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L'indagine

Nuove competenze, i due terzi dei lavoratori italiani ancora indietro sul digitale

Il 90% dei dipendenti ritiene che tutte le aziende dovrebbero sviluppare una strategia digitale e che solo il 30% di esse dispone di personale adeguato per avviare un percorso di digitalizzazione. I risultati del Randstad Workmonitor analizzano il grado di digital awareness sul posto di lavoro per il quarto trimestre 2016

08 Feb 2017

redazione

Anche se considerano la digitalizzazione un elemento fondamentale per il successo dell’azienda in cui sono impiegati e le competenze digitali indispensabili per restare competitivi nel mercato del lavoro, due terzi dei dipendenti italiani si sentono scarsamente qualificati in questo campo per riuscire a garantire la propria occupabilità in futuro. Inoltre, soltanto un’impresa su tre dispone di personale adeguato a sviluppare una strategia digitale. È quanto emerge dal Randstad Workmonitor, che nell’ultima edizione ha analizzato il grado di digital awareness sul posto di lavoro per il quarto trimestre del 2016 . L’indagine è stata condotta da Randstad (secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, in 33 Paesi delle Americhe, dell’Europa e dell’area Asia-Pacifico) su un campione di 400 lavoratori per ogni nazione, di età compresa fra 18 e 65 anni, che lavorino almeno 24 ore alla settimana.

Secondo la ricerca, il 90% degli italiani ritiene che tutte le imprese dovrebbero dotarsi di una strategia digitale. Una consapevolezza superiore di sei punti percentuali alla media globale (84%), che colloca il nostro Paese al sesto posto tra le nazioni oggetto di indagine, dopo Messico (95%), Brasile e Cile (94%), Portogallo e India (93%), Malesia e Argentina (92%).

Tutto questo stride con il complessivo ritardo delle imprese italiane: solo il 57% dei lavoratori ritiene che la propria azienda abbia già adottato una strategia digitale, contro il 59% della media globale. Il 70% dei lavoratori italiani pensa inoltre che la sua azienda non disponga di personale con le competenze adeguate ad avviare il percorso di digitalizzazione (due punti sopra la media dei Paesi analizzati, al 68%).

Nonostante questi rilievi, si guarda alla rivoluzione digitale con un atteggiamento ambiguo, che mescola ottimismo e apprensione. Il 43% dei lavoratori è convinto che buona parte delle proprie mansioni, quelle più ripetitive o le attività di routine, potrebbero essere automatizzate. E la maggioranza guarda con fiducia a una rivoluzione tecnologica nelle proprie mansioni: il 59% ritiene che l’automatizzazione consentirebbe di aumentare la creatività. Ma due italiani su tre si dichiarano digitalmente impreparati. Il 67% dei lavoratori, infatti, ritiene di dover migliorare le proprie competenze in ambito digital per continuare a essere un profilo spendibile nel mercato del lavoro. Una sensazione di impreparazione che in Italia è superiore di cinque punti percentuali rispetto alla media globale (62%).

«Dai risultati della ricerca – commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia – le imprese italiane appaiono ancora poco preparate alla sfida digitale. Ben il 67% dei lavoratori infatti sente il bisogno di accrescere le proprie competenze, un dato che denuncia la necessità di formazione, accompagnata ovviamente dalla disponibilità di strumenti e infrastrutture digitali, per evitare che il nostro sistema economico perda competitività di fronte alle sfide del futuro, che saranno in gran parte nel campo digitale. La digitalizzazione va “agita” anche dalle aziende per potere offrire servizi e strumenti sempre più innovativi ed efficaci».

Nuove competenze, i due terzi dei lavoratori italiani ancora indietro sul digitale

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