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Ricerche e studi

Cresce la domanda di competenze digitali, richieste in più di un contratto di lavoro su due

Lo sviluppo tecnologico sta incidendo sulle competenze richieste ai lavoratori: in futuro a oltre 9 profili su 10 saranno richieste competenze digitali. A risentire di questo trend è il gap tra domanda e offerta di lavoro, che continua a crescere: nel 2018 nel 25% dei casi è stato difficile trovare il profilo richiesto. I dati del Rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal

09 Apr 2019

Redazione

In Italia cresce la domanda di competenze digitali e profili professionali più qualificati. Il mondo del lavoro sta vivendo una profonda trasformazione e avere dimestichezza con il digitale e con metodi matematici e informatici è oggi uno dei fattori essenziali per più di un’assunzione su due. In particolare, il possesso di competenze digitali è richiesto a quasi il 60% delle figure professionali, con grado elevato al 62,5% delle professioni specialistiche, al 58% dei dirigenti, al 53,9% delle professioni tecniche e al 49% degli impiegati. La capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici è ritenuta necessaria, invece, per il 51% delle entrate programmate nel mondo del lavoro. Le quote più rilevanti in termini di richiesta di grado elevato si riscontrano per il 51,3% delle entrate dei dirigenti e per il 50,3% di quelle di professioni specializzate. Minore incidenza (36,3%) ha invece la ricerca di profili professionali capaci di applicare le tecnologie 4.0.

A metterlo nero su bianco il Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere e Anpal, che ha messo in luce come lo sviluppo tecnologico stia incidendo anche sulle competenze richieste ai lavoratori: «In futuro a oltre 9 profili su 10 saranno richieste competenze digitali. A questo si aggiunge la crescente ricerca di profili qualificati», ha sottolineato il Presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli.

Carlo Sangalli

Presidente di Unioncamere

Il Rapporto Excelsior evidenzia, infatti, un aumento del fabbisogno di dirigenti, specialisti e tecnici, che raggiunge il 19% del totale delle entrate programmate da imprese dell’industria e dei servizi (oltre 4milioni e 500mila, in totale), evidenziando la tendenza che vede l’incremento della richiesta di profili professionali più qualificati (rispetto all’anno precedente è stata registrata una diminuzione di 3 punti percentuali della quota di ingressi destinati alle professioni non qualificate, che si attesta al 15%).

I 30 profili più difficili da reperire

Tra i primi 30 profili difficili da reperire, quelli della filiera dell’elettronica e informatica presentano diversi gradi di specializzazione: pur spiccando ai primi posti di questa categoria gli analisti e i progettisti di software e gli ingegneri energetici e meccanici, ci sono anche gli installatori, i manutentori e riparatori di apparecchiature informatiche e gli specialisti di saldatura elettrica. Inoltre diciannove profili riguardano professioni tecniche nell’ambito industriale (elettrotecnici, tecnici elettronici, tecnici meccanici) e nell’ambito dei servizi (agenti assicurativi, tecnici programmatori, agenti immobiliari).

Cresce il gap tra domanda e offerta

La domanda di lavoro e l’offerta sul mercato ancora presentano un forte disallineamento, che nel 2018 ha riguardato il 26% degli oltre 4,5 milioni di contratti di lavoro che il sistema produttivo aveva in programma di stipulare.

Secondo il rapporto è difficile trovare addetti soprattutto nelle regioni settentrionali, dove il mercato del lavoro è più competitivo ed efficiente. Ma anche al Sud, nonostante i tassi di disoccupazione siano più che doppi rispetto al Nord, si fa fatica: si parla di un lavoratore su cinque e, per alcuni gruppi professionali, si riscontrano complessità maggiori nel Mezzogiorno rispetto ad altre zone del paese.

In riferimento al mondo dei giovani, la difficoltà di reperimento media sale oltre il 26%. Del milione e 267mila contratti per i quali le imprese si sono dichiarate orientate preferibilmente verso gli under 30, il 28% è ritenuto non facile da trovare, con punte del 62% per gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, del 45% per i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione e del 43% per gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.

Come ha commentato Sangalli: «Occorre far collaborare tutti i soggetti coinvolti per migliorare la qualità dei servizi di istruzione, formazione e lavoro. Le Camere di commercio possono garantire, attraverso il Sistema informativo Excelsior e il Registro delle imprese, un’informazione corretta, aggiornata, puntuale e tempestiva sia sul mercato del lavoro sia sul tessuto produttivo».

Difficili da trovare soprattutto le ‘high’ skill e gli operai specializzati

Il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro riguarda quasi il 40% dei 265mila profili di dirigenti, professioni intellettuali, scientifiche e a elevata specializzazione, ricercati lo scorso anno dalle imprese. Quasi la stessa difficoltà di reperimento interessa anche le 603mila entrate di profili tecnici e le 697mila di operai specializzati. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro interessa poi il 26,5% dei 649mila conduttori di impianti, il 22,1% del milione e 238mila profili qualificati nelle attività commerciali e nei servizi, il 19,5% dei 400mila impiegati. Solo il 12,1% delle 701mila professioni non qualificate risulta invece difficile da reperire.

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