Smart Working

Lo stato del lavoro da casa in Europa, tra paradossi, benefici e ostacoli

Sebbene molti dei lavoratori europei dichiarino che con l’introduzione dell’home working il carico di lavoro sia aumentato, dall’altro lato è migliorato l’equilibrio tra lavoro e vita privata, con più tempo per la famiglia, gli amici e anche lo sport. Un nuovo studio offre una panoramica aggiornata del lavoro da casa in otto Paesi, tra cui l’Italia

22 Set 2022

Redazione

Tra le conseguenze della pandemia, la diffusione del lavoro da casa, in inglese “home working” o remote working come si suole nominarlo in Italia oggi “Smart Working”, è stata sicuramente una delle più rivoluzionarie all’interno dell’organizzazione dell’impresa e della vita dei singoli lavoratori. Ora, con l’arrivo nel mese di settembre delle novità previste per lo Smart Working che spingono verso un’evoluzione da modello emergenziale a modello di lavoro destinato a plasmare la società da qui a venire, un nuovo studio affronta in modo approfondito le diverse questioni relative ai numerosi fattori di stress e di disturbo che emergono nell’ambito del lavoro da casa, alle ambizioni di cambiamento di lavoro, alle tendenze verso l’automedicazione e ai risultati sul paradosso del lavoro da casa. I risultati della ricerca, che prende il titolo di Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22 ed è stata realizzata dalla società di ricerca Statista Q per conto di NFON, fornitore di soluzioni integrate per la comunicazione aziendale in cloud, e si basa su un sondaggio condotto in Italia, Germania, Austria, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Polonia e Portogallo su un campione rappresentativo di oltre 1.000 partecipanti per Paese.

Il paradosso del lavoro da casa

Da un lato il 28% degli intervistati nei Paesi europei afferma che la quantità di lavoro da svolgere è aumentata e per il 25,2% sono aumentate le ore di lavoro. Dall’altro, il 36% dichiara però di aver raggiunto un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e di avere più tempo per la famiglia e gli amici, con il 29,4% che dichiara altresì di dedicare più tempo allo sport e di avere un’alimentazione più sana. Questo è ciò che Christian Montag, Professore di Psicologia Molecolare, autore di libri ed esperto in materia di influenza delle tecnologie digitali sulla psicologia umana, chiamato a dare il suo contributo alla ricerca, definisce come il paradosso del lavoro da casa. “Le persone – afferma Montag – possono certamente lavorare di più e avere comunque più tempo libero. Evitando lunghi spostamenti e con una programmazione generalmente più flessibile nell’arco della giornata, se l’organizzazione è buona, è possibile avere più tempo a disposizione. Anche l’orario di lavoro personalizzato, l’alfabetizzazione digitale e altri fattori di benessere possono contribuire”.

WHITEPAPER
Ripensare il performance management. Quali nuovi approcci possibili? Scopri l’app Feedback4You!
Risorse Umane/Organizzazione
Smart working

Lavoro da casa

Stress test sul lavoro da casa

Sebbene l’home working sembra essere molto ambito, in realtà anche questa modalità di lavoro nasconde diverse insidie che possono generare stress. Il 37% dei partecipanti alla ricerca, infatti, ha dichiarato di sentirsi stressato in varia misura. Tra i fattori di stress sono stati citati la necessità di dover cucinare (8,7%), la scarsa qualità della connessione a Internet (17,2%) e il dover sempre essere reperibili (19,7%). Altro fattore di stress registrato da ben il 35,3% delle persone intervistate è la mancanza di interazione sociale con i colleghi, mentre la mancanza di flessibilità per bilanciare vita privata e professionale è causa di stress per il 30,3% del campione analizzato. Un numero minore di persone ha invece riferito di considerare il rumore ambientale (15,9%) e la scarsa retribuzione (9,3%) fattori di stress. “In futuro – avverte il professor Montag −, le aziende europee devono sapere che la digitalità e la psicologia sono inscindibili. Le discussioni sul burnout nell’era digitale o sul tecnostress stanno diventando sempre più importanti. Tra l’altro, il campione complessivo del sondaggio mostra che il 20,5% soffre di tecnostress, causato ad esempio da carenze tecniche come router difettosi, apparecchiature inadeguate, problemi di batteria e altro ancora!”.

