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La vera sfida dello Smart Working? Renderlo sempre più sicuro e inclusivo

Una survey realizzata da Digital360 e Dell Technologies Italia ha messo in evidenza le nuove esigenze che caratterizzeranno il rapporto tra imprese e lavoratori nel 2022. I cambiamenti organizzativi e tecnologici passeranno dalla capacità delle aziende di generare coinvolgimento integrando user experience e security, grazie a soluzioni di nuova generazione

18 Gen 2022

Domenico Aliperto

Come sta cambiando in Italia la concezione del lavoro dal punto di vista tecnologico, operativo e organizzativo? Ma soprattutto, quali modelli e quali strumenti conviene che le aziende adottino per andare incontro armonicamente a questa trasformazione e rispondere in modo coerente alle nuove esigenze dei propri collaboratori?

Quando è scoppiata la pandemia le imprese e le pubbliche amministrazioni italiane sono state indotte, obtorto collo, ad accelerare o – nella maggior parte dei casi – ad avviare piani di digitalizzazione seguendo l’impeto del momento. L’improvvisazione si è spesso sostituita all’orchestrazione, mentre l’approccio tattico ha prevalso su quello strategico. Nonostante ciò, non solo il sistema economico nel suo complesso ha retto, ma ha anche scoperto i vantaggi che derivano dalla remotizzazione del lavoro e dalla dematerializzazione dei processi.

«Secondo i dati dell’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano, nel 2019 i lavoratori italiani che operavano in modo più o meno saltuario da remoto erano circa 570 mila. Nel corso dell’emergenza sanitaria la cifra è esplosa, raggiungendo il picco di 6,58 milioni di unità nel primo trimestre del 2020. Il 2021 ha conosciuto un trend caratterizzato da un lieve calo del valore, ma una cosa è certa: non si tornerà più allo scenario precedente, e le persone continueranno a praticare, in misure diverse, il lavoro agile. D’altra parte, anche nella PA si sono già poste le basi per un approccio più strutturato alla questione, e la revisione dell’assetto normativo dello Smart Working è allo studio della Commissione parlamentare». A parlare è Emanuele Madini, Associate Partner e Practice Leader dell’area “People & Innovation”, di P4I – Partners4Innovation.

Emanuele Madini

Partner di P4I - Partners4Innovation e Practice Leader dell’area “People & Innovation”

Madini è intervenuto in occasione del webinar “Il lavoro nel 2022: tutti i cambiamenti organizzativi e tecnologici”, un evento in streaming realizzato da Digital360 in collaborazione con Dell Technologies Italia e focalizzato su una survey condotta a quattro mani che a novembre 2021 ha coinvolto It manager e responsabili Hr di 50 aziende private di settori e dimensioni eterogenei, dalla manifattura ai servizi, passando per il turismo, la finanza e il commercio.

Una visione strategica per valorizzare quanto appreso durante l’emergenza

«Attraverso l’indagine abbiamo esplorato valutazioni sul passato, sul presente e sull’ipotetico futuro di un fenomeno che sta mettendo in crisi gli equilibri urbanistici delle grandi città e ponendo nuove sfide anche sul piano della gestione della vita personale. Il decadimento dell’engagement tipico dell’esperienza lavorativa in presenza ha innescato un processo di ripensamento degli obiettivi e delle necessità dell’individuo, che si sta acuendo man mano che cresce la deregolamentazione dello Smart Working», ha spiegato Madini, secondo il quale occorre sviluppare una disciplina corretta e una visione strategica per implementare modelli innovativi, integrando con un approccio sinergico nuove policy, esperienze di lavoro ibride e spazi fisici tradizionali. «Vista da questa prospettiva, l’adozione delle tecnologie digitali rimane fondamentale, ma rappresenta solo una delle componenti essenziali per operare un cambiamento più profondo».

Cambiamento che, in ogni caso è già iniziato. Il campione sondato dalla survey non è però del tutto convinto che le persone e i team abbiano imparato a lavorare meglio negli ultimi mesi. Alla richiesta di dare un voto alla veridicità di questa affermazione, il valore medio della risposta è stato di 7,3 su 10. «Questo perché se da una parte lo Smart Working è riuscito ad accelerare la digitalizzazione dei modelli di lavoro, migliorando nella maggior parte dei casi l’efficienza dei processi», ha spiegato Madini, «dall’altra ha pure generato difficoltà organizzative e deregolamentazione, dovute alla mancanza di preparazione e di una cultura adeguata rispetto alle nuove modalità. Sono così aumentate le riunioni, le comunicazioni a qualunque ora, le difficoltà nel coordinare e nell’allineare le risorse umane, con conseguenti casi di tecno-stress e burnout».

Sicurezza e user experience, le priorità di investimento delle imprese

Secondo la ricerca, si è registrato un incremento della dotazione tecnologica per la sicurezza dei dati, resa necessaria dalla improvvisa transizione al lavoro da remoto, e sono emerse nuove esigenze, come la configurazione e la personalizzazione da remoto dei device, evidenziata da un intervistato su tre, e la necessità di dotarsi di software di collaboration. «Rilevante anche il tema dell’adeguamento delle sale riunioni per il lavoro ibrido, che negli ultimi mesi, con i primi rientri negli uffici, comincia a farsi ricorrente», ha aggiunto Madini.

Va precisato che il trend in Italia si estende a macchia di leopardo, e probabilmente rallenterà in molte Pmi: il 24% dei rispondenti sostiene infatti che lo Smart Working non sarà presente nel proprio futuro professionale. Un terzo del campione dice che comunque aumenterà la flessibilità organizzativa, mentre il 22% deve ancora definire il modello migliore da utilizzare.

