Mia-Platform: affrontare la sfifda di una crescita sostenibile a misura di PMI

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Sostenibilità a misura di PMI, così Mia-Platform affronta la sfida della crescita

Anche le imprese più giovani possono raggiungere un equilibrio economico, sociale e ambientale: il benessere si costruisce ascoltando e coinvolgendo i collaboratori, e mettendo al servizio delle persone soluzioni in grado di migliorare l’impatto del business sul loro ecosistema. Parla Chiara Muzzolon, Internal Communication Expert della startup innovativa Mia-Platform

06 Ott 2021

Domenico Aliperto

Dare vita a un business sostenibile richiede molte più energie di quanto si possa immaginare. Non è sufficiente modificare il proprio statuto e adoperarsi per ridurre l’utilizzo di energia e consumabili in azienda. È necessario coinvolgere da vicino le persone, non solo per indirizzare tutti gli sforzi dell’organizzazione verso un uso più consapevole degli strumenti lavorativi, ma anche e soprattutto per cogliere le esigenze e le aspirazioni personali attraverso il confronto e l’ascolto.

Negli scorsi anni, infatti, troppe volte si è sottovalutata una questione fondamentale: al centro di ogni azienda ci sono le persone. È dunque il benessere delle persone il primo indice di sostenibilità di qualsiasi tipo di impresa, oltre che un fattore critico di successo per tutte le attività di business. E questo è tanto più vero se si parla di Pmi, la vera spina dorsale del sistema produttivo italiano. Specie per quanto riguarda quelle innovative, con strutture organizzative e operazioni in continua trasformazione, tenere il ritmo di crescite spesso impetuose non è assolutamente facile. Senza contare che, di fatto, non esistono standard affermati che stabiliscano linee guida chiare e coerenti in grado di aiutare le startup a indirizzare concretamente il tema della sostenibilità.

Dunque, come agire? Da dove iniziare e quali sfide affrontare in modo prioritario? Mia-Platform, startup innovativa specializzata nella progettazione di soluzioni per la digitalizzazione del business e di piattaforme integrate per l’omnicanalità, sta sviluppando in autonomia un percorso basato per l’appunto sull’ascolto e sul coinvolgimento delle persone. «La sostenibilità non è una prerogativa esclusiva delle grandi aziende, ma può essere realizzata in molti modi, anche in contesti meno strutturati: a patto che diventi parte integrante nella strategia aziendale e venga inclusa in tutti i progetti e le decisioni», spiega Chiara Muzzolon, Internal Communication Expert di Mia-Platform, il cui gruppo di lavoro si occupa delle iniziative volte ad aumentare la consapevolezza di tutte le persone in azienda su questi temi.

Chiara Muzzolon

Internal Communication Expert di Mia-Platform

L’importanza dell’ascolto e della comunicazione interna

Mia-Platform è una realtà giovanissima. Fondata nel 2016, oggi conta già un centinaio di dipendenti organizzati in team e aree di attività che disegnano un organigramma sempre più complesso. «All’inizio eravamo in cinque, e creare un clima sereno, che garantisse il benessere di ciascuno di noi, era tutto sommato semplice. Espandendoci, soprattutto durante i mesi dell’emergenza sanitaria e con il lavoro da remoto, il rischio di perdere il contatto con i colleghi è aumentato sensibilmente. Per questo, abbiamo dovuto strutturare una serie di processi per migliorare i flussi di comunicazione interna e attivare strumenti che ci aiutassero ad affrontare la sfida della crescita».

Chiara Muzzolon, in particolare, ha messo a frutto quanto appreso durante il master ‘Sostenibilità in diritto, finanza e management’ dell’università Bicocca di Milano. «La prima nozione essenziale è che il benessere dei dipendenti è centrale», dice la manager, sottolineando che se anche uno solo dei tre pilastri su cui poggia il concetto di sostenibilità – quello economico, quello sociale, e quello ambientale – viene meno, gli altri non reggono. «Se non paghiamo correttamente le persone che lavorano per noi, se il tempo trascorso in azienda è tedioso, piantare alberi per compensare l’impronta carbonica serve a poco. Ecco perché abbiamo stilato un manifesto etico, attraverso il quale ci proponiamo, tra le altre cose, di creare un ambiente felice di crescita».

Porsi degli obiettivi vuol dire anche predisporre degli strumenti per misurarne l’effettivo raggiungimento. In Mia-Platform sono quindi stati ideati momenti periodici di revisione con il management e canali di comunicazione che superano la logica top-down attraverso la creazione di chat tematiche, organizzate quindi non solo per team e progetti di lavoro, ma orientate alla condivisione spontanea di feedback e idee in modo interdisciplinare. «È stato inoltre istituito un canale Telegram interno per veicolare avvisi importanti, e poi abbiamo dato vita a veri e propri momenti di condivisione che sono diventati appuntamenti attesi e sentiti», racconta Muzzolon. «Per esempio, ogni mese i vari team partecipano a una colazione durante la quale si discute insieme di quello che è successo nei trenta giorni precedenti. Proprio perché, nonostante l’atmosfera sia informale, la possibilità di parlare è aperta a tutti, è necessario coordinare con cura i vari interventi: ciascun gruppo di lavoro mette insieme presentazioni con slide molto spiritose, che di evento in evento suscitano grandi aspettative. Oltre a questo, due volte l’anno organizziamo una conferenza interna per comunicare i risultati raggiunti e permettere a ciascuno di condividere idee e approfondimenti con gli altri team. Da qualche anno, infine, partecipiamo al questionario ‘Great Place to Work’ per migliorare eventuali aree carenti. Tutto ciò riflette l’impegno costante per continuare a potenziare l’efficacia dei canali attivati».

