Trattenere i talenti con modelli organizzativi smart e strumenti intelligenti

Human Capital Management

Come trattenere i talenti grazie a modelli organizzativi smart e il supporto di strumenti intelligenti

Per non perdere le risorse migliori, le aziende devono adottare un paradigma di lavoro agile fondato su collaborazione, centralità ed empowerment dell’employee. Se ne parlerà l’8 giugno, in occasione dell’incontro “Da agile a produttivo – Employee experience e produttività nell’era dell’ufficio diffuso luogo” organizzato da Citrix, in seno al ciclo di 3 lezioni “Workplace Innovation Business School”

19 Mag 2021

Emanuele Villa

Trattenere i talenti è da sempre un obiettivo primario di ogni azienda. Il motivo risiede in un dato: il costo del turnover di una risorsa è pari al 50%-60% del suo salario annuale (via: Enrich), oltre al fatto che il mercato è molto avaro di certe professionalità.

Senza scomodare la piramide dei bisogni di Maslow, è palese che la completa revisione del paradigma lavorativo portata dai modelli di lavoro agile e accelerata dalla pandemia costringa le aziende ad aggiornare i pilastri su cui si basa l’employee retention. Per esempio, sappiamo quanto la cultura aziendale e le connessioni personali siano fondamentali per la motivazione dei dipendenti, tanto più che la toxic culture è da sempre un elemento di abbandono molto più forte rispetto all’insoddisfazione economica: ma oggi, come si trasmette una cultura aziendale sana, come si riunisce tutta la propria community in un ambiente collaborativo quando le persone non condividono lo stesso spazio, lavorano da casa e non si incontrano di persona? Molte aziende non hanno ancora vinto queste sfide, e perciò i numeri dell’engagement non sono un granché. Sia pur limitata al mercato USA, la prima rilevazione di Gallup del 2021 parla di un 39% di employee engaged, ovvero di un 61% di dipendenti a rischio di dimissioni.

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Come trattenere i talenti nel new normal: collaborazione, fiducia, responsabilità

I pilastri dell’employee retention non cambiano: una forte cultura aziendale, un percorso di carriera che favorisca le risorse interne, l’abbattimento dei silos, un salario adeguato, lo sviluppo di una relazione solida e sana con i superiori, la crescita delle competenze e i benefit continuano ad essere il cuore pulsante di un’azienda in grado di trattenere i suoi elementi migliori. Il punto è che oggi, di fronte a una workforce diffusa, questi fattori vanno trasmessi in maniera diversa (l’esempio della cultura di cui sopra) o hanno un peso minore sull’engagement. Nel 2021, l’azienda che trattiene i suoi talenti è quella che in grado di sviluppare dinamiche fortemente collaborative all’interno di una workforce diffusa e, nei confronti del singolo, di creare un rapporto basato sulla fiducia e l’empowerment, cioè la responsabilizzazione.

A livello pratico, oggi trattenere i talenti significa dar loro una libertà (da cui la fiducia) che non hanno mai avuto, far sì che lo Smart Working sia la dimensione normale di operatività aziendale, non un premio o un benefit per qualcuno, ed eliminare – o ridurre – i vincoli della postazione fissa e dell’orario da rispettare, sostituendoli con obiettivi, KPI e performance. Il controllo di presenza diventa anacronistico, così come ragionare in termini di ore di lavoro. Il dipendente deve avere tutti gli strumenti necessari per raggiungere i suoi obiettivi professionali e del team, dopo di che sceglierà (da cui l’empowerment) quando e in che modo usarli, chiaramente all’interno di policy definite e di concerto con il resto del team.

Un modello di questo tipo fidelizza i dipendenti e trasforma l’azienda, la rende agile, veloce, connessa e collaborativa, ma può funzionare solo se alla base ci sono componenti culturali e organizzative che lo supportano: il vero Smart Working non è aggiungere un giorno in più di lavoro da casa, ma sentirsi parte dell’azienda ovunque ci si trovi, essere sempre in contatto con i colleghi, abbattere le strutture eccessivamente gerarchiche che limitano la comunicazione, contribuire all’avanzamento dei progetti, relazionarsi con semplicità con i propri superiori e sviluppare dinamiche collaborative anche a distanza, senza la routine quotidiana che per decenni ha contraddistinto il mondo del lavoro.

Strumenti e piattaforme smart a supporto dell’employee retention

Sull’azienda pesa una forte responsabilità, perché il lavoro di oggi non è né virtuale né fisico, è entrambe le cose: è ibrido. Le sfide principali, e qui vengono in soccorso tecnologia e strumenti intelligenti, sono:

  • Fornire a tutti i dipendenti gli strumenti giusti, che permettano di produrre, comunicare e collaborare a prescindere da luogo, orario e device.
  • Riunire tutta la workforce in un unico ambiente virtuale che abbatta i silos del passato.
  • Riuscire a trasmettere la cultura e i valori dell’azienda in un contesto di lavoro agile.

Il primo e il secondo sono relativamente agevoli poiché il mercato offre soluzioni di workforce productivity eccezionali, che virtualizzano il posto di lavoro rendendolo fruibile in ogni luogo. Non parliamo di un ‘semplice’ accesso remoto alle risorse aziendali, ma di workplace digitali completi e finalizzati all’ottimizzazione dell’employee experience, comprensivi di tutti gli strumenti e applicazioni di lavoro, di dati e funzionalità avanzate collaborative e di condivisione.

Un workspace digitale deve consentire di un primo importante beneficio: l’abbattimento della frammentazione applicativa, ovvero rappresentano l’unico punto d’accesso all’ufficio virtuale comprensivo di strumenti di comunicazione, di produttività e di gestione dei processi. Per la prima volta, l’azienda può dotare la propria workforce estesa di un unico ambiente e può – con relativa semplicità – abbattere barriere che hanno sempre condizionato la sua produttività e i suoi risultati; inoltre, oggi l’azienda può raggiungere agevolmente anche i firstline worker, che si sono sempre sentiti separati dal resto dell’organizzazione.

L’adozione di un’ottima piattaforma di produttività e collaborazione agisce in modo benefico sulla capacità di trattenere i talenti, poiché questi sentono di avere tutti gli strumenti necessari a supporto dell’empowerment di cui sopra. Curiosità, ma più che altro un avvertimento: EY, dopo aver affermato che i Millennial saranno nel 2025 il 75% di tutti i lavoratori, spiega che essi hanno una particolare propensione a lasciare il proprio lavoro a causa di una tecnologia sotto le aspettative.

Riuscire a trasmettere la cultura e i valori dell’azienda a una workforce diffusa non è semplice, ma anche qui la corretta abilitazione tecnologica lo rende fattibile. Negli ultimi mesi, chiunque si è reso conto di quanto i meeting virtuali siano molto più efficaci di quelli di un tempo, ma anche di quanto sia più complesso sentirsi parte di un’organizzazione solo con contatti virtuali, senza la presenza nei suoi ambienti fisici e senza contatti di persona con colleghi, clienti e collaboratori. Di fronte a questa sfida, l’azienda può sfruttare le piattaforme connesse ed effettuare un investimento nella sua stessa community: organizzazione di meeting costanti, palinsesto di eventi fisici e virtuali, attività finalizzate al wellness dei dipendenti e, più in generale, ad “avvolgere” i collaboratori dell’azienda con una presenza e una disponibilità costante.

C’è poi un’altra caratteristica importante che si aggiunge a tutto quanto fin qui esposto e che è cosa non sempre semplice da ottenere. È poi fondamentale che un worskpace digitale offra all’utente una user experience di tipo consumer, identica su qualunque strumento l’utente si trovi a usare per lavorare e in grado di guidarne l’attività in modo intelligente, filtrando il rumore digitale non necessario e automatizzando per l’utente i compiti di routine o basso valore aggiunto.

Workplace Innovation Business School: 3 lezioni per cogliere le opportunità del new normal

Il lavoro ibrido offre grandi opportunità, ma per coglierle bisogna essere preparati a lavorare in un contesto di scrivania/workplace digitale. Per questo, Citrix ha organizzato un ciclo di tre lezioni intitolato Workplace Innovation Business School incentrato sul ruolo della digitalizzazione e della scrivania digitale rispetto alla produttività dell’employee, ma anche all’esperienza, all’ingaggio, alla soddisfazione e al suo benessere. Verranno affrontati temi quali le tecnologie e le metodologie da adottare, come trarre il massimo vantaggio dal nuovo modello lavorativo, quali strumenti usare e come gestire la sicurezza.

La prima lezione, prevista per l’8 giugno (17.30 – 19.30), si intitola “Da agile a produttivo Employee experience e produttività nell’era dell’ufficio diffuso” L’incontro sarà incentrato sulle tecnologie abilitanti e le metodologie che rendono l’ufficio digitale il pilastro di una modalità di lavoro moderna e basata su collaborazione, condivisione e benessere individuale. Massima attenzione, quindi, agli aspetti tecnologici e alle caratteristiche di un ufficio digitale che vuole massimizzare l’employee experience. Si parlerà inoltre di come portare caratteristiche degli strumenti consumer nel mondo business per facilitare la produttività e di come sostenere il benessere del lavoratore grazie a un ufficio creato “su misura”.

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Emanuele Villa

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