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Ricerche

Quel difficile rientro delle neo-mamme a lavoro

Flessibilità d’orario e ufficio virtuale sono i fattori chiave per conciliare lavoro e famiglia. Ma le aziende, soprattutto italiane, cavalcano poco l’idea di una forza lavoro flessibile

08 Mar 2013

Oltre il 90% delle donne di tutto il mondo non sarebbe costretto a rinunciare al proprio posto di lavoro al rientro dal congedo di maternità, se avesse orari flessibili e un ufficio virtuale.

E’ quanto emerge da uno studio di Regus, noto fornitore di soluzioni flessibili per uffici e sedi lavorative, che ha condotto una ricerca su 26mila tra professionisti e piccoli imprenditori di tutto il mondo.

E invece la situazione che si prospetta oggi non supporta affatto le mamme nel conciliare la vita lavorativa e familiare, in particolare in Italia, costringendole spesso a lasciare il proprio posto di lavoro. Del resto, sempre secondo Regus, il 75% delle imprese italiane non promuove né premia i manager che incoraggiano la creazione di una forza di lavoro flessibile.

Nel giorno della Festa della donna, insomma, le mamme hanno ben poco da festeggiare.

Eppure basterebbero delle semplici accortezze.

Per oltre un intervistato su dieci, la possibilità di avere un orario più elastico consentirebbe alle donna di svolgere il proprio ruolo di madre senza eccessive rinunce. Se poi ci fosse un asilo nido nelle vicinanze del luogo di lavoro il rientro delle neo mamme sarebbe decisamente favorito, così come ha ribadito l’85% degli intervistati.

«Considerando la tendenza globale verso modelli di lavoro più flessibili – spiega Mauro Mordini, direttore generale di Regus in Italia – la ricerca evidenzia la necessità urgente di attuare un cambiamento nei metodi di lavoro in particolar modo per le neo-mamme, il cui contributo allo sviluppo aziendale ed economico sarebbe altrimenti compromesso. I vantaggi di un reintegro delle donne dopo la maternità sono tanti: possibilità di accedere a risorse qualificate ed esperte, minore turnover del personale e una maggiore produttività».

Recenti studi hanno mostrato, infatti, come il ruolo delle donne nella creazione di ricchezza per un Paese sia molto importante non solo nelle nazioni che stanno vivendo un boom economico, come Cina e India, ma anche nelle economie mature: secondo quanto scritto in uno studio del World Economic Forum, se gli stipendi delle donne raggiungessero quelli degli uomini, il Pil ne gioverebbe notevolmente: negli Usa del 9%, nell’Ue del 13%, in Giappone del 16%.

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