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Il lavoro che cambia

Polimi: le nuove professioni del Cloud. Al primo posto c’è il Security Specialist

L’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano traccia una mappatura delle competenze richieste e mette in evidenza i profili delle 6 figure più ricercate. Mariano Corso: «Si tratta di professionalità scarsamente presenti nelle aziende, con percentuali di diffusione anche inferiori al 10%»

11 Ott 2018

Redazione

Il Cloud non rappresenta solo una sfida tecnologica, richiede un cambiamento che, partendo dai processi e dalle competenze specifiche della direzione IT, si estenda a tutta l’organizzazione: per questo oggi si può parlare di nuove professioni del Cloud. Nell’era digitale, è importante intraprendere un percorso verso nuove modalità di lavoro che permettano all’organizzazione di rispondere ai cambiamenti di mercato in modo rapido ed efficace. In occasione della ricerca 2018, che ha coinvolto 124 CIO, l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano ha approfondito il tema delle nuove professioni del Cloud, per capire come stanno cambiando le competenze, le professionalità e i modelli organizzativi per la Cloud Transformation.

«Se dal punto di vista tecnologico siamo avanti, per quanto riguarda i modelli organizzativi orientati all’adozione del Cloud lo siamo molto meno», sottolinea Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. «È inevitabile che una trasformazione di questo tipo abbia ripercussioni su practice e skill richieste all’interno dell’azienda: il Cloud oggi è un driver di cambiamento per l’intera struttura organizzativa. In tal senso lo sviluppo di nuove competenze rappresenta un challenge fondamentale».

Quali competenze per il nuovo Cloud?

La domanda da porsi oggi è: “Cosa deve saper fare chi si occupa di Cloud?”. Dalla governance alla gestione operativa, dalla gestione progettuale fino alle soft skill, sono tante le sfaccettature della trasformazione Cloud e in molti casi si deve fare i conti con processi e attività che richiedono nuove professioni del Cloud. L’ottava edizione della ricerca dell’Osservatorio ha approfondito il tema e proposto una mappatura puntuale: «Si tratta di professionalità nuove, scarsamente presenti nelle aziende, con percentuali di diffusione anche inferiori al 10%», ribadisce Corso, evidenziando come la mancanza di competenze e risorse qualificate sia un problema per il 38% delle grandi organizzazioni e il 47% delle piccole e medie imprese.

«Il Cloud è ormai una realtà in quasi tutte le aziende italiane ed estere. Questo cambiamento, tuttavia, non è solo tecnologico ma comporta una trasformazione più profonda: sono le competenze il fattore chiave per cogliere tutti i benefici di questo trend abilitante. Infatti, la ricerca mostra che la mancanza di un mix adeguato di competenze è nel 53% dei casi la principale motivazione per cui le aziende non utilizzano il Cloud», continua Corso.

Già nel 2016, quando l’Osservatorio si era proposto di analizzare l’evoluzione delle professionalità legate al Cloud, era emersa la necessità di introdurre nuove competenze. Due anni fa quella ritenuta essenziale era il contract management (28%), evidenziando un cambiamento radicale del ruolo dell’IT, che non si occupava più solamente della gestione operativa ma ricopriva una posizione più attiva nella relazione con i fornitori. A seguire le competenze più rilevanti erano l’enterprise architecture (26%) e il project management (21%), ad indicare l’importanza di definire una roadmap evolutiva e dell’architettura nel suo complesso.

A distanza di due anni, l’esigenza di trasformare il modo di fare IT è ancora più centrale. Come ha rilevato quest’anno l’Osservatorio, in alcuni casi questo trend ha portato alla creazione di un team dedicato al Cloud: l’8% del campione dichiara di averne uno e il 13% prevede di introdurlo. «Il fatto che un’azienda su cinque stia pensando di creare un team dedicato al governo della nuvola dimostra che quando si parla di Cloud si fa riferimento a un vero e proprio ripensamento dell’organizzazione che consente di sfruttare le opportunità messe a disposizione», ribadisce Corso.

Le nuove professioni del Cloud

Quest’anno, l’analisi ha individuato le nuove professioni del Cloud, analizzando le offerte di lavoro. Si tratta di professionalità a oggi scarsamente presenti nelle aziende, con percentuali di diffusione al di sotto del 10%. Presentandole in ordine decrescente rispetto all’interesse prospettico, per ciascuna professione l’Osservatorio ha individuato le peculiarità, attraverso l’analisi di fonti secondarie e dei requisiti richiesti al candidato nelle offerte di lavoro:

Cloud Security Specialist (di interesse per il 32% del campione): è responsabile di creare e coordinare una strategia che garantisca la sicurezza sia dei sistemi interni, sia dei servizi in Cloud. Si tratta di una figura che va a colmare un gap tra le esigenze dei responsabili della sicurezza interni all’azienda e quelli del fornitore;

Cloud Architect (30%): si occupa di governare l’architettura Cloud mantenendola in linea con quella aziendale, creando una strategia di Cloud Adoption e coordinandone la messa in pratica;

Cloud Specialist (27%): supporta il processo di migrazione in Cloud analizzando le esigenze aziendali e selezionando le tecnologie più adeguate, alla luce di un’approfondita conoscenza del mercato Cloud;

Cloud Operations Administrator (25%): si occupa della gestione delle Operations nel Cloud. Possiede capacità e conoscenze tecniche per lavorare in team cross funzionali, ricoprire un ruolo rilevante nelle scelte architetturali, gestire il Cloud deployment, gestire l’incident resolution e automatizzare le operations;

Cloud Systems Engineer (25%): si occupa della gestione sistemistica ai tempi del Cloud, supportando un’evoluzione strutturata di tutte le risorse IT aziendali. Lavora a stretto contatto con sviluppatori so ware e product manager team per creare e gestire servizi software scalabili;

Cloud Native DevOps Engineer (17%): supporta una maggiore continuità tra le attività di sviluppo, rilascio e gestione di applicazioni in Cloud. Ha profonda conoscenza dei paradigmi architetturali Cloud Native e degli strumenti di DevOps resi disponibili sulle piattaforme in Cloud. Ha familiarità con i linguaggi di programmazione anche se non è necessariamente coinvolto nella scrittura di codice.

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