Intervista

Life Based Value: “Con il master Lifeed Crisi trasformiamo le transizioni in opportunità di apprendimento”

Tutti noi viviamo momenti di discontinuità, causati da eventi, come la maternità o il cambio di lavoro, che interrompono il percorso lineare della quotidianità. A livello collettivo è quanto sta accando con la pandemia. Esistono tuttavia strumenti a livello individuale e di organizzazione per vivere questi periodi come un’occasione di rigenerazione. L’intervista a Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value, azienda EdTech che crea percorsi formativi

09 Giu 2020

Paola Capoferro

Nella vita ciascuno di noi, consapevolmente o no, vive diverse fasi di transizione. Si tratta di momenti di discontinuità, causati da un evento che genera una “rottura”, in cui si interrompe il percorso lineare della nostra quotidianità, per poi conquistare un nuovo equilibrio. Ne sono un esempio la maternità e la paternità, il cambiare lavoro e il diventare un caregiver, cioè una persona che si prende cura dei familiari.

Questo è quanto accade di consueto, tuttavia con l’emergenza Covid-19 negli ultimi mesi tutti noi abbiamo vissuto una vera e propria transizione collettiva. Di questo, di come si possono affrontare questi eventi in modo costruttivo e di come le aziende possono essere un supporto reale per i loro dipendenti abbiamo parlato con Riccarda Zezza, CEO di Life Based Value (LBV), l’azienda EdTech che crea percorsi formativi in cui il digitale incontra la vita quotidiana.

Riccarda Zezza

CEO, Life Based Value

LBV è nota per aver lanciato, nel 2015, su piattaforma digitale il programma MAAM (Maternity as a Master), con l’obiettivo di aiutare le aziende a riconoscere e individuare le competenze che tipicamente i genitori sviluppano quando si gestiscono i bambini da zero a tre anni, tra cui la responsabilità, la capacità di analisi, il problem solving, l’empatia e la gestione del tempo. Da allora, con il passare del tempo, l’attenzione di LBV si è spostata su tutti coloro che oltre a lavorare si prendono cura di qualcuno in famiglia, con l’intento di valorizzare le esperienze della vita, le energie e le competenze soft che fanno crescere le persone, da un lato, e il business delle aziende in cui lavorano, dall’altro. Oggi oltre 80 aziende hanno attivato i master di Life Based Value, per un totale di circa 10mila persone coinvolte.

Negli ultimi mesi abbiamo affrontato una situazione straordinaria. Esiste un modo per preparare le organizzazioni ad aiutare le persone in momenti di crisi, simili a quanto abbiamo vissuto con l’emergenza Covid-19?

È vero, la pandemia è stata ed è ancora per tutti noi un momento di transizione. Per comprendere che cosa stava accadendo alle persone durante il lockdown abbiamo organizzato dei momenti di formazione aperti a tutti, i Lifeed webinar: avendo la conferma che le dinamiche che le persone vivono in questo particolare momento sono le stesse delle transizioni. Anche nel caso della pandemia c’è stata una fase di “impatto” e ora sta per iniziare una lunga fase neutra di incertezza e ridefinizione cui seguirà un nuovo inizio: le tre fasi non sono però lineari e in successione, ma si sovrappongono, aumentando la complessità.

Il primo passo da fare per non essere sopraffatti da questo genere di eventi, e coglierne viceversa i benefici, è riconoscere il fatto che le transizioni sono un evento naturale nella vita delle persone, delle organizzazioni e della società. Questo aiuta a comprendere che non sono così traumatiche, perché seguono comunque degli schemi: comprendere a fondo che cosa sono le transizioni permette alle organizzazioni di non subirne passivamente l’impatto.

E, lungo questo percorso, è importante capire che incertezza e bisogno di ridefinizione sono naturali: nel caso dell’emergenza, il 61% delle persone che ha partecipato ai nostri webinar si è dichiarato preoccupato per il futuro, 1 su 2 vive nell’incertezza, il 34% ha paura, il 43% si sente stanco e il 74% reputa che ci saranno persone che avranno bisogno di supporto psicologico.

Un altro tassello fondamentale è comprendere che ogni transizione è un momento di apprendimento e scoperta: per esempio, come rilevato nei webinar, la pandemia sta portando il 68% delle persone verso una nuove routine, il 56% ha acquisito più flessibilità e il 45% ha intercettato nuove possibilità. Inoltre il 41% delle persone ha appreso nuove competenze, l’81% ha allenato la sua capacità di gestire il cambiamento, il 53% l’apertura mentale, il 37% la creatività.

Quindi, anche se la portata di quello che sta accadendo non era assolutamente attesa, la buona notizia è che abbiamo gli strumenti sia a livello individuale sia a livello di organizzazione per non viverlo come un trauma, ma come un’occasione di rigenerazione. Tanto è vero che, etimologicamente, la parola “crisi” vuol dire “scelta”: ecco perché quello che stiamo vivendo si connota come un momento di trasformazione unico, che mette in discussione lo status quo. In poche altre situazioni si ha la possibilità di innovare come nelle crisi.

Affinché il percorso di trasformazione sia positivo, serve però attuare delle strategie dedicate: il 44% di chi ha partecipato ai nostri webinar ha infatti dichiarato di avere bisogno di un piano di azione che li coinvolga.

In casi come il Covid-19, quali sono gli elementi di maggiore attenzione per le organizzazioni per non compiere passi falsi?

Questa crisi non ha fatto emergere elementi nuovi, ma ha reso più evidenti e acute le situazioni preesistenti. Ecco perché bisogna lavorare per uscire da transizioni come quella che stiamo vivendo in maniera costruttiva: come detto il livello di incertezza è altissimo e il rischio è che scattino dei meccanismi di difesa che portano a rimanere immobili o a cercare di “tornare indietro”, con una conseguente riduzione dei livelli di produttività, e una cronicizzazione dello stress, che a lungo andare può diventare tossico. Il peggior errore che possono fare le organizzazioni è cercare di ignorare le crisi, non creare dei processi che accompagnino le persone: è in questi casi che si rischia di generare uno stress cronico e dei livelli di burnout pericolosi per l’organizzazione stessa.

Basta guardare i numeri. Se prima del Covid-19 mediamente il 67% dei lavoratori si sentiva colpito da burnout sul lavoro (come rilevato dalla ricerca Gallup condotta nel 2018 su 7.500 dipendenti a tempo pieno), adesso nell’emergenza la percentuale è salita al 73%, secondo le rilevazioni fatte ad aprile sempre da Gallup su 6.700 dipendenti. Inoltre, il World Economic Forum prevede che nei prossimi mesi una persona su quattro arriverà ad avere dei livelli tossici di stress, perdendo fino al 35% di produttività sul lavoro.

Se il primo passo per le organizzazioni è la presa di coscienza del fenomeno, il secondo è trovare il modo giusto e gli strumenti per accompagnare le persone in questi momenti di grande fatica, fornendo loro informazioni puntuali sulla situazione per normalizzare le loro sensazioni, ascoltandole e dando loro uno spazio dove esprimersi, affinché si sentano partecipi e “agenti”: è in questo modo che le persone sentono vicina l’azienda e la riconoscono come un punto di riferimento.

Infine, è importante far leva su tutte le informazioni acquisite che diventano un prezioso punto di partenza per rinnovare la cultura aziendale: questo è possibile solo se si introducono strumenti di ascolto continuativi, capaci di accrescere la capacità di intercettare cosa sta accadendo all’interno e fuori dall’organizzazione.

Life Based Value da sempre supporta le organizzazioni e le persone nella gestione delle transizioni, ci racconta come?

