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L'ESPERTO RISPONDE

Come si definiscono i KPI per misurare i benefici di un progetto di Smart Working?

Per definire gli indici di performance più utili si devono considerare tre elementi: come si svolgono le attività progettuali, come valutare l’efficacia di interazione tra le diverse funzioni e quali sono le prestazioni legate ai processi per le attività più ripetitive. La risposta di Emanuele Madini, Associate Partner della società di Advisory P4I – Partners4Innovation

13 Giu 2016

Emanuele Madini

Aiutare le imprese a capire, affrontare e gestire i progetti di Smart Working. Con questo obiettivo Emanuele Madini, Associate Partner della società di Advisory P4I – Partners4Innovation del gruppo Digital360, alla guida della Practice sullo “Smart Working & Workplace Innovation”, risponde ad alcuni quesiti raccolti dai lettori

Per porre le vostre domande potete scrivere a info@digital4.biz.

Emanuele Madini

Associate Partner, P4i - Partners4Innovation

COME SI DEFINISCONO I KPI PER MISURARE I BENEFICI REALI DI UN PROGETTO DI SMART WORKING?

La valutazione di benefici quantificabili e monetizzabili attraverso KPI di business rappresenta un’efficace azione di change management, sulle persone come sui capi, per orientare la cultura e i comportamenti verso approcci di results based management. Il solo fatto di provare a definire e monitorare possibili KPI per misurare la produttività in Smart Working permette, da una parte, di innescare comportamenti positivi delle persone e ottenere miglioramenti sulle performance sfruttando un “effetto Hawthorne” – il miglioramento della performance per il solo fatto di fare parte di un progetto pilota – e, dall’altra, di orientare più facilmente la leadership dei capi verso approcci di delega, responsabilizzazione e valutazioni del risultato.

Un possibile dashboard da utilizzare per supportare la definizione di KPI deve tenere in considerazione tre elementi nei diversi team e funzioni aziendali: indicatori di prestazione legati ai processi per le attività più routinarie e ripetitive, indicatori legati allo svolgimento di attività progettuali e indicatori per valutare l’efficacia di interazione tra le diverse funzioni. I benefici ottenuti con lo Smart Working vanno costantemente monitorati e comunicati sia all’esterno – in ottica di employer branding – sia all’interno dell’organizzazione. Questo può facilitare un commitment che permetta di attivare un reale cambiamento culturale e, allo stesso tempo, di incentivare gli investimenti in tecnologia, spazi fisici e formazione. Grazie al monitoraggio dei progetti pilota è infatti possibile stimare concretamente l’impatto sull’intera organizzazione così da poter costruire veri e propri business case di successo e valutazioni sul reale ritorno degli investimenti.

Emanuele Madini è un innovatore digitale che da anni accompagna le aziende nel percorso di ripensamento del modello organizzativo e digitale. In P4I – Partners4Innovation guida la Practice sullo “Smart Working & Workplace Innovation” e supporta imprese e PA nello sviluppo di modelli di lavoro innovativi, finalizzati a migliorare la produttività, l’efficacia prestazionale e il livello di coinvolgimento delle persone.

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