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lavoro flessibile

La parola d’ordine per i lavoratori nel 2019? È “flessibilità”, soprattutto per i Millennials

I giorni della cara, vecchia scrivania e dell’orario fisso sono ormai un lontano ricordo. Chi si occupa di reclutare talenti si trova davanti a una sfida difficile: come può un’azienda assicurarsi forza lavoro produttiva e responsabile, pur garantendo un ambiente di lavoro flessibile e aperto? Ecco i 5 consigli di Indeed

13 Mar 2019

Dario D’Odorico

Country Manager Italia Indeed

Non ci sono dubbi, per il mondo del lavoro è arrivato il momento di puntare sulla flessibilità. Vale soprattutto per la generazione dei Millennials. Non bisogna pensare, però, che la loro esigenza di flessibilità si traduca nell’essere lavoratori pigri o che non si facciano nemmeno vedere in ufficio. Tutt’altro! È importante, però, capire che per le nuove generazioni, l’aspirazione massima è condurre una vita piena di significato sia in ambito lavorativo, sia nella sfera privata. Come conciliare tutto questo? Grazie alle più moderne soluzioni tecnologiche.

Un nostro recente studio rivela che, nella fascia d’età 16-24 anni, coloro che cercano lavoro considerano la flessibilità come una priorità assoluta in un posto di lavoro, al di sopra per importanza addirittura di retribuzione e benefit economici. Seguono a ruota coloro che cercano lavoro nella fascia d’età 25-34 anni. Non che i lavoratori più maturi non siano interessati alla flessibilità: secondo la ricerca, il 37% degli over 55 la include tra i fattori-chiave della propria ricerca di lavoro, benché non con un valore così prioritario come per le fasce d’età più giovani.

I giorni della cara, vecchia scrivania e dell’orario fisso, quindi, sono ormai un lontano ricordo. Sono i datori di lavoro e i responsabili delle risorse umane delle aziende, in primis, a doversene fare una ragione. Tutto ciò, infatti, genera una vera e propria sfida per tutti coloro che si occupano di reclutare talenti: come può un’azienda assicurarsi una forza lavoro produttiva e responsabile, pur garantendo un ambiente di lavoro flessibile e aperto? Ecco cinque consigli per non farsi trovare impreparati.

Primo step: sfruttare davvero tutte le opportunità offerte dalla tecnologia

Oggi possiamo permetterci l’accesso a tecnologie abilitanti, che ci possono fare lavorare meglio, più velocemente e in maniera più produttiva, a costi relativamente bassi. Ogni azienda dovrebbe investire massicciamente su sistemi di videoconferenza, condivisione di documenti, cartelle di lavoro da remoto e messaggistica istantanea. Ancora più importante: se si possiedono questi strumenti, bisogna assicurarsi di usarli! E bene. Ritagliando quindi il tempo necessario per un training serio, che permetta a tutti i dipendenti di sfruttare tutte le potenzialità di queste soluzioni tecnologiche.

Secondo step: sviluppare un sentimento di fiducia nei confronti dei dipendenti

Nella vecchia generazione di posti di lavoro, la gerarchia regnava sovrana e tutti i dipendenti erano costretti a timbrare puntualmente il cartellino. Nel posto di lavoro di nuova generazione, i risultati sono più importanti delle apparenze. È vero che alcuni dipendenti potrebbero approfittare della situazione, ma il punto è che, se le risorse umane si sentiranno apprezzate e soddisfatte, ciò non rappresenterà un problema. Tutti saranno più felici del loro lavoro e meno stressati.

Terzo step: lasciarsi guidare nel lavoro da una mission concreta

Se non è chiaro il perché si compia un determinato lavoro, qual è la direzione verso cui si sta tendendo, nulla girerà per il verso giusto. Se i dipendenti sono focalizzati su uno scopo comune, invece, saranno portati a fare bene il loro lavoro sempre, indipendentemente da dove stanno seduti o dalle modalità di pianificazione. Nella nostra azienda, Indeed, la mission comune è molto semplice: aiutare le persone a trovare lavoro. Tutto deriva da questo messaggio-chiave e i nostri dipendenti ci rispondono con entusiasmo.

Quarto step: dare la giusta importanza al tempo libero dei dipendenti

Lo scorso anno, in Indeed abbiamo introdotto permessi retribuiti e giorni di ferie illimitati. Questa nuova politica si è rivelata un successo: i dipendenti si ritagliano il loro tempo libero, coordinandosi con i loro manager. Non se ne approfittano, perché sono ancora più motivati a fare bene il loro lavoro. Mossi da un’esigenza comune a tutti noi: essere padroni di pianificare il nostro tempo libero in relazione alle esigenze della nostra vita privata.

Quinto step: non temere il confronto sulle performance

Può essere difficile permettere a una persona di lavorare da una location diversa e convincersi che stia veramente lavorando. Ma in un ambiente di lavoro positivo, i manager dovrebbero avere un’idea di ciò che i dipendenti stanno facendo e i dipendenti dovrebbero avere delle chiare aspettative su ciò che è richiesto loro. Se la flessibilità dovesse tradursi in scadenze non rispettate o progetti naufragati, occorre chiederne conto al dipendente e cercare di capire come misurare meglio il suo lavoro. Con questo aggiustamento, ci si potrà rendere conto di quale sia il vero problema: è il lavorare da remoto o è invece il dipendente a non essere all’altezza delle aspettative?

Vogliamo tutti trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro, che ci permetta di eccellere nelle nostre carriere senza rinunciare ad avere una vita oltre l’ufficio. In un ambiente di lavoro moderno, gli strumenti ci sono tutti: dobbiamo solo imparare a metterli a frutto.

Dario D’Odorico

Country Manager Italia, Indeed

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