Tim e Google Cloud insieme per rinnovare il modello di Smart Working

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Tim e Google Cloud insieme per rinnovare il modello di Smart Working

Dalla collaborazione tra le due società nascono nuovi progetti per arricchire le funzionalità di un’offerta che va oltre la fornitura di una soluzione tecnologica in cloud. Così Google Workspace, grazie all’integrazione con le soluzioni e i servizi consulenziali del Gruppo Tim, si trasforma in un ambiente digitale a prova di futuro. A parlarne è Claudio Ricci, Responsabile Offerta It, Cloud & Digital Market di Tim

09 Mar 2021

Domenico Aliperto

Se fino a un anno fa poteva ancora sussistere qualche dubbio sul reale significato di Smart Working, oggi la situazione è molto più definita: per garantire la continuità operativa da remoto non basta offrire connettività e PC ai collaboratori. Lo Smart Working è infatti legato a doppio filo al cosiddetto digital workspace, l’ambiente di lavoro digitale, e a un’ampia gamma di concetti che superano l’ambito tecnologico: formazione, engagement, cultura organizzativa, apertura e, non ultima, integrazione di soluzioni e competenze. In altre parole, costruire un digital workspace e adottare le logiche dello Smart Working nella “nuova normalità” imposta dalla pandemia significa essenzialmente dotarsi di strumenti e metodologie che consentano all’impresa di affrontare la contingenza, ma che si dimostrino anche a prova di futuro.

Tim e Google Cloud insieme per ridefinire il concetto di Smart Working

Anche con questo obiettivo la partnership tra Tim e Google Cloud, tra le prime iniziative, ha puntato ad arricchire la soluzione applicativa Google Workspace, volta ad aiutare aziende e Pmi a rimodulare o potenziare il loro approccio al lavoro agile. L’intesa strategica tra TIM e Google Cloud poggia infatti su due pilastri: la creazione di due Google Cloud Region in Italia e lo sviluppo e la proposizione di nuovi servizi. Per il primo punto Google Cloud ha scelto i data center del Gruppo TIM di Milano e Torino, oggi confluiti in Noovle, nuova società del Gruppo che si propone come polo di eccellenza per il cloud e l’edge computing. Per quel che riguarda l’offerta di soluzioni, un primo esempio della collaborazione intrapresa è nell’ambito della gestione documentale a norma di legge, ma si sta già lavorando all’integrazione di altri servizi.

In questo senso, Google Workspace rappresenta per il Gruppo molto più di una suite di software per la produttività da offrire ai suoi clienti: è un ambiente digitale ergonomico e modulare che consentirà a Tim di arricchire gradualmente il portfolio con nuove componenti, standard e personalizzate, andando a rafforzare l’offerta di servizi di system integration e di consulenza sia presso le grandi aziende sia nel mondo delle piccole e medie imprese.

Cosa consente di fare l’integrazione tra Google Workspace e le soluzioni di Tim

«La suite di Google Workspace è l’espressione di un’azienda che ha nel suo DNA non solo la volontà di accompagnare le organizzazioni lungo l’evoluzione tecnologica, ma anche e soprattutto la convinzione che la rivoluzione digitale può migliorare il modo di lavorare delle persone», spiega Claudio Ricci, Responsabile Offerta It, Cloud & Digital Market di Tim.

Claudio Ricci

Responsabile Offerta It, Cloud & Digital Market di Tim

«Se si ragiona, infatti, esclusivamente sullo strumento tecnologico – che rimane comunque un elemento fondamentale – il rischio è di confrontarsi solo sulle singole prerogative delle varie offerte. Si rischia, inoltre, di perdere di vista un aspetto particolarmente importante: ciò che fa davvero la differenza nella “digital disruption”, e nello specifico nella transizione verso lo Smart Working, è come si affronta la gestione del cambiamento. Le caratteristiche di Google Workspace, che evolvendosi da G Suite permette di rendere l’esperienza utente realmente integrata, rappresentano un grande valore aggiunto da questo punto di vista».

