GUIDE E HOW-TO

Formazione continua: un mondo del lavoro in costante cambiamento richiede competenze sempre aggiornate

Oggi è necessario fare leva su un processo di apprendimento, che non si esaurisce mai, che consenta di acquisire nuove conoscenze, hard e soft (e anche trasversali) utili a valorizzare la professionalità nel presente e nel futuro, a qualunque punto della carriera ci si trovi. È così che le persone acquisiscono gli strumenti e la forma mentis con cui reagire al meglio ai cambiamenti del mercato e, più in generale, della società

20 Lug 2022

Patrizia Licata

La conoscenza è oggi elemento fondante delle economie e delle società ed è la miglior bussola che persone e imprese possano trovare per navigare il cambiamento globale. In questo quadro, la formazione continua acquista un ruolo di primo piano. Lo scrivono gli analisti dell’Ocse nel rapporto “Skills Outlook 2021” insistendo sul concetto di lifelong learning e sull’abilità di “imparare a imparare”, allargando gli orizzonti e le strategie dell’apprendimento oltre i confini del sistema scolastico.

I vantaggi sono molteplici sia per gli individui sia per le organizzazioni e le società, dall’acquisizione costante di skill alla crescita personale, passando per l’evoluzione culturale. Ma richiede l’impegno di tutte le parti e un’attenzione speciale all’inclusione.

Da anni la formazione continua è emersa come valore in un mondo del lavoro in costante cambiamento. Tuttavia la pandemia, la digitalizzazione accelerata e i nuovi scenari socio-economici hanno aumentato l’urgenza di un apprendimento che diventa parte del modo stesso di vivere.

La formazione continua non serve, dunque, solo ad accrescere le competenze, ma alimenta la ‘cultura’ della persona e dell’azienda: l’apprendimento continuo permette alle imprese di avere dipendenti e collaboratori sempre al passo con i mutamenti del mercato, delle tecnologie e del più ampio contesto culturale e sociale e, di conseguenza, assicura rilevanza, competitività e capacità di rispondere alle aspettative dei clienti. In generale, può essere intesa come un benefit per il lavoratore che fornisce alle imprese anche una potente leva di attrazione e motivazione delle persone.

Che cosa si intende per formazione continua? 

La formazione continua viene solitamente definita come il processo di apprendimento che consente a un lavoratore di possedere competenze sempre aggiornate che gli consentono di portare avanti nel modo più efficace ed efficiente il suo lavoro o ampliare il campo di conoscenze e accedere a nuovi ruoli. È un processo che può portare anche a cambiare completamente il settore o l’area in cui una persona lavora e la mantiene al passo con quello che succede nel mondo.

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La formazione continua va oltre le materie che si studiano e le esperienze che si fanno a scuola, all’università e nei corsi professionali, per toccare ogni aspetto della vita e assumere le caratteristiche del lifelong learning, l’apprendimento permanente. In pratica, non si smette mai di imparare e tutto può diventare apprendimento: una vacanza, una conoscenza estemporanea o un’amicizia di sempre, un film, una mostra d’arte, una canzone, un murale, il silenzio. Sono quegli eventi formativi che l’Ocse, nel citato rapporto “Skills Outlook 2021” definisce come “apprendimento involontario”, ovvero occasioni per imparare che la vita ci offre al di là del sistema dell’istruzione formale e dei corsi professionali. L’Ocse ne ha parlato nello specifico per notare come durante la pandemia questi momenti formativi si siano ridotti perché sono state limitate le interazioni sociali.

Questi concetti sono perfettamente sintetizzati alla voce “formazione continua” dell’Enciclopedia Treccani: “Con l’espressione formazione continua si fa qui riferimento al fenomeno spiegato dall’insieme di teorie, strategie, politiche e modelli organizzativi che tendono a interpretare, dirigere e gestire i processi formativi individuali e collettivi lungo tutto il corso dell’esistenza. L’oggetto della formazione continua va oltre i confini del sistema scolastico e della formazione professionale. Esso include, infatti, l’insieme dei momenti formativi connessi specificamente al lavoro e all’aggiornamento professionale e altresì quelli rivolti più in generale agli interessi culturali degli adulti. L’espressione è stata introdotta solamente negli ultimi decenni del 20° secolo e la sua diffusione in Europa è legata in primo luogo al fatto che l’Unione Europea l’ha inserita, a partire dal 1994, tra gli obiettivi finanziati dal Fondo sociale europeo. Tale adozione, essendo ufficialmente volta ad “agevolare l’adattamento dei lavoratori e delle lavoratrici ai mutamenti industriali e alle evoluzioni dei sistemi di produzione”, ha portato a identificare l’espressione formazione continua con la formazione dei lavoratori dipendenti. L’uso che qui viene proposto è, però, più ampio e prossimo al concetto di lifelong learning, o, meglio, di educazione permanente”.