La nostra mission è trasformare le transizioni in opportunità di apprendimento. È così che da un lato si abbassa il livello di stress delle persone e dall’altro le aziende acquisiscono risorse preziose.

Dal punto di vista dell’individuo si tratta di accompagnarlo in un percorso che gli permetta di comprendere le potenzialità dell’esperienza che sta vivendo in termini di sinergia tra le differenti dimensioni che caratterizzano la vita di ciascuno di noi e di trasformarle in un’opportunità di sviluppo di competenze soft. Se guardiamo invece alle aziende, il nostro compito è aiutarle a comprendere quanto sia importante ascoltare le persone e come questo si possa tradurre in una crescita e in un’opportunità anche per il business.

In generale chi partecipa ai nostri master rileva un consistente miglioramento di tutte le competenze trasversali (fino al 35%) e l’80% delle persone ritiene di aver migliorato notevolmente la maggior parte delle sue competenze. In particolare, tra le competenze per cui si rileva un coesistente miglioramento spiccano empatia (+19%), gestione del tempo e delle priorità (+31%), ascolto (+5%), problem solving (+16%), comunicazione (+25%), saper prendere decisioni (+22%) e agilità mentale (+10%), visione ed efficacia (+15%). Dal punto di vista dell’engagement, invece, il 73% dei partecipanti si sente maggiormente coinvolto verso l’organizzazione e il 46% ritiene di essere più valorizzato dalla sua azienda.

Quando a fine febbraio ci siamo resi conto dell’entità di quello che stava accadendo, abbiamo ragionato su come applicare le teorie e i percorsi con cui solitamente supportiamo le transizioni del singolo individuo in chiave collettiva.

È nato così il nostro nuovo master Lifeed Crisi, che coinvolge di fatto il 100% della popolazione aziendale (Lifeed è il nuovo brand che accompagna tutti i cicli formativi di Life Based Value, frutto della crasi di “life”, “feed” ed “education”, ndr). L’obiettivo del percorso è accompagnare aziende e persone nell’acquisizione di quella consapevolezza che permette di trasformare questa fase di crisi in un’opportunità di crescita.

Come funziona il master Lifeed Crisi?

Come tutti i master di Life Based Value, anche il Lifeed Crisis è Strengthsbased, cioè si fonda sulla capacità dell’individuo di trovare le proprie risorse e i suoi punti di forza, ed è stato concepito con il supporto di un gruppo scientifico di cui fanno parte l’antropologo Felice di Lernia, esperto di utilizzo delle pratiche narrative nella cura dei disagi, e il professore Pier Giovanni Bresciani, presidente della SIPLO (Società Italiana di Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione). Insieme alla narrazione come pratica per guadagnare consapevolezza e tornare ad essere autori della propria storia, il master si basa sulle teorie scientifiche che sono dietro al nostro metodo del Life Based Learning: l’accumulo dei ruoli (avere diversi ruoli in azienda porta a moltiplicare le competenze), la tecnica della rottura degli stereotipi, le scienze sulle transizioni.

Le aziende che aderiscono al programma (ad oggi, dopo appena 3 settimane dal suo lancio, è già attivo in 10 aziende ndr) lo propongono alla popolazione in target, che decide di iscriversi e partecipare su base volontaria. Il master Lifeed Crisi prevede 9 moduli settimanali, costruiti tutti secondo lo stesso schema. Si inizia con tre step individuali – introduzione al tema della settimana, diario individuale e assessment delle competenze -, con l’obiettivo di individuare il punto in cui ogni singola persona si trova. Segue un momento collettivo di confronto sul tema, e poi c’è la parte di “real life”, un test sul campo che prevede una “missione” da portare a termine nella quotidianità.

Dal punto di vista operativo la formazione avviene in modalità blended: i moduli teorici, fruibili in digitale quando si vuole, si alternano con quelli esperienziali, che prevedono la sperimentazione nella vita quotidiana.

Per maggiori informazioni: www.lifeed.io

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