«Nell’ambito tecnologico e sul piano delle nuove competenze ritorna il tema della security, al centro delle preoccupazioni del 44% del campione: supportare il lavoro ibrido vuol dire per il 36% dei manager formare il personale e comprendere i rischi che si corrono quando si condividono i dati oltre i tradizionali perimetri aziendali. Il dato riflette le intenzioni dichiarate sulla destinazione dei budget», ha aggiunto Madini. «Dal co-editing ai gruppi di lavoro virtuali, per supportare le nuove modalità operative occorrono strumenti con funzionalità avanzate ma sufficientemente intuitive perché le persone possano utilizzarle in totale sicurezza. Tra le priorità di spesa ci sono dunque investimenti destinati alla cybersecurity e alla riservatezza dei dati aziendali (46%), seguiti da quelli per il cloud e per i device (26%), e quelli per la digitalizzazione dei processi e per gli strumenti di video conference (24%)».

Sono del resto molte le aziende che stanno riprogettando gli uffici, che prendono la forma di piccoli hub distribuiti sul territorio o di grandi headquarter rivisitati in base alle nuove esigenze. Interrogati sull’argomento, i manager partecipanti alla survey sembrano però poco consapevoli del cambiamento in atto: il 44% risponde che gli spazi non cambieranno e saranno usati come prima, ma tuttavia si dice pronto ad accogliere cambiamenti dirompenti. Nel 36% dei casi si apprezza la possibilità di poter scegliere liberamente la postazione di lavoro in qualsiasi sede dell’azienda, e il 20% ospiterebbe all’interno delle proprie sedi startup e partner.

L’offerta di Dell per uno Smart Working realmente inclusivo

«Questo scenario offre grandi opportunità per le aziende che vogliono recuperare o inserire skill nell’organico: la possibilità di acquisire nuovi talenti in qualsiasi parte del territorio, senza l’obbligo di farli spostare, porta enorme ricchezza all’organizzazione», ha commentato Mario Innocenti, Sales Director, Enterprise Customers di Dell Technologies.

Mario Innocenti

Sales Director, Enterprise Customers di Dell Technologies

«E mi conforta sapere che nella survey è emerso il sempre maggiore interesse per gli aspetti legati alla sicurezza, che sono intrinsecamente connessi al tema dello Smart Working. Secondo i dati a disposizione di Dell, d’altra parte, per il 48% delle imprese gestire il lavoro da remoto è molto più difficile proprio a causa degli attacchi che possono essere sferrati sugli endpoint. A livello mondiale il danno derivato da iniziative di questo genere ammonta già a 6 trilioni di dollari. Ecco perché abbiamo deciso di affrontare questa sfida sviluppando una nuova generazione di prodotti e di servizi equipaggiati con sistemi di sicurezza intrinseca, ovvero preinstallati a livello di software, hardware e firmware e in grado di mettere in sicurezza qualsiasi soluzione integrando tutti gli elementi che la compongono, dallo strato di application al cloud, arrivando fino all’edge, componente ormai fondamentale nell’implementazione di tutte le nuove tecnologie».

Sotto il profilo dei servizi Dell punta invece alla condivisione con i propri clienti di un approccio Detect and respond, che grazie all’offerta Managed service aiuta le aziende a rispondere velocemente agli attacchi contro gli endpoint. «Poche oggi sono le organizzazioni in grado di farlo in modo continuativo», ha detto Innocenti, in quanto mancano le competenze interne per sostenere uno sforzo del genere. Dell, che serve già 4 mila clienti 24 ore su 24, sette giorni su sette, può invece garantire l’apporto di tutte le risorse necessarie a potenziare la cybersecurity, vedendo e correlando tutti gli eventi che potenzialmente possono essere ricondotti a iniziative malevoli».

Ma come è emerso dalla survey, parallelamente alla sicurezza bisogna sviluppare anche una user experience appagante e intuitiva, che migliori la produttività aziendale gratificando il lavoratore ibrido in ciascun tipo di situazione. «In questa direzione lavoriamo da anni», ha detto Livio Pisciotta, Senior Sales Manager Client Solutions di Dell Technologies Italia, «sviluppiamo nuove tecnologie per aiutare gli utenti, per semplificare la loro esperienza e migliorarne la produttività. Pensiamo ai nuovi devices con form factor modulari, ultraridotti e dotati di intelligenza artificiale in grado di apprendere il comportamento attivando ottimizzazioni dinamiche. Il risultato è un’esperienza fluida per l’utente ovunque lavori. I display migliorano il comfort visivo, l’ecosistema di periferiche modulari diventa sempre più vasto, smart, multitasking e predisposto alla collaboration. Nell’ottica di dover disporre di sale riunioni con funzionalità sempre più diversificate e complesse – si pensi anche alla formazione in presenza o a distanza – le aziende avranno bisogno di strumenti di elaborazione facilmente integrabili, ma soprattutto implementati di volta in volta con un sizing corretto delle soluzioni in funzione delle esigenze degli utenti. La vera sfida per i prossimi anni, infatti, sarà riuscire a sfruttare le tecnologie per creare un vero effetto inclusivo».

Livio Pisciotta

Italy Senior Sales Manager Client Solutions, Dell Technologies

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Domenico Aliperto

Nato ad Aversa, studia a Milano, dove si laurea in Relazioni Pubbliche all’università IULM e comincia il percorso che lo porterà a diventare giornalista. Per i portali del gruppo Digital360 segue i temi dell’economia digitale e dell’innovazione tecnologica, viaggia, scrive e all'occorrenza fotografa. In passato ha collaborato con diversi quotidiani e magazine. Da sempre appassionato di narrativa e poesia, nel 2016 apre il blog Librimprobabili.com e nel 2017 pubblica con l'editore Biancaevolta il romanzo storico Non Conquistammo Che Sabbia.

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