Lavoro da casa

Il benessere attraverso l’automedicazione

Un’altra tendenza emersa tra i lavoratori europei che svolgono la propria attività da casa è l’automedicazione: il 34,4% di tutti i partecipanti dichiara di aver assunto integratori non soggetti a prescrizione medica (ad esempio melatonina, prodotti a base di canapa legali, estratti vegetali, vitamine, thè calmanti) per migliorare il proprio benessere dall’inizio della pandemia, il 18,2% per aumentare la concentrazione, il 13,4% per il recupero. Sorprendentemente, mentre i dati di sei paesi sono molto simili, la situazione in Italia e in Austria è diversa: in Italia, il 49,7% ha dichiarato di aver assunto integratori non soggetti a prescrizione medica per aumentare il benessere, mentre in Austria la percentuale è inferiore alla metà, pari al 22,1%. Nel dettaglio l’uso di prodotti a base di canapa legali (ad esempio l’olio di CBD) per aumentare il benessere è quasi raddoppiato dall’inizio della pandemia (dal 24,9% pre-pandemia al 43,3% dall’inizio della pandemia) e lo stesso si può rilevare per quanto riguarda l’assunzione di melatonina che passata dal 38% al 62,6%. “In particolare trovo preoccupante l’assunzione di melatonina. Il sonno è un processo naturale che non deve essere sfasato”, afferma Christian Montag.

Lavoro da casa

Gli spazi per l’home working

Certamente moltissime abitazioni non erano predisposte per accogliere postazioni di lavoro permanenti, così le persone si sono dovute adattare con gli spazi a loro disposizione compromettendo a volte il livello di benessere. Secondo l’indagine, il 12,1% ha spostato il proprio spazio di lavoro in camera da letto, il 31,8% ha un ufficio privato e il 35,7% lavora dal soggiorno. In tutti e otto i Paesi, lo spazio medio per lavorare da casa è 20,32 m². Con 15.35 m², gli inglesi hanno meno spazio per lavorare da casa, mentre gli italiani possono disporre di 23.81 m². L’1,2% dei partecipanti ha dichiarato di lavorare in maniera permanente nella toilette per gli ospiti, nel bagno o sul balcone.

Lavoro da casa

Il lavoro da casa in Italia rivoluziona le abitazioni

Facendo un focus sull’Italia, una ricerca interessante realizzata da Taskrabbit, il network globale che mette in contatto chi ha bisogno di una mano per lavori dentro e fuori casa, mostra come gli italiani in questi anni abbiano rivoluzionato gli spazi della propria casa per renderli più adatti al loro lavoro. L’analisi rivela che per quel 32% dei lavoratori che stanno avendo la possibilità di lavorare da remoto l’abitazione è diventata un luogo in cui esercitare la propria professione, tantoché il 33% ha deciso di rivoluzionare una stanza per ricreare l’ufficio, il 23% di acquistare una sedia ergonomica da poter utilizzare per più ore consecutive, e, addirittura, il 7% ha deciso di insonorizzare una o più pareti per non essere disturbato durante l’orario lavorativo.

La ricerca delinea anche i fattori che spingerebbero gli abitanti del nostro Paese a cambiare casa per poter svolgere al meglio il proprio lavoro: il 56% degli intervistati che lavora in smart working si trasferirebbe in un nuovo appartamento per una connessione Wi-Fi migliore, il 50% per una casa in una zona più bella e confortevole, il 46% per uno spazio più comodo in cui lavorare e il 44% per percorrere una distanza inferiore per raggiungere l’ufficio.

Dimissioni, un problema da scongiurare

Non è certo una novità come la pandemia abbia stravolto le priorità dei lavoratori che sono pronti a muoversi in massa verso le dimissioni dando vita a quel fenomeno ormai noto come Great Resignation. Lo conferma anche il presente studio con il 21,7% degli intervistati che dichiara di aver già pianificato di cambiare lavoro a causa delle esperienze vissute durante la pandemia e del lavoro da casa, e il 9,9% che ha già cambiato lavoro. I motivi delle dimissioni che hanno già avuto luogo sono ad esempio: nessuna opportunità di sviluppo professionale (34,2%), retribuzione più bassa (ad esempio, riduzione dell’orario di lavoro, perdita di commissioni, 30,1%) ed essere contattabili a tutte le ore (16,6%). I dipendenti stanno inoltre pianificando ulteriori cambiamenti per armonizzare in modo ottimale il loro benessere con il lavoro. Ad esempio, il 33% vuole ottenere una più netta distinzione tra vita privata e professionale e il 20,9% vuole adottare misure di formazione continua.

Lavoro da casa

Inoltre, emerge una certa disponibilità a lavorare nonostante la malattia e/o in vacanza: il 38,3% ritiene che lavorare da casa sia un vantaggio perché si può lavorare nonostante la malattia, e solo il 26,2% dichiara di non essere disponibile per il datore di lavoro durante le ferie.

Lavoro da casa

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Canali
S
Smart Working
Argomenti trattati

Personaggi

C
Christian Montag

Aziende

NFON

Approfondimenti

R
remote working
S
Smart Working

Articolo 1 di 4