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Personal Branding

Come fare l’analisi SWOT della tua carriera

La compilazione della matrice SWOT permette di tirare le somme sulla situazione professionale. Ecco cosa fare per comprendere il posizionamento sul mercato del lavoro e sulla propria employability

17 Lug 2019

Gianluigi Bonanomi*

Per costruire un personal branding efficace bisogna partire da sé stessi, non da modelli prefabbricati e cuciti sulla pelle altrui: ecco perchè è utile fare l’analisi SWOT della carriera. Si tratta di analizzare i propri trascorsi, i punti di forza, quelli di debolezza, il mercato. In Rete si trova un articolo dove si fa l’analisi SWOT della scelta, da parte dell’Inter, di puntare sul giovane Stramaccioni nel 2012: fra i punti di forza la preparazione tecnica e la capacità di inventare soluzioni innovative, come debolezza l’inesperienza (non aveva mai allenato in serie A), come opportunità il rinnovamento della squadra dopo gli anni turbolenti del dopo Mourinho e come minaccia una possibile crisi di rigetto dei tifosi ai primi passi falsi.

Che cos’è l’impiegabilità?

In un eBook che lessi qualche anno fa (Career Swot Analysis: ripensare il proprio futuro – Whitepaper Mida), Gian Piero Sciglio usava la matrice SWOT per fare l’analisi della carriera. Proponeva anzitutto un concetto molto interessante: quello di impiegabilità. Per spiegarlo usava una citazione di Claudio Meyer, Senior Advisor di Egon Zehnder: «Il vero problema non è avere un lavoro, ma essere appetibile sul mercato del lavoro. C’è gente che oggi lavora, ma non è impiegabile nel futuro».

Ma come si passa dall’obiettivo “impiego” a quello di “impiegabilità”? Occorre prendere in considerazione due dimensioni: quella interna, che ha a che fare con la propria storia professionale e con i propri interessi, e quella esterna, che concerne il mercato del lavoro.

Il ruolo del networking

L’aspetto più delicato è “interno” e riguarda il networking. Tante persone hanno un bel network, ma interno all’azienda per la quale lavorano. Appena però sono fuori dall’azienda, quanto vale quel network? Questo nonostante il fatto che tutti sappiano che in Italia lo strumento principale per trovare lavoro sono le conoscenze! E qui LinkedIn diventa determinante, come ho spiegato nel mio libro “Guida calcistica di LinkedIn”.

Altro tasto dolente è quello della formazione, con le skill riguardanti digital e social da una parte (si parla di “digital fluency”) e l’inglese dall’altra a fare da padroni.

La storia professionale

Sciglio parla poi di uno snodo della riflessione sul proprio posizionamento professionale, quello in cui le persone ragionano sulla propria storia:

1. individuare i principali “lavori” svolti, nella stessa azienda o in aziende diverse;

2. riassumere le principali attività, responsabilità del periodo;

3. focalizzare gli apprendimenti significativi di ciascuna fase;

4. riscoprire i momenti di maggior soddisfazione, le cose che è stato proprio bello fare;

5. pensare una metafora che sia una buona espressione di ciascun periodo.

Tutto questo per individuare il fil rouge, il filo conduttore del proprio percorso in ottica occupabilità. Ma soprattutto contribuisce a comprendere quello che qualcuno chiama USP: ciò che ti rende unico.

Il valore sul mercato del lavoro

Un altro momento di riflessione è quello in cui si ragiona sulla propria employability, impiegabilità, grazie a tre domande chiave:

1. Da cosa dipende, per settore e per famiglia professionale, il valore sul mercato del lavoro?

2. Come viene considerato, al momento, il valore sul mercato del lavoro, e perché?

3. Negli ultimi tre anni, è diminuito o aumentato, e perché?

La risposta a queste domande, non facili, può farti capire se deve suonare un campanello di allarme, se necessiti di ricollocarti, formarti o trovare il modo di renderti indispensabile per l’attuale datore di lavoro.

Le opportunità dei nuovi mercati

Finora ho parlato di dimensione interna. Per quanto riguarda la dimensione esterna, vale a dire il mercato del lavoro, le riflessioni vanno fatte settore per settore. In linea generale comunque le grandi aziende tendono a tagliare, le start-up (almeno quelle che superano il periodo neonatale) invece sono in espansione. Tanti lavori sono sacrificati sull’altare delle nuove tecnologie, ma Internet e la robotica produrranno certamente nuove opportunità.

L’analisi SWOT della carriera

Fatte queste considerazioni Sciglio propone la matrice SWOT della carriera:

La compilazione di questa matrice SWOT permette di tirare le somme sulla propria situazione professionale. Faccio un gioco: applico l’analisi SWOT al mio caso. Punto di forza interno: poliedricità nella creazione di contenuti; punto di debolezza interno: poca specializzazione; opportunità del contesto: sempre più aziende si stanno accorgendo di quanto siano fondamentali i contenuti e la formazione sulla comunicazione digitale; minacce dal contesto: alta competitività.
Com’è la tua SWOT?

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Gianluigi Bonanomi*
Formatore esperto di comunicazione digitale

Gianluigi Bonanomi è un formatore esperto di comunicazione digitale. Dopo la laurea con tesi sulle relazioni on-line nel 2001, ha lavorato per una dozzina d'anni nel settore dell’editoria informatica (Computer Idea, Il Mio Computer e altri). Ha scritto alcuni saggi e manuali su Internet, PC, smartphone e social (per esempio “Guida calcistica di LinkedIn”) ed è direttore della collana "Fai da tech" di Ledizioni. Attualmente si occupa di formazione aziendale sui temi del digitale, in particolare su content marketing, brand journalism, Web writing e soprattutto social media marketing. Sito Web: www.gianluigibonanomi.com

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