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Digitalizzazione ed empower: cosa significa "mettere al centro" la persona

Quando si intraprende un percorso di Digital Transformation non si può tralasciare l’aspetto umano. Aiutare a prendere coscienza del potenziale ha un’importanza strategica perché favorisce un cambio di mindset di chi ogni giorno utilizza le nuove tecnologie per portare avanti gli obiettivi di business

26 Apr 2022

Paolo Manocchi

Coach e Formatore Comportamentale, Direttore area Humanware di Compendium

Ormai da diversi anni, un trend ben definito sta attraversando il “mondo del digitale” (inteso come insieme che unisce al suo interno sia i soggetti che erogano servizi digitali sia le aziende che ne usufruiscono). Appare infatti in costante crescita la volontà di dedicare attenzione alle persone, per aiutarle a raggiungere un più alto livello di “inclusione e consapevolezza” nell’uso adeguato degli strumenti informatici a loro disposizione, per una miglior qualità di vita sia professionale sia personale e per avviare dei veri percorsi di digitalizzazione ed empower.

Digitalizzazione ed empower: il binomio su cui si fonda il futuro

A un osservatore attento, il digitale appare quindi oggi non solo come uno strumento, ma anche come un vero e proprio approccio cognitivo ed emotivo. Molto spesso, però, si fatica a cogliere la portata di questa affermazione: la volontà di dedicare attenzione alle persone si traduce sovente in uno sterile slogan, qualcosa che suona come “mettiamo al centro le persone” ma che fatica a scendere in profondità e ad assecondare realmente i bisogni che queste stesse persone manifestano, sul lavoro così come nella vita. Questa frase, “socialmente gradevole” e certo facilmente condivisibile, la leggiamo o la sentiamo pronunciare spesso. Ma che cosa sta a significare, nel profondo?

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Provando a capovolgere la questione, ci si rende contro che la vera domanda dovrebbe essere: “Come fa una persona a stare al centro, se non ha ancora compreso come stare al centro di sé stessa?”

A questa domanda, certamente un po’ provocatoria, una delle possibili risposte che possiamo dare è che prima di ogni altra azione – che sia questa calata “dall’alto” dai decisori aziendali o di natura personale, culturale e di apprendimento –, ci debba essere da parte della persona un processo di “coscienza”. Coscienza intesa qui, secondo la sua radice etimologica, come derivante da “cum scire”, ovvero sapere con sé stessi. Solo aumentando la conoscenza che noi abbiamo di noi stessi possiamo permetterci di elaborare e creare nuovi processi di “pensiero”, e quindi di “comportamento”, indirizzati alla nostra evoluzione personale e professionale.

Oltre la digitalizzazione, come avviare un percorso di empower

Nella mia esperienza professionale come formatore comportamentale, life e business coach, quello che da sempre noto nelle diverse aziende con cui lavoro è che, indipendentemente dal settore merceologico, è fondamentale dar vita (o riuscire a mantenere, qualora lo avessero già avviato), un valido ed efficace percorso di “empower”.

Questo è il verbo inglese che possiamo tradurre in italiano con “dare a qualcuno il potere di”, “mettere qualcuno in condizione di“, dal quale deriva il sostantivo empowerment ovvero “la legittimazione, la responsabilizzazione, il trasferimento di un potere”. Dal punto di vista formativo e comportamentale, il termine è utilizzato per indicare un processo di crescita, sia dell’individuo sia di un gruppo che voglia diventare squadra: l’empowerment porta al “rovesciamento” della percezione dei limiti della persona grazie all’applicazione del suo potenziale, permettendo al soggetto che si allena costantemente di immaginarsi capace di compiere performance superiori a quelle compiute sino a quel momento.

Specialmente durante il processo di digitalizzazione di un’azienda, l’empowerment dei dipendenti della stessa acquisisce un’importanza strategica di assoluta rilevanza. Basti pensare a come in molte realtà ci sia ancora nel nostro Paese una diffusa ritrosia per quel che riguarda le potenzialità del digitale per il business. Questo vale in particolar modo per le PMI, che rappresentano la maggior parte del tessuto imprenditoriale italiano, in cui molto spesso il passaggio dei processi al digitale rappresenta al primo impatto soltanto uno stravolgimento delle consuetudini. “Si è sempre fatto così, perché cambiare?” è la classica frase che, se pur non sempre pronunciata, ronza nella testa dei lavoratori che, per età o predisposizione personale, sono meno aperti al cambiamento.

Digitalizzazione ed empower per favorire un cambio di mindset

L’unico modo per rendere realmente efficace la Digital Transformation è accompagnarla con un processo di empower, che favorisca e assecondi un cambiamento di mindset delle persone che, in ultima analisi, saranno quelle che ogni giorno dovranno avere a che fare con le nuove tecnologie e che dovranno utilizzarle per portare avanti e far crescere il business dell’azienda. Non è sufficiente quindi una preparazione di tipo tecnico, ma occorre affiancare a questa un processo volto a “mettere il lavoratore in condizione di” utilizzare al meglio i nuovi tool implementati, “responsabilizzando” i dipendenti verso di essi.

“Finché il lavoro sarà svolto dalle persone, le persone faranno sempre la differenza”. Questa è la massima su cui, a partire dai bisogni che abbiamo letto all’interno del mercato, è nata alla fine del 2021 Humanware, come nuova Business Unit di Compendium – società specializzata nell’offrire soluzioni e servizi digitali in ambito HR & Payroll, contabilità analitica, strategie finanziarie, controllo di gestione, consulenza direzionale, Business Intelligence e temporary management.

Con un nome nato da un gioco di parole, Humanware si propone di fare proprio quello di cui il processo di trasformazione digitale ha più bisogno oggi: accompagnare la componente umana di un’azienda nella strada intrapresa per modificarne la componente hardware e software.

In conclusione, un dato che – a questo punto dovrebbe essere chiaro – è solo apparentemente ambiguo. Il personale che lavora all’interno di un’azienda in Italia incide sul fatturato della stessa per una percentuale che oscilla tra il 32 ed il 43%. Le persone, dunque, possono essere viste allo stesso tempo come la voce di spesa più pesante o la risorsa più grande per un’azienda: l’imprenditore davvero lungimirante sa qual è il valore delle sue risorse e comprende che la chiave sta nel saperle motivare e nell’essere capaci di metterle in grado di sentirsi profondamente e realmente “al centro” – anche e soprattutto durante un processo di profonda trasformazione, come quello che porta alla transizione verso il digitale.

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