Formazione continua: come farla in modo corretto 

La formazione continua, proprio perché ha alla base un atteggiamento culturale, richiede politiche e strategie dedicate da parte dei governi, delle imprese e delle persone. Il concetto di lifelong learning implica, infatti, una responsabilizzazione maggiore di tutte le parti, compresi gli individui.

Il primo passo da compiere riguarda la transizione mentale al concetto di apprendimento che attraversa tutto l’arco della vita dell’individuo: occorre legare questa formazione alle esigenze e alle caratteristiche della singola persona, al suo contesto e ai suoi obiettivi.

La formazione continua, inoltre, è per sua natura sia formale che informale che involontaria – come abbiamo visto – e coinvolge quindi modalità, strumenti, contenuti e interazioni molto eterogenee che si complementano e arricchiscono tra di loro.

La responsabilizzazione dell’individuo, infine, permette alle persone di accogliere l’approccio del lifelong learning e di prendere il controllo del proprio percorso di apprendimento formale e informale come modo di vivere.

Non è una scoperta del nuovo millennio: “Non si finisce mai di imparare” e “Si va a scuola tutta la vita” sono espressioni tramandate da generazioni. Oggi, però, abbiamo la possibilità e gli strumenti (anche tecnologici) per trasformare una secolare saggezza in un valore condiviso e inclusivo.

Una guida per le aziende

Per le aziende, si legge sul sito del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la formazione continua ha l’obiettivo di migliorare il livello di qualificazione e le competenze professionali delle persone adulte occupate.

Per la formazione dei dipendenti le imprese possono scegliere di aderire ad uno dei Fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali svolge la funzione di autorizzare l’attivazione dei fondi interprofessionali e l’ANPAL le funzioni di monitoraggio e vigilanza. La Legge di Bilancio 2022 (Legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, commi 241-242) ha anche previsto un rafforzamento dei Fondi paritetici interprofessionali.

Tra l’altro, al fine di favorire percorsi di incremento delle competenze dei lavoratori destinatari di trattamenti di integrazione salariale in costanza di rapporto di lavoro orientati al mantenimento del livello occupazionale nell’impresa, per gli anni 2022 e 2023, il versamento del contributo integrativo (di cui all’art. 1, comma 722, L. 23 dicembre 2014, n. 190) sarà annualmente rimborsato con decreto del ministero del Lavoro, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, ai fondi paritetici interprofessionali che finanziano percorsi di incremento delle professionalità di lavoratori destinatari di questi trattamenti, previo monitoraggio da parte dei fondi stessi dell’andamento del costo dei programmi formativi realizzati in favore di tali lavoratori. Tutti i dettagli e la normativa di riferimento sono sul sito del Ministero del Lavoro.

I corsi di formazione professionale 

La formazione continua è anche un obbligo di legge introdotto in Italia col decreto n.137 del 2012 che regola gli ordini professionali: l’articolo 7 impone a ogni professionista “l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale”.

La stessa norma affida agli ordini professionali il compito di definire le caratteristiche e le modalità dei corsi di formazione e consente la loro organizzazione sia agli stessi ordini che ad “associazioni di iscritti agli albi e da altri soggetti, autorizzati dai consigli nazionali degli ordini o collegi”. Il raggiungimento degli obiettivi previsti per la formazione continua permanente è certificato coi crediti formativi (crediti formativi ECP o Educazione continua professionale), che quantificano non solo le ore di lezione seguite ma anche l’impegno e la qualità dei singoli corsi.