La posta elettronica, la chat, la videoconferenza, le funzionalità di condivisione dei documenti e molti altri tool ruotano infatti intorno a un unico account, che, grazie alle soluzioni di Trust Technologies – la Certification Authority del Gruppo Tim specializzata in servizi per l’identità e la validazione digitali e per la gestione e conservazione documentale – , può essere arricchito con moduli che includono nella postazione di lavoro la PEC, la firma digitale e la conservazione a norma, e che potranno essere utilizzati in qualunque momento, ovunque e da diversi device. Inoltre, si sta lavorando per integrare anche l’accesso ai servizi tramite identità digitale SPID. Le applicazioni sono sviluppate in collaborazione con Noovle, cloud company del Gruppo TIM e già partner di Google. «Di fatto, oggi, un utente ha la possibilità di accedere a un documento presente su Drive, firmarlo digitalmente con una mobile app direttamente dal suo smartphone e consentire al ciclo documentale di proseguire in modo fluido a prescindere da dove si trovi. Il tutto con una user experience del tutto naturale. Questo dello Smart Working è un esempio di come la partnership con Google Cloud possa consentire la creazione di servizi innovativi integrati con l’offerta TIM», sottolinea Ricci.

Guidare il cambiamento è ancora più importante che introdurre nuove tecnologie

Come detto, però, non si tratta solo di acquistare e attivare soluzioni innovative. È importante dedicare adeguata attenzione anche alla fase di adozione e al corretto utilizzo delle soluzioni da parte delle persone che lavorano in azienda, a volte cambiando anche abitudini consolidate nella gestione dell’operatività. «Per innestare nell’organizzazione la logica agile occorre innanzitutto trovare uno “sponsor” adeguato e coinvolgere i giusti responsabili aziendali. L’ideale è condividere con i dipartimenti IT e Human Resources non solo le opportunità offerte dalle soluzioni tecnologiche, ma anche e soprattutto il programma del progetto, gli obiettivi del processo di trasformazione e le esigenze degli utenti. E va ricordato che la prospettiva va ben oltre l’orizzonte dell’emergenza sanitaria. Con lo Smart Working, anche in condizioni normali, è possibile ridurre i costi di trasferta e abbattere l’impronta ambientale dell’attività di ogni singolo utente e, se si ottimizzano impegni e task, si può ottenere anche un ritorno sul piano del work-life balance».

Deve essere effettuata una fase di analisi dettagliata dell’organizzazione dell’azienda cliente per individuare le reali opportunità di trasformazione e i primi passi da compiere per avviare il processo di cambiamento. È necessario quindi studiare accuratamente la struttura secondo le sue divisioni e le tipologie di attività svolte: l’help desk, per esempio, ha dinamiche diverse da quelle che contraddistinguono il lavoro dell’area marketing. Spesso proprio la sottovalutazione di queste differenze ovvie può compromettere la riuscita di progetti molto costosi. Per questo suddividere il personale in gruppi di utenti con esigenze specifiche è una vera e propria priorità, soprattutto nell’ottica di costruire strumenti che hanno il compito di aiutare persone provenienti da diversi uffici a lavorare insieme sullo stesso documento senza incontrarsi fisicamente. «Nel momento in cui si supera questa fase», continua Ricci, «lo step successivo è comunicare il percorso che si sta per intraprendere e attivare progetti di formazione adeguati. Tim è al fianco del management sia per elaborare una comunicazione interna efficace, che faccia percepire alle persone il reale valore apportato da una soluzione come Google Workspace, sia per mettere in campo strumenti di education, consentendo non solo di conoscere a fondo tutte le funzionalità delle nuove piattaforme, ma anche di utilizzarle efficacemente per ottimizzare il modo di lavorare».

Tim punta per il futuro ad integrare sempre più le proprie soluzioni con quelle di Google Cloud per la creazione di servizi cloud innovativi. «Nell’ambito dello Smart Working, intendiamo sviluppare delle soluzioni specifiche per i diversi segmenti verticali di mercato ed arricchire ulteriormente l’esperienza dell’utente Google Workspace: sia con ulteriori funzionalità, per esempio abilitando l’accesso alle riunioni Meet anche dalle tradizionali postazioni di videoconferenza, sia con nuovi servizi, ad esempio per l’assistenza in real time durante i meeting e a supporto della gestione amministrativa del Lavoro Agile», conclude Ricci.

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Domenico Aliperto

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