Intervista

Lavoro agile, a ciascuno il suo workplace. Una rivoluzione umana ancor prima che tecnologica

Personalizzare le dotazioni, abilitare meeting inclusivi, semplificare la gestione dell’IT, rafforzare la sicurezza. Ecco le strategie, i modelli organizzativi e le soluzioni su cui possono contare aziende e lavoratori per affrontare la transizione dello smart working. La parola a Mario Innocenti e Livio Pisciotta, Sales Director, Enterprise Customers e Senior Sales Manager Client Solutions di Dell Technologies Italia

28 Gen 2022

Quali scenari si prospettano per le imprese e i lavoratori all’indomani della crisi pandemica, e quali modelli devono adottare le organizzazioni per valorizzare risorse e competenze in un mondo in cui prevarranno le logiche della sharing e della circular economy? Dare risposte compiute a questi interrogativi è tutt’altro che banale, ma una cosa è sicura: cambiare richiede impegno, e impone l’abbandono dei vecchi, rassicuranti schemi di management, basati sulla mera crescita e sul concetto di controllo.

Le nuove tecnologie giocheranno senz’altro un ruolo da protagonista nel semplificare questa transizione, ma senza un’adeguata evoluzione culturale i tanti vantaggi offerti dal digitale rischiano di rimanere inespressi per molte organizzazioni. Ne sono convinti Mario Innocenti e Livio Pisciotta, rispettivamente Sales Director, Enterprise Customers e Senior Sales Manager Client Solutions di Dell Technologies Italia. Innocenti e Pisciotta si sono confrontati con Digital4 per analizzare gli elementi – umani, culturali e tecnologici – su cui si innesterà il lavoro agile nei prossimi anni.

Mario Innocenti

Sales Director, Enterprise Customers di Dell Technologies

Livio Pisciotta

Italy Senior Sales Manager Client Solutions, Dell Technologies

Nel concreto, cosa significa per un’organizzazione personalizzare l’esperienza lavorativa nell’ottica di uno Smart Working capace di garantire produttività e sicurezza?

Livio Pisciotta: In generale, il suggerimento è quello di approcciare la strategia del workplace con un piano unificato, che metta al centro dell’attenzione l’utente finale. Ma non basta: bisogna anche condividere gli obiettivi tra le diverse funzioni, creando prospettive utili per il cambiamento dell’organizzazione coinvolgendo IT, HR e business unit.

Credo ci siano tre aree tematiche da affrontare in questo senso. La prima è quella della personalizzazione dell’esperienza del lavoratore. Significa che l’emergenza pandemica ha contribuito a sdoganare, ribaltandolo, il modello operativo secondo il quale un unico strumento doveva andar bene per tutti i dipendenti. Si è compreso che è piuttosto la tecnologia a doversi adattare a ciascuna tipologia di utente. Sia sul piano dei device sia su quello dei software, ogni utente deve avere accesso a strumenti diversi in funzione del ruolo che ricopre e delle esigenze che manifesta.

In secondo luogo, bisogna organizzare team dinamici con il supporto di strumenti di comunicazione e collaborazione che consentano di abilitare conferenze realmente inclusive anche nel momento in cui partecipa una forza lavoro mista, e a prescindere dal luogo fisico in cui si trovano i singoli utenti.

Citerei infine il tema della semplificazione del consumo IT attraverso l’approccio self-service. In questo modo possono essere erogati servizi più efficienti e più rapidi, a tutto vantaggio di una maggiore automazione dei processi.

Naturalmente quanto detto si interseca con l’attenzione da dedicare alla security. Secondo le ultime stime, il 90% dei data breach e degli attacchi ai sistemi informatici aziendali proviene dagli endpoint. Metterli in sicurezza significa anche considerare che l’ambito lavorativo è ormai permeato da quello privato, e che i device sono sempre più spesso utilizzati anche per fini personali.

Quali soluzioni devono convergere per dare vita a uno Unified workplace in grado di evolversi costantemente per affrontare le prossime trasformazioni nel mondo del lavoro (approccio ibrido) e in quello della tecnologia (realtà aumentata e virtuale, IoT, metaverso)?

Livio Pisciotta: A mio parere, prima di pensare al metaverso c’è ancora molto da fare per rendere più semplice l’accesso delle persone alle risorse di cui hanno bisogno per lavorare nel quotidiano. Si tende ad affrontare la questione dalla prospettiva del device, e questo è limitante. Mentre se si assume come punto di partenza lo unified workplace, l’intero ambito operativo può essere visto come la convergenza di dispositivi, software e servizi di supporto. Per questo Dell consiglia di sviluppare una strategia all-in-one, che consente un approccio integrato agli strumenti lavorativi, sia rispetto al deployment, sia per quanto riguarda la loro gestione, il supporto e per quel che concerne la sicurezza. Assumendo questa prospettiva, l’elemento su cui investire per alleviare le attività di IT management è un provisioning basato sulla filosofia Zero-touch, possibilmente attraverso servizi che coprano l’intero ciclo di vita della postazione di lavoro con una logica as-a-service semplificata.

Difendere i dati senza sacrificare la user experience: come garantire una cybersecurity tanto efficace quanto trasparente a prescindere dall’endpoint utilizzato?

Mario Innocenti: Gli attacchi informatici continuano ad aumentare, e sono sempre più mirati: le aziende non possono più rispondere con metodi semplicistici a strategie d’intrusione stratificate, e devono trovare un continuo bilanciamento tra sicurezza e produttività, indipendentemente dal luogo in cui si trovano gli utenti. Oggi l’offerta di piattaforme di cybersecurity è davvero ampia e questo non è necessariamente un vantaggio, anzi rende molto più complessa l’adozione di soluzioni integrate.

