Future of Work Italia: quasi 1 italiano su 2 sceglie l'hybrid work

Nuovi modelli di lavoro

Future of Work: tra lavoro da casa e lavoro in presenza gli italiani scelgono l'Hybrid Work

Il 47% dei professionisti italiani predilige una modalità di lavoro ibrida e il 12% è in cerca di un nuovo posto che gli consenta di lavorare da remoto full time. La ricerca Future of Work 2021 di LinkedIn mette in luce le nuove esigenze e aspettative degli italiani, ora che si avvicina il momento di definire in che modo procedere a regime

07 Ott 2021

Redazione

Tra il lavoro in ufficio e il lavoro da casa il 47% dei professionisti italiani preferisce un modello di lavoro ibrido. È questo uno dei risultati chiave emersi dalla ricerca Future of Work Italia 2021 realizzata da LinkedIn che ha voluto indagare sul tema del ritorno in ufficio in maniera differente, tra modelli ibridi, Smart Working a tempo indeterminato o full time in ufficio. A seguire gli aspetti più rilevanti individuati dallo studio realizzato sulla base di un sondaggio condotto nel mese di agosto su oltre mille professionisti.

Future of Work Italia 2021: considerazioni e aspettative sul ritorno in ufficio

Mettendo in risalto una possibile strada da seguire che nel new normal recuperi gli aspetti positivi del lavoro in presenza mixandoli con quelli del lavoro da remoto, la ricerca Future of Work Italia scatta una fotografia sulle aspettative e reazioni degli italiani sul rientro in ufficio.

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Infografica ricerca LinkedIn Future of Work 2021 Italia

Quasi un professionista italiano su due preferisce l’hybrid work

Di fronte al 47% dei professionisti italiani che hanno dichiarato di preferire un modello ibrido, il 30% ha sottolineato che preferirebbe invece lavorare a tempo pieno in ufficio, e quasi il 23% a tempo pieno da casa. Tra donne e uomini chi spingerebbe di più per un modello di lavoro ibrido sono le donne (52,9% vs 41,9%) verosimilmente per le possibilità di poter gestire al meglio la famiglia. Dall’altro lato della staccionata ci sono invece i giovani fino ai 24 anni che preferiscono lavorare in ufficio anziché in modalità ibrida. Ed è anche comprensibile, risultando chiaro come una formazione totalmente a distanza pregiudicherebbe la trasmissione di compente trasversali chiave (o soft skill) che non si imparano sui libri ma si sviluppano durante l’attività attraverso il confronto con gli altri. Circa il 67% degli intervistati, infatti, pensa che i membri del proprio team all’inizio della loro carriera abbiano perso l’opportunità, a causa della pandemia, di imparare alcune competenze soft tipiche della vita in ufficio (es. empatia, intelligenza emotiva etc.).

Il lavoro da casa, ritengono i suoi sostenitori, aiuta a mantenere un migliore equilibrio tra vita personale e lavoro (37%), evitare le difficoltà legate al pendolarismo (32%), essere più produttivo rispetto che in ufficio (21%). L’aspetto della socialità invece è la principale motivazione di chi sostiene il lavoro in ufficio: per ben il 44% degli intervistati è il piacere di essere circondati da altre persone e colleghi durante l’orario lavorativo che spinge verso il ritorno alla propria scrivania in azienda. Attenzione poi, il 28,5% dichiara di essere più sedentario nel lavorare da casa, fattore che influisce sulla sanità fisica e mentale, percentuale che sale poi tra le donne (32,44%).

Gli italiani temono che lavorare da casa metta a rischio la carriera

Secondo lo studio Future of Work 2021, il 38% degli intervistati ha il timore che i colleghi che hanno scelto di tornare in ufficio possano essere avvantaggiati dai superiori rispetto a chi lavora da remoto, il 31% pensa che la scelta di rimanere a casa possa influire negativamente sul percorso professionale in generale, mentre tantissimi altri professionisti da remoto (il 34%) teme che la qualità delle interazioni con i colleghi in ufficio possa peggiorare nel tempo.

Con il lavoro da casa cambia lo stile di vita

Già a molti lavoratori è stato richiesto dalle aziende di poter tornare a lavorare in ufficio in maniera più o meno continuativa. A questa richiesta quasi la metà degli intervistati (il 44,5%) ha accettato il regolamento impostato dall’azienda e sono tornati o ritorneranno nel posto di lavoro, mentre il 26% ha chiesto al datore di lavoro di rientrare con un orario flessibile, così da poter lavorare part time anche da casa. C’è chi però di tornare in ufficio non vuole proprio sentirne parlare:  il 12% circa dei partecipanti sta cercando un nuovo lavoro che contempli la modalità remota full time, l’11,66% sta considerando di lasciare il lavoro attuale, mentre il 6,7%, ha dichiarato di aver già lasciato il lavoro perché gli è stato chiesto di tornare in ufficio a tempo pieno, adducendo diverse motivazioni, tra cui la possibilità di potersi prendere meglio cura dei propri figli (circa il 50% dei partecipanti) o dei parenti anziani (39%). Infine, il 42% ha affermato che il lavoro ibrido aiuta loro ad avere un miglior livello di sanità mentale, mentre il 40,6% dice che lavorare da casa, o in un modello ibrido, ha evitato i costi e i fastidi dati dal pendolarismo quotidiano.

Ritorno in ufficio e green pass

Nessun muro al Green Pass per il rientro in ufficio sicuro, anzi. Circa il 75% dei partecipanti alla ricerca LinkedIn Future of Work 2021 ha ritenuto molto o abbastanza importante richiedere che tutti i dipendenti siano vaccinati per il ritorno in ufficio. Inoltre, il 43% degli intervistati ha dichiarato che chiederanno ai colleghi con cui interagiscono regolarmente se hanno ricevuto il vaccino, e il 33% lo chiederanno solo se si troveranno in una situazione in cui ritengono necessario saperlo. In linea generale, solo l’8% afferma che non farà questa richiesta perché non si sente a proprio agio nel farlo, e un altro 8% pensa che non sia una richiesta appropria in una situazione di lavoro.

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