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REPORTAGE

Noovle: quando l’organizzazione delle risorse umane fa parte integrante del cambiamento

All’evento «Change the game», organizzato a Milano dallo specialista della consulenza ICT Noovle, si è parlato del ruolo che oggi gioca la tecnologia come driver di innovazione dei modelli organizzativi e come supporto per il management nel rapporto con i dipendenti, in termini di interazione e di creazione di una cultura aziendale

11 Nov 2016

Paola Capoferro Ronchetta

«Change is Smart Working» è il titolo di una delle tre sessioni pomeridiane di approfondimento dell’evento «Change the game», organizzato a Milano dallo specialista di consulenza ICT e Cloud Noovle. È stata questa l’occasione per fare il punto su come oggi i progetti aziendali in ambito HR e di Smart Working rappresentino una vera e propria sfida che coinvolge l’intero capitale umano e aiutino a creare una cultura digitale a supporto dei processi di innovazione.

Per raccontare l’esperienza sul campo si sono scambiati il testimone specialisti IT e consulenti che hanno mostrato come oggi la tecnologia sia il vero driver del cambiamento organizzativo. Inoltre sul palco dell’evento si sono alternati a raccontare le storie di successo delle loro aziende anche diversi utenti, come Vincenzo Paradiso (Direttore Generale IVRI), Gabriele Falistocco (Consulente Organizzazione e Sistemi – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio), e Federico Di Giacomo (Regional Manager Italy – Strategic Partnerships & Sales, Hootsuite Media Inc.) che ha raccontato l’esperienza di AccorHotels.

È necessario ripensare alla cultura aziendale in stile digitale

Oggi la digitalizzazione sta vivendo un’accelerata tale che le aziende si trovano a dover fare i conti con la necessità di introdurre nuovi strumenti e modelli che consentano alle persone di lavorare ovunque e con agilità.

Matteo Lampertico, Business Leader & Operation Manager - Google Apps Solutions, Noovle«Il lavoro è cross device, gestibile su più piattaforme. In media, ciascun lavoratore usa tre dispositivi diversi: pc dell’ufficio, portatile, smatphone. Ci sono poi i casi in cui si utilizza un unico device per uso personale e professionale, garantendo così la continuità del lavoro e condividendo gli oneri d’acquisto con l’aziendaspiega Matteo Lampertico, Business Leader & Operation Manager – Google Apps Solutions di Noovle -. Una delle principali esigenze che caratterizzano oggi il modo di lavorare è l’aspettativa di poter comunicare con chiunque nel mondo in pochi minuti. Le videochiamate, ad esempio, sono entrate nel mondo del lavoro in modo pervasivo, ma senza elevati impatti, se non grossi benefici: sono nati gli spazi virtuali in cui intessere relazioni con gli altri e in modo più frequente».
In questo nuovo scenario la tecnologia crea opportunità e benefici, e talvolta anche problemi.
Per rendere efficace e poco critico il processo di trasformazione, è fondamentale che le organizzazioni focalizzino il proprio epicentro digitale, con il supporto di aziende come Noovle, che riescono a tradurre le esigenze in azioni da intraprendere, scegliendo le soluzioni più opportune da applicare in base ai contesti di riferimento e adattando i sistemi preesistenti alle innovazioni che si intendono portare.

Daryoush Goljahani, Regional Channel Manager di Google Cloud«In Google, alla base di ciascuna innovazione lanciata sul mercato c’è stata l’idea creativa di un membro del nostro team», racconta Daryoush Goljahani, Regional Channel Manager, Google Cloud. «Analizzando più a fondo questo fenomeno, abbiamo scoperto che la propensione e la capacità di generare queste idee sono direttamente proporzionali alla capacità di ingaggio delle persone e di favorire l’interazione all’interno dell’organizzazione. Le persone sono il vero motore dell’innovazione, persone che oggi richiedono nuovi modelli di lavoro che si basano su nuovi strumenti e canali di comunicazione. Basti pensare a quanto siamo più legati ai nostri device, perché costituiscono il continuum remoto delle nostre relazioni». Secondo il manager di Google è fondamentale comprendere questi modelli di assimilazione ed erogazione del valore – basati su mobile, social e cloud – per creare dei circoli virtuosi. «La semplicità dello strumento ne favorisce la fruizione, la sua adozione supporta la collaborazione, che a sua volta incrementa la capacità di far emergere idee creative, nonché l’intercettazione e la valorizzazione dei contenuti. Da qui la conversione in innovazione e l’attivazione del processo di trasformazione aziendale che alimenta il cambiamento culturale».

