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Smart Working

Lavoro flessibile: quando lo Smart Working è una leva per l'occupazione

Il lavoro agile può aiutare alcune categorie – caregiver, genitori single, lavoratori anziani, persone con disabilità – ad affrontare le sfide per entrare (o tornare) nel mondo del lavoro. Ne sono consapevoli anche i Governi, che con l’emanazione di norme ad hoc favoriscono l’adozione dello Smart Working. È quanto accaduto in Italia con la legge sul lavoro agile del 2017

10 Set 2019

Redazione

Il lavoro flessibile non è solo una leva strategica per le aziende, ma può essere inteso anche come valido alleato a supporto dell’occupazione.

Esiste infatti un nutrito gruppo di persone – caregiver, genitori single, lavoratori anziani, persone con disabilità – che ha difficoltà ad approcciarsi al mondo del lavoro, quando è richiesta la presenza fisica in sede. Come sottolinea una nota di IWG, il noto fornitore di spazi di lavoro flessibile, duplici sono le ricadute della mancanza di occupazione: ci sono, infatti, conseguenze a livello sia individuale – che condizionano la salute, il reddito o le relazioni -, sia per la società nel suo complesso (arrivando a influenzare il PIL di una nazione in cui un numero consistente di persone non riesce ad accedere ai posti di lavoro).

Ma come il lavoro flessibile si traduce in sostegno all’occupazione, in base alla categoria di appartenenza?

Caregiver: orari di lavoro flessibili per prendersi cura dei propri cari

Nei “caregiver” rientrano le persone che si prendono cura di familiari che richiedono attenzioni particolari, a causa di malattie o disabilità. Nella loro quotidianità si devono destreggiare tra la gestione del lavoro e della famiglia: elemento questo che in casi estremi porta a rinunciare a posti di lavoro stabili, che richiedono garanzie di presenza e rispetto di orari. Per venire incontro alle alle necessità dei caregiver stanno nascendo delle iniziative, anche a livello centrale: nel Regno Unito, ad esempio, sono state disposte una serie di norme sul lavoro flessibile che prevedono elasticità di orario, condivisione dei posti di lavoro e possibilità di aderire allo Smart Working. Qualcosa di simile è accaduto anche in Italia dove, con il Jobs Act sul lavoro autonomo, è stato disciplinato il Lavoro Agile con una legge ad hoc. Tutte queste norme hanno una caratteristica comune: consentono di rispettare le responsabilità senza dover abbandonare il lavoro, che può essere gestito da remoto restando vicino a chi ha bisogno di cure. In questo scenario, si somma anche la possibilità di usufruire di spazi di lavoro che favoriscono la concentrazione, come i coworking, nati come giusto compromesso tra la vicinanza a casa e la necessità di lavorare in un ambiente lontano dalle distrazioni domestiche. Gestire in autonomia l’orario e decidere da dove lavorare aiutano a mantenere elevati i livelli di produttività, pur prendendosi cura dei propri cari in modo appropriato. In un simile contesto, rinunciare alla carriera per seguire la propria famiglia diventa così una scelta, non più una necessità.

Genitori single e neo-mamme: come conciliare le esigenze di lavoro con quelle dei figli?

Il lavoro flessibile è un valido alleato anche per l’occupazione dei genitori single e delle neo-mamme. Conciliare le esigenze dei figli con l’orario lavorativo tradizionale e con il tragitto tra casa e lavoro spesso è complicato. Per i genitori single lavorare vicino a casa o a scuola è importante per annullare le ansie legate al traffico o ai treni in ritardo. In Italia, con il comma 486 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio 2019, il legislatore ha ampliato l’articolo 18 della L.81/17 aggiungendo un nuovo comma 3-bis dedicato al sostegno delle madri lavoratrici che, dopo il congedo di maternità, vogliono ritornare a lavoro e dei genitori che assistono uno o più figli disabili.

«I datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità previsto dall’articolo 16 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104».

Lavoratori anziani: più attenzione alla salute con il lavoro flessibile

Anche quella con lavoratori in là con gli anni è una categoria che presenta difficoltà a trovare o mantenere un posto di lavoro. In questo caso i fattori si discostano sensibilmente rispetto ai due gruppi precedenti: si parla di salute, discriminazione o mancanza di formazione e aggiornamenti. Con l’aumento dell’età pensionabile in tutto il mondo, è importante trovare soluzioni che possano migliorare la qualità di vita negli ultimi anni prima della pensione. Il lavoro flessibile aiuta a tutelare il work-life balance e a prestare maggiore attenzione anche al tema della salute.

Secondo un rapporto di The Resolution Foundation, un numero sempre più significativo di lavoratori anziani afferma che lavorerebbe più a lungo se potesse beneficiare di opzioni di lavoro flessibile. Gli spazi di lavoro flessibili possono rappresentare la soluzione per chi non vuole lavorare da casa ma non è in grado di affrontare lunghi spostamenti o necessiti di tecnologie di cui non dispone nella propria abitazione, o per chi abbia bisogno di lavorare vicino a strutture mediche.

Disabilità: superare le sfide “fisiche” del recarsi al lavoro

I temi della salute e della mobilità possono essere un grosso ostacolo all’ingresso nel mondo del lavoro per le persone affette da disabilità. Secondo uno studio pubblicato su American Behavioural Scientist, nonostante gli sforzi per migliorare l’accessibilità ai posti di lavoro, solo il 17,2% dei disabili risulta occupato.

Ancora una volta, il lavoro flessibile può offrire la soluzione ad alcune delle sfide che le persone con disabilità devono affrontare quando entrano nel mondo del lavoro. Spazi di lavoro e orari flessibili possono essere strategici, ad esempio, per riuscire a programmare le visite mediche o per facilitare gli spostamenti: lavorare vicino a casa, in un ufficio attrezzato per i disabili e con orari che consentano di viaggiare fuori da quelli di punta, possono semplificare in modo significativo le sfide fisiche del recarsi al lavoro e possono diventare fondamentali per trovare e mantenere un’occupazione.

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