Digital mismatch: a rischio 1,5 milioni di lavoratori per la mancanza di skill

Nuove competenze

Digital mismatch, la mancanza di competenze digitali in Italia mette a rischio 1,5 milioni di occupati

Il XXV Rapporto sull’economia globale e l’Italia del Centro Einaudi individua un potenziale problema per l’occupazione e le aziende: le persone prive delle adeguate digital skill richieste dal mercato rischiano di restare senza lavoro, e le organizzazioni di non trovare il personale con le competenze di cui avrebbero bisogno. Non basta quindi investire in infrastrutture, ricerca e innovazione, serve spingere sulla formazione del capitale umano

23 Lug 2021

Redazione

Con la necessità pressante di dare spazio alle nuove competenze digitali ,”1,5 milioni di lavoratori italiani sono a rischio non solo di non tornare all’occupazione precedente, ma hanno anche minori possibilità di trovare un lavoro diverso essendo prive delle competenze per farlo”. Il tema del digital mismatch sta quindi diventando sempre più centrale. A rivelarlo è il  XXV Rapporto sull’economia globale e l’Italia firmato dal Centro Einaudi, presentato recentemente. Il Rapporto, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo, analizza l’evoluzione dei mercati mondiali dal punto di vista degli sviluppi congiunturali, dei settori, delle imprese, delle regole, e la posizione dell’Italia nell’economia globale. Quest’anno, in particolare, prende in esame l’esperienza complessa dei mesi passati, che ha profondamente trasformato equilibri e rapporti di forza economica e politica, cercando di individuare le tendenze e opportunità per il futuro.

Digital mismatch: le competenze digitali mettono un vincola alla ripartenza

Con il termine digital mismatch si intende il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro in campo digitale, condizione da sempre presente nel nostro Paese. Tuttavia, con la spinta alla digitalizzazione ricevuta dall’emergenza sanitaria, questo indicatore ha assunto un ruolo di rilievo all’interno delle politiche del lavoro e delle strategie per la ripartenza.

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“Commercio online e Smart Working sono qui per restare: a certificare la fine di un’epoca, nel 2020 le vendite di vestiti grigi – gli abiti formali da uomo simbolo del lavoro impiegatizio e manageriale nel secolo scorso – sono più che dimezzate rispetto al 2011”, afferma lo studio. Questo significa che, se non prontamente accompagnati attraverso un percorso di upskilling o reskilling, una volta terminata la copertura della cassa integrazione molte persone prive delle adeguate competenze digitali richieste dal mercato rischiano di restare senza lavoro, di contro le aziende rischiano di non trovare il personale di cui avrebbero bisogno.

Non solo sussidi, ma reali opportunità di crescita

“Per ripartire l’Italia ha bisogno di investimenti ‘buoni’ in infrastrutture, in ricerca e innovazione, in formazione del capitale umano”, è questa la ricetta proposta dal Rapporto per lo sviluppo del Paese. La riforma degli ammortizzatori sociali che il Governo Draghi si è impegnato a presentare in autunno, dunque, “dovrà essere accompagnata da una riforma delle politiche attive del lavoro che abbia come stella polare quella di munire tutti i lavoratori delle competenze digitali che pongano in grado di trovare, o ritrovare, un lavoro. Alle persone, e alle imprese, si dovranno offrire non solo sussidi, ma opportunità reali di crescita”, afferma Mario Deaglio, docente emerito di Economia Internazionale dell’Università di Torino e curatore del Rapporto. Decisivo diventa per l’Italia – spiega il Rapporto – trovare una soluzione, insieme a quello delle donne, al problema dei Neet, i soggetti di età inferiore a 30 anni che non risultano né occupati né impegnati in attività di studio e di formazione, come le iniziative volte a prepararli e a introdurli nel mondo del lavoro.

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