Strumenti, tecnologie e partnership per diminuire l’impatto ambientale

C’è poi da prendere in considerazione l’impatto ambientale degli strumenti che l’azienda mette a disposizione dei collaboratori. In Mia-Platform, dove si pratica da sempre la raccolta differenziata e si utilizzano materiali biodegradabili o lavabili per i consumi alimentari, anche molti dei processi operativi sono concepiti per minimizzare l’impronta ecologica.

Prima di ogni altra cosa, il software prodotto da Mia-Platform è ospitato su Google Cloud, le cui emissioni di CO2 sono neutralizzate, con un’infrastruttura fisica che dal 2017 ha coperto il 100% del suo consumo di elettricità attraverso l’acquisto di energie rinnovabili. «Sul fronte dell’hardware, essendo un’azienda di sviluppatori, usiamo macchine che hanno bisogno di essere sostituite con una certa frequenza», aggiunge Muzzolon. «Ecco perché per lo smaltimento dei dispositivi ancora utilizzabili ci siamo rivolti a un’associazione che li prende in consegna per distribuirli a famiglie, organizzazioni e scuole che possono averne bisogno. Crescendo molto in fretta, poi, abbiamo cambiato ufficio tre volte in cinque anni. Per ogni trasloco abbiamo preso accordi con case famiglia e realtà terze che potevano usare i nostri mobili e le nostre attrezzature per allestire i propri spazi».

Mia-Platform ha inoltre adottato kube-green, una soluzione open-source, sviluppata a partire da un progetto di un dipendente, Davide Bianchi, Senior Technical Leader, che consente di ridurre l’utilizzo di energie e risparmiare costi spegnendo automaticamente gli spazi Cloud inutilizzati. «L’applicazione ha dato risultati così promettenti che abbiamo deciso di cominciare a metterla a disposizione anche dei nostri clienti».

kube-green non è la sola piattaforma nata dall’esperienza interna e condivisa con l’ecosistema in cui opera Mia-Platform. Durante il lockdown è stata sviluppata un’app, Acasatua, che aveva la precisa funzione di catalogare i negozi e i banchi del mercato che offrivano la consegna a domicilio, in modo da semplificare il problema della spesa in un momento in cui tutti dovevano restare a casa. Da Milano il novero degli esercizi è stato allargato a tutta Italia, ed è stato reso disponibile anche oltre i confini dell’azienda.

Tra le altre iniziative intraprese, si possono citare la scelta sistematica di fornitori di gadget che realizzano prodotti ecosostenibili (come 24Bottles per le borracce e Patagonia per gli zaini) il progetto Playmore – una partnership con un’associazione sportiva per l’organizzazione di tornei di beach volley insieme a persone con disabilità – e Rete Clima, l’associazione con cui è stato avviato un piano di riforestazione che prevede l’innesto di un albero per ogni nuovo assunto in Mia-Platform.

Riuscire a raccontare e condividere buone pratiche e successi

La prossima sfida, per Mia-Platform come per qualsiasi PMI che punti a diventare un’organizzazione sostenibile, è quella di riuscire a creare una documentazione che attesti ufficialmente gli sforzi compiuti e risultati ottenuti in tal senso. «Le grandi imprese hanno obblighi di legge che comportano la rendicontazione sistematica delle scelte virtuose», nota Muzzolon, «mentre le PMI devono muoversi in modo autonomo. C’è chi lo fa appoggiandosi al Modello 231, chi trasformandosi in società Benefit, chi adottando standard Iso e chi ancora cercando di ottenere la certificazione Bcorp. Noi abbiamo deciso di aderire all’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile formulata dall’ONU e ci impegniamo pragmaticamente per muoverci lungo quella direttrice. Sul piano della comunicazione, per ora ci siamo orientati molto più verso l’interno, ma naturalmente è importante imparare a raccontare anche all’esterno cosa facciamo. Sia perché dimostrare la propria attenzione nei confronti dell’ambiente e delle persone risulta attrattivo per i talenti, sia perché diventa per i clienti e per il mercato in generale un’attestazione di fiducia e affidabilità. Ma serve pure per condividere con altre organizzazioni buone pratiche ed esperienze di successo. Credo anzi che sia un passo fondamentale per far sì che il mondo delle piccole e medie imprese progredisca su questo versante».

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