Formazione continua: perché è importante per la persona 

La formazione continua come aggiornamento professionale che dura tutta la vita permette alle persone di acquisire nuove competenze richieste dalle evoluzioni economiche, sociali, culturali e del mondo del lavoro. L’obiettivo è acquisire nuove conoscenze, hard e soft (e anche competenze trasversali) utili per valorizzare la professionalità nel presente e nel futuro, a qualunque punto della carriera ci si trovi.

Tra i principali vantaggi ci sono quelli più strettamente legati allo sviluppo professionale come: rendere sempre rilevante il proprio curriculum con aggiornamenti continui alla voce formazione, e agevolare gli avanzamenti di carriera facendosi trovare pronti a coprire i ruoli più richiesti nella propria azienda o professione, il tutto a favore di una crescita dell’employability.

Ci sono poi i vantaggi ad ampio spettro che danno una spinta alla realizzazione professionale ma fanno anche crescere la persona. Per esempio, l’acquisizione di nuove conoscenze; fare esperienze apprezzate dalle aziende che costituiscono anche un bagaglio culturale personale, come vivere all’estero, praticare uno sport o dedicarsi al volontariato; aprirsi a nuove idee e prospettive; confrontarsi con gli altri, sia nel nostro settore che al di fuori.

Formazione continua: perché è importante per l’azienda

Per le aziende aprire le porte della formazione continua ai dipendenti e collaboratori significa poter contare su risorse sempre aggiornate in un mercato in costante evoluzione. Tutte le aziende che vogliono crescere e restare competitive possono farlo solo se hanno dipendenti preparati e motivati. Favorire la formazione continua dei dipendenti vuol dire dunque, innanzitutto, disporre di team di professionisti che danno il massimo dei risultati e garantiscono il successo dell’azienda. Persone con una formazione ad ampio spettro, formale e informale, conferiscono alle imprese la capacità di offrire prodotti e servizi in linea con la domanda dei clienti e la rendono più resiliente ai cambiamenti grazie alla capacità dei team di pensare in modo flessibile, aperto e creativo. La formazione continua assicura anche maggiore successo nella talent attraction & retention.

Per un’azienda, dunque, la formazione continua delle proprie risorse si traduce in: miglioramento delle competenze interne; aumento della motivazione e soddisfazione fra i dipendenti; aumento della coesione e delle prestazioni dei team; fidelizzazione dei collaboratori; miglioramento dell’attrattività dell’azienda per i nuovi talenti e le figure professionali esterne; valorizzazione dell’immagine aziendale; miglioramento dei prodotti e servizi offerti ai clienti.

Ci sono degli svantaggi?

La formazione continua non ha di per sé svantaggi. Ma richiede di abbracciare un nuovo concetto di formazione e, quindi, un cambiamento culturale da parte delle persone, delle imprese e delle istituzioni per sposare questa visione di un viaggio che non finisce mai.

C’è, inoltre, un caveat sull’inclusione: la formazione continua non deve lasciare indietro nessuno. Da questo punto di vista il ricorso alle tecnologie digitali può aiutare a ridurre le barriere di accesso alla formazione continua, ma può crearne altre in termini di disparità di accesso alla connessione Internet e ai dispositivi necessari per sviluppare nuove competenze o accedere a esperienze online. Inoltre, la capacità di acquisire nuove competenze attraverso la tecnologia è ancora più dipendente dalle abilità acquisite in precedenza rispetto a quanto avviene in un contesto di formazione in presenza. Prima di tutto, gli individui devono possedere competenze digitali. In secondo luogo, devono avere la capacità di iniziare e sostenere l’apprendimento auto-regolato con pochi stimoli esterni (senza l’incoraggiamento, ad esempio, di un insegnante o un collega).

Ovviamente anche il processo di cambiamento culturale può trovare delle barriere. L’apprendimento continuo come forma mentis deve iniziare con il supporto della famiglia, della scuola e della società e qui rischia di scontrarsi con gravi esclusioni di genere su cui il World Economic Forum (Global Gender Gap Report 2022) è tornato di recente a porre l’accento.

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Patrizia Licata

Laureata in Letteratura italiana, giornalista professionista, scrittrice. Da sempre sui temi della tecnologia e dell’innovazione, con le notizie e gli scenari Italiani e internazionali.

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