente di abilitare una logica "pay per use" anche sull'infrastruttura in house. Il CIO è sempre più broker di servizi IT per la propria azienda

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L’Hybrid IT è ormai considerato l’approccio che meglio consente di rispondere alle esigenze di agilità e flessibilità richieste dal business, ma non è semplice raggiungere l’equilibrio ottimale tra risorse interne e risorse fruite da cloud pubblico e, soprattutto, non vi è un percorso univoco per raggiungere questo obiettivo.
Nel corso del Webcast organizzato in partnership con Hpe Intel, ci focalizzeremo dunque su questo approccio di “servizio a consumo” che consente di usufruire di servizi professionali per la gestione dell’IT, unitamente all’infrastruttura tecnologica necessaria, che aiutano l’azienda a utilizzare il mix ottimale tra risorse interne e servizi cloud esterni. Definito il contratto di servizio, la capacità di elaborazione o di storage viene erogata in base alle esigenze e pagata a consumo (che si tratti di risorse interne o in public cloud), senza che vi sia alcun investimento nell’acquisto di asset fisici.
Le aziende possono così coniugare la scalabilità del “pay-as-you-go” offerta dai servizi in public cloud con la rassicurazione dei servizi IT on-premise, vivendo, anche nel proprio data center, un’esperienza “cloud like”.
Questi i temi che andremo ad approfondire:
 
Come funziona: Il contratto riguarda solo server, storage e risorse di rete o anche il software? È necessario definire prioritariamente dei margini entro i quali il servizio viene erogato oppure si può prevedere una scalabilità infinita? Quali sono i punti di attenzione relativi alla contrattualistica di una offerta a servizio che possa garantire l’azienda sulla qualità del servizio stesso?
Gestione finanziaria: Se per la parte di risorse pubbliche l’attribuzione del costo appare abbastanza chiara, come avviene per le risorse interne? Come ne viene effettivamente conteggiato l’utilizzo?
Coerenza con l’infrastruttura esistente: Se si intraprende questo percorso, tutto il data center deve “migrare” a questa nuova modalità di provisioning? Contratti di servizio di questo tipo possono essere applicati anche alle risorse IT già presenti in azienda o si applicano solo alle risorse aggiuntive? Possono applicarsi a risorse di vendor diversi?
Uptime e reliability delle risorse IT: Quali sono gli elementi di un servizio pay-per-use che garantiscano all’ IT di supportare i nuovi modelii di business a base digitale?
Interventi
 
Ficagna Massimo Ficagna, Senior Advisor, Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano
Guglielmi Giovanna Guglielmi, FC e DC Business Manager, HPE
Moderatore
Fabbri Patrizia Fabbri, Giornalista ZeroUno
 

Di seguito le risposte alle domande poste dagli utenti nel corso del webinar:

 

UtenteDomanda per Massimo: I numeri presenati prima relativi alla cresicta di soluzioni cloud nelle imprese negli ultimi anni, tiene in considerazione quale dimensione di azienda? State monitorando anche piccole/medie aziende (20 - 100 dipendenti) in cui molte delle quali l@IT e' ancora considerate un costo.? Quale e' secondo lei il processo di maturazione nelle aziende manifatturiere piccole/medie?

Massimo Ficagna, Senior Advisor degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano:

Nell’Osservatorio monitoriamo sia le aziende di maggiori dimensioni che le PMI, anche se per ovvi motivi il peso delle aziende di maggiori dimensioni è più rilevante.

Quello che emerge chiaramente è un ritardo delle PMI italiane, rispetto alle aziende più grandi, nell’adozione di soluzioni cloud (e di cloud enaling infrastracture).

Questo è a prima vista anomalo, perché le aziende più piccole avrebbero potenzialmente i maggiori vantaggio nel passaggio a soluzioni cloud, potendo beneficiare delle economie di scala che i grandi vendor cloud riescono a raggiungere (e almeno in parte a trasferire ai clienti), economie di scala ed efficienze che le grandi aziende possono almeno in parte cogliere anche con una gestione interna di infrastrutture “cloud enabled” ma che sono più difficili da cogliere per una piccola realtà.

Questo ritardo delle PMI nel passare al Cloud trova probabilmente giustificazione in un ritardo culturale di varia natura (difficoltà a comprendere i potenziali benefici e a ragionare in ottica di TCO pluriennale, remore sulla sicurezza dei dati, arroccamento dell’IT interno o dei fornitori su posizioni difensive).  Stiamo vedendo i primi segnali di cambiamento, ma il gap da recuperare è ancora ampio.

 

UtenteUna domanda sulla connettività  WAN. Connettere un Data Center On-Premise con il Cloud provider attraverso una connettività  "decente" in alcune zone d'italia è¨ spesso un "problema" infrastruttirale e/o economico. Esistono delle vision sul tema specifico ?

Ficagna: Sicuramente rispetto all’estero l’Italia è in ritardo cronico su questo fronte, ma negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione da questo punto di vista e la situazione sta progressivamente migliorando.

Da considerare che vi sono anche soluzioni di ottimizzazione del traffico WAN che è opportuno prendere in considerazione quando si affronta un progetto di migrazione sul Cloud di una porzione significativa del proprio Sistema Informativo.

 

UtenteSalve il modello di pricing HPE prevede modelli pay per use e on demand?

Giovanna Guglielmi, FC e DC Business Manager, HPE: HPE Flexible Capacity prevede due modelli di pay per use:

  • “Pay-as-you-grow”, che e’ ottimale dal punto di vista dei costi per ambienti IT con una previsione di crescita dall’andamento andamento continuo (solo crescita no decrescita)
  •  “Pay-as-you-go”, che e’ ottimale per ambienti IT  potrebbero avere una crescita altamente variabile (crescita e decrescita)

 

UtenteDopo varie analisi saremmo orientati ad acquistare un HPE Hyper Converged 380, dato che abbiamo già valutato che questa è per noi la soluzione giusta, è possibile sceglierla come servizio Flexible Capacity?

Guglielmi: Si HPE HC 380 si presta per un provisioning  a servizio HPE FC (Flexible Capacity) che risulta pero’ la soluzione di provisioning/sourcing migliore in caso di crescita o comunque in ambienti con potenziale crescita variabile.

 

Utente: Cosa significa che vi fate carico dei rapporti con il cloud service provider? Il contratto è a nome vostro o nostro? Possiamo scegliere qualsiasi provider oppure ci sono “scelte obbligate”?
Guglielmi: La nostra soluzione oggi e’ Hybrid Ready con alcuni servizi di Microsoft Azure. In questo caso il contratto integra/norma queste componenti in unico contratto fra HPE e il cliente finale. Ma la “regia” e sempre in mano al cliente
Questo vale a maggior ragione nel caso il cliente adotti HPE FC per un provisioning on-premise, ma mantenendo la liberta’ di utilizzare servizi offerti da altri provider in particolare off-premise
 

UtenteHo capito che questo tipo di servizio è più adatto per realtà che hanno una limitata possibilità (per il settore in cui operano, per il modello di business, per n fattori) di fare una previsione efficace dei picchi. Se invece il mio business (esempio produco panettoni) ha picchi molto alti ma in periodi ben precisi, ha senso? In breve, posso usufruire del servizio solo in periodi pre-determinati?
Guglielmi: In linea di principio no, non si puo’ usufruire del servizio solo in periodi pre-determinati, ma si possono gestire picchi di demand e pagare per il periodo di utilizzo. Bisognerebbe valutare il business case specifico.
 

UtenteIl vostro servizio è in grado di inserire (almeno a livello di monitoraggio e utilizzo delle altre risorse per i vari workload) sistemi (server, storage, integrati ecc.) di altri vendor? 
Guglielmi: In linea di principio si, ma va valutato caso per caso
 

Utente: E’ più opportuno utilizzare questo servizio per workflow specifici (solo sviluppo, per esempio, o solo gestione approvvigionamento negozi) oppure è ugualmente efficace a prescindere dal tipo di applicazione?
Guglielmi: Essendo un servizo a supporto di un lcapacity management efficente ed efficace e’ agnostico rispetto alle applicazioni

UtenteQuanto dura mediamente la fase di assessment per determinare il livello di servizio necessario? 
Guglielmi: Da qualche settimana a qualche mese dipende dalla complessita’ del contratto di servizio che si andra’ a stipulare. Una volta siglato il primo SOW (statment of work) le attivazioni di variazioni d’ordine successivi richiedono pochi giorni.
 

 

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