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Lavoro agile

Telelavoro: cosa è, come funziona, le normative per dipendenti e aziende

Differenze con lo Smart Working, prerogative ed evoluzione di un approccio all’attività professionale che può generare benefici consistenti per organizzazioni, lavoratori e ambiente. «Il telelavoro vincola a lavorare da casa e l’azienda trasferisce le medesime responsabilità del posto di lavoro a casa del dipendente», sottolinea Emanuele Madini, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation

01 Feb 2019

Domenico Aliperto

Spesso per semplificare si tende a confondere o peggio a sostituire il concetto di telelavoro con quello di Smart Working, traducibile in italiano con l’espressione “lavoro agile”. In realtà i due approcci – sebbene resi possibili da strumenti informatici simili – differiscono molto l’uno dall’altro. Non solo sul piano teorico, ma anche nelle prassi e specialmente nella normativa che regola i rapporti tra le aziende e i dipendenti che in pianta stabile lavorano da casa.

Che cos’è e come funziona il telelavoro

Cerchiamo di dipanare i dubbi e vediamo da vicino cos’è e come funziona il telelavoro, cominciando col delinearne brevemente lo sviluppo. Se sono state negli ultimi vent’anni le tecnologie digitali e soprattutto la connettività Internet a permetterne concretamente la diffusione, l’idea di far lavorare i dipendenti da casa è nata negli Anni ’70, con l’arrivo sul mercato dei primi PC che, pur non disponendo di accesso ad alcuna rete, facevano già ipotizzare ad alcuni sociologi la possibilità di svolgere molte mansioni senza doversi recare in ufficio. L’austerity causata dalla crisi petrolifera del 1973 indusse – come ricorda il ricercatore Patrizio di Nicola – il governo degli Stati Uniti a valutare il concetto ditelecommuting”: spostare i dati anziché far spostare le persone. E qualcuno ci provò, per lo meno nell’ambito delle Tlc: il progetto “Alternative Work Arrangementdi Bell puntava a sfruttare le tecnologie di connettività proprietarie per permettere, in via sperimentale, ad alcuni dipendenti di lavorare da casa o in specifici hub. AT&T addirittura prevedeva che nel 2000 il telelavoro avrebbe coinvolto l’intera popolazione americana, ridimensionando poi la stima al 40% degli occupati. Invece, alla fine degli anni ’90, negli Stati Uniti i telelavoratori erano circa 16 milioni, mentre in Europa, grazie anche alla spinta della Commissione e delle Pubbliche amministrazioni (risalgono per esempio al 2000 l’accordo quadro nazionale italiano e al 2004 l’accordo interconfederale per il contesto europeo), le persone che lavoravano da remoto erano in quegli anni circa nove milioni. Oggi è molto più difficile definire confini precisi alla diffusione della pratica, proprio per l’ibridazione concettuale con lo Smart Working. Vediamo dunque cosa differenzia un approccio dall’altro.

Che cosa non è telelavoro

A differenza del telelavoro, lo Smart Working, per definizione, presuppone flessibilità e adattamento delle risorse umane in funzione degli strumenti che si hanno a disposizione. L’assonanza con la parola smartphone è, d’altra parte, evidente. È la mobilità l’elemento che contraddistingue questa forma lavorativa da remoto, la possibilità di svolgere i propri compiti virtualmente in qualsiasi luogo. Anche all’interno dell’azienda, perché no, in ambienti appositamente pensati per il co-working o, sempre più spesso, nelle cosiddette huddle room, spazi dedicati a brevi riunioni improvvisate. Il telelavoro è invece basato sull’idea che il dipendente abbia una postazione fissa, ma dislocata in un luogo diverso dalla sede aziendale. Per l’appunto, tipicamente a casa del lavoratore.

«Il telelavoro tradizionale vincola il lavoratore a lavorare da casa e l’azienda trasferisce le medesime responsabilità del posto di lavoro nella casa del dipendente – sottolinea Emanuele Madini, Associate Partner di P4I-Partners4Innovation. Lo Smart Working invece prevede che l’azienda e il dipendente ridefiniscano in modo flessibile le modalità di lavoro in termini di luogo e di orario. Smart working vuol dire rivedere anche la funzione dell’ufficio che diventa un luogo dove si collabora e si incontrano i clienti, che sia più efficace a seconda delle esigenze dei dipendenti».

Emanuele Madini

Associate Partner, P4I - Partners4Innovation

Cosa ci guadagnano le aziende: i vantaggi del telelavoro per il business

Per le aziende, del settore privato come di quello pubblico, la formula del telelavoro è estremamente conveniente: a partire dai consumi elettrici legati all’utilizzo di postazioni informatiche, illuminazione degli uffici e climatizzazione, permettere ai propri dipendenti di lavorare da casa o anche solo di gestire gli straordinari in telelavoro significa risparmiare sensibilmente sulla spesa corrente e sulla manutenzione delle strutture. Cambia in meglio anche il modo in cui l’organizzazione si interfaccia con le risorse umane, a patto naturalmente di sviluppare i giusti strumenti per la gestione dei team virtuali e ottimizzando i canali digitali. Gli sportelli fisici dell’ufficio HR possono essere sostituiti da contact center e piattaforme di social business network che, se opportunamente implementate su soluzioni di intelligenza artificiale, diventano sempre più efficienti grazie all’introduzione degli assistenti virtuali.

I vantaggi per il dipendente e i benefici per la produttività

Il dipendente che lavora da casa ha d’altra parte la possibilità di gestire meglio il proprio work-life balance, focalizzandosi al tempo stesso sulle attività prioritarie godendo del silenzio e della concentrazione dell’ambiente domestico. Il tempo solitamente impiegato per gli spostamenti casa-ufficio può essere valorizzato, devolvendolo sia per gli impegni lavorativi che per quelli personali, abbattendo inoltre i costi (e, va detto, lo stress) legati al pendolarismo. A beneficiarne sarà prima di ogni altra cosa l’umore, e quindi anche la produttività.

I vantaggi ambientali

Un’adozione di massa della pratica del telelavoro genererebbe pure indubbi benefici per l’ambiente. Basti pensare alla riduzione delle emissioni di CO2 e di polveri sottili causate dalla congestione del traffico, dall’utilizzo dei veicoli necessari a raggiungere il posto di lavoro e, di nuovo, dagli impianti di climatizzazione degli uffici.

Normative del telelavoro: regolamentazione nel privato e nella PA

A stabilire quali sono le prerogative delle aziende – pubbliche e private – e dei dipendenti rispetto alle varie forme contrattuali di telelavoro c’è un corpus normativo piuttosto consistente. A parte i già citati accordi quadro italiano ed europeo, il lavoro da remoto nella Pubblica Amministrazione è espressamente consentito dall’articolo 4 della legge 191 del 1998 che, applicabile anche al settore privato, fornisce delle linee guida su uso della postazione, modalità di connessione e di autenticazione ai sistemi, comunicazioni tra uffici e, dove previsto, utilizzo della firma digitale. Da ricordare anche la circolare Inps n. 52 del 27 febbraio 2015, che provvede alle istruzioni operative per l’attuazione dell’Accordo Nazionale sul progetto di telelavoro domiciliare.

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