Rispondere velocemente ai cambiamenti del contesto? Il modello vincente si basa sull’intelligenza collettiva

Chiara Bonomi, Partner e Co-Founder Kokeshi Coloured HRSecondo Chiara Bonomi e Anna Cazzulani, Partner e Co-Founder Kokeshi Coloured HR, azienda che si occupa di consulenza in ambito Human Resources e Comunicazione, per favorire il cambiamento in azienda è importante stimolare l’intelligenza collettiva. «Ci troviamo un momento storico in cui la complessità aziendale cresce di continuo – racconta Bonomi -. Un tempo c’erano gli organigrammi che servivano a raccontare le aziende e spiegare i flussi di lavoro. Oggi, però, non riescono più a essere rappresentativi della realtà, perché restituiscono un’immagine ordinata, precisa e perfetta, quando invece sul posto di lavoro si incrociano la vita personale, le relazioni, il network, i fornitori, i clienti.
Si tratta quindi di un insieme di relazioni a tal punto complicate da portare a rappresentare l’azienda con una mappa neurale, un vero e proprio cervello, in cui gli individui sono i neuroni, le sinapsi le connessioni tra un neurone e l’altro. In questo sistema complesso l’efficienza e l’efficacia dipendono dal fatto che tutti contribuiscano».

La crescita di un’organizzazione di questo tipo trova linfa vitale negli ambienti di lavoro bottom up, dove gli stimoli arrivano più dal basso che dall’alto, e caratterizzati anche da una maggiore attenzione alla sfera relazionale, piuttosto che al singolo individuo, che punti alla Anna Cazzulani, Co-Founder di Kokeshi Coloured HRcondivisione delle informazioni e che ponga l’enfasi sul potenziale che ha la diversità. Un’azienda che riesce a rispondere positivamente a questo modello è un’azienda che riesce a modellarsi facilmente in base ai cambiamenti e alla loro velocità.

«Per attivare l’intelligenza collettiva è necessario che le persone abbiano una conoscenza sempre più neurale – per passare dallo specialismo alla conoscenza trasversale -, che siano agili e quindi in grado di saltare da una disciplina all’altra, che siano connesse e che attivino i neuroni a specchio per apprendere, che condividano il know-how, e che siano capaci di trovare nuovi modi di integrare le conoscenze, di gestire le complessità e di prendersi un po’ il rischio», sottolinea Cazzulani.

Ma in un mondo basato sull’intelligenza collettiva, si deve anche fare i conti con la crisi che sta vivendo il ruolo dei manager. «Oggi le organizzazioni sono sempre più piatte», continua Cazzulani. «Ripensando alla loro evoluzione negli ultimi quarant’anni, si è passati dal capo “controllore”, a quello che aveva tra le priorità la creazione di “un gruppo” di lavoro che ragionasse appunto secondo le logiche del “team working”, per arrivare prima al concetto di leader fonte di ispirazione per le persone dell’organizzazione e poi all’estremo che vede “ciascuno leader e costruttore della fortuna del business”».

In un mondo del lavoro che va quindi sempre più verso il concetto di intelligenza collettiva è necessario trovare il modo di supportare le risorse umane nel comprendere pienamente cosa significhi applicare un nuovo modello di leadership all’interno dell’organizzazione. Uno dei modi, secondo Kokeshi, è mettere in aula piccoli gruppi di persone estremamente eterogenei (si va dal neo assunto al manager), per farle lavorare insieme e farle ragionare sulla leadership collaborativa nella pratica quotidiana: in questo modo si auto costruiscono la loro intelligenza collettiva. A supporto di questi focus c’è sempre una piattaforma di collaborazione, tipicamente basata su Google Plus e Google Drive (per la creazione dei gruppi e la condivisione delle informazioni).

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