In questo contesto, Dell Technologies propone alle imprese soluzioni e servizi con sistemi di sicurezza gestiti di ultimissima generazione, ovvero intrinseci a livello di BIOS. A questi aggiunge piattaforme MDR (Managed Detect and Response, ndr), basate sui motori di ricerca di Secureworks, e soluzioni di cyber recovery per la protezione dei dati sensibili dell’azienda.

La sicurezza è un concetto che riguarda non solo la data protection, ma anche la salute dei lavoratori. Considerato che il tempo passato in connessione davanti allo schermo (anzi, agli schermi) è destinato ad aumentare, che tipo di contromisure devono prendere le aziende?

Livio Pisciotta: Senza entrare nel merito della normativa, mi preme sottolineare gli aspetti culturali e umani, ancor più che tecnologici, legati a queste scelte. Le opportunità oggi sono davvero tante ma sta al gruppo di lavoro capire quali conviene implementare. In Dell ad esempio è stato definito un setup lavorativo anche per le abitazioni dei dipendenti, con l’erogazione di incentivi per l’acquisto di sedie ergonomiche e complementi d’arredo, contributi per le spese energetiche e piani per la ridefinizione degli spazi di lavoro, che devono tener conto dei momenti collaborativi e del work-life balance anche quando ci si trova a casa. Abbiamo introdotto regole semplici come il rispetto dei fusi orari durante i meeting internazionali, e l’ottimizzazione del numero di videoconferenze solo dove necessarie. Sono nati, inoltre, gruppi di lavoro autogestiti con anche una focalizzazione sul benessere dei collaboratori che lavorano da remoto.

Ovviamente anche il lato tecnologico ha la sua importanza: in questo senso favoriamo l’utilizzo del doppio display o di monitor più ampi per semplificare il multitasking, e scegliamo device che grazie alla funzione Comfortview e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale riducono le emissioni di luce blu e adattano automaticamente gli strumenti di lavoro, generando meno affaticamento e stress per l’utente.

Dell Technologies si contraddistingue per una offerta unificata, che catalizza i servizi e i prodotti tecnologici sviluppati dalle varie divisioni e dai partner del gruppo su ciascun anello della catena del valore: quali nuovi elementi entreranno a far parte dell’offerta per anticipare (e guidare) l’evoluzione delle tendenze in atto?

Mario Innocenti: Dell è sempre stata all’avanguardia nel comprendere l’evoluzione del mercato. Merito della volontà di ascoltare i clienti, comprendendone le esigenze, per poi costruire un’offerta coerente. Nell’immediato futuro la sfida è quella della gestione dei dati, che stanno crescendo in maniera esponenziale. Portare valore alle aziende oggi vuol dire puntare sull’edge computing. Facendo leva sull’ultrabroadband, sul 5G e su connessioni sempre più efficaci, stiamo sviluppando tecnologie che permettono di analizzare le informazioni e ottenere riscontri di valore direttamente al bordo della rete, vicino ai dispositivi.

L’altra grossa trasformazione è quella dei modelli di acquisto, con l’affermazione, grazie allo sviluppo del Cloud, della logica opex anche rispetto al mercato dei data center e dei Pc. Dell ambisce a raggiungere nuovi livelli di flessibilità, con un’offerta ancora più granulare, così da permettere ai clienti di adottare di volta in volta il modello più idoneo per soddisfare le proprie esigenze.

Rivestirà infine un ruolo sempre più importante la collaborazione con i partner. I system integrator, globali e locali, sono estremamente efficaci nel mettere a disposizione del mercato competenze di valore, in grado di coniugare la disponibilità degli strumenti, le tendenze in atto e la necessità del business.

La trasformazione a cui stiamo assistendo è prima di ogni altra cosa di natura culturale e richiede enormi sforzi sul piano del change management: cosa bisogna fare per tradurre la logica del miglioramento continuo in azioni concrete?

Mario Innocenti: Negli ultimi mesi è risultato chiaro che la crescita aziendale non è necessariamente legata alla presenza fisica delle risorse umane in ufficio. Questo ci permette di affermare che è importante attrarre i talenti ovunque essi si trovino, attingendo alle risorse migliori non solo a prescindere da dove risiedano, ma anche dalla loro effettiva disponibilità di tempo. La tecnologia per farlo c’è, quello che occorre è un’evoluzione culturale delle figure apicali in azienda, che devono lasciarsi alle spalle la cultura del controllo e della prossimità.

Il change management va gestito con l’introduzione di esperimenti controllati che generino risultati tangibili e misurabili. Non tutti andranno a buon fine, ma bisogna cominciare a farli, integrando la cultura del miglioramento continuo con un approccio agile, e ipotizzando piani d’azione con l’idea che dovranno essere sempre pronti a repentini cambi di rotta.

Concludo dicendo che i criteri ESG (Environmental, Social and Governance, ndr), saranno fondamentali per garantire una trasformazione equilibrata. Per fortuna vediamo un numero sempre maggiore di aziende italiane concentrate su quest’ambito. La consapevolezza di quanto sia importante restituire alla società il valore che il business genera attraverso i profitti c’è, e sta aumentando. Ora bisogna cominciare a focalizzarsi su prodotti e servizi che abbiano uno sviluppo futuro nell’economia circolare, il cui modello dovrebbe diventare un mantra per tutti i tipi di organizzazione, dalle PMI alle grandi multinazionali.

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