Leadership gentile, il successo delle organizzazioni passa anche da qui

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Leadership gentile, il successo delle organizzazioni passa anche da qui

All’interno delle organizzazioni italiane il 59% dei capi non considera la gentilezza un elemento importante o addirittura premia un clima rigoroso, credendolo più funzionale. Ma non è così. Un’indagine di InfoJobs invita a riflettere sul suo ruolo sul posto di lavoro, tra realtà e aspettative, e delinea il profilo del leader gentile

13 Nov 2020

Simona Politini

Nell’immaginario collettivo tradizionale la figura dell’imprenditore di successo è lontana dal concetto di leadership gentile e contrasta con l’idea di un approccio improntato sulla gentilezza. Questo accade perché da sempre ci è stata trasmessa l’idea che cortesia ed affabilità non portano da nessuna parte soprattutto nel mondo del lavoro, spietato e competitivo. Tuttavia, la maggiore attenzione che oggi si ripone al tema del benessere sul posto di lavoro ha permesso di rilevare come abbracciare e promuovere la cultura della gentilezza in azienda non solo rende la forza lavoro più felice, ma può avere un impatto positivo sui profitti. Così, in occasione della Giornata mondiale della gentilezza che si è celebrata venerdì 13 novembre, InfoJobs, la piattaforma per la ricerca di lavoro online, presenta i risultati dell’indagine sulla gentilezza al lavoro compiuta intervistando un campione di circa 2.000 lavoratori iscritti al suo servizio in tutta Italia. La ricerca mira a comprendere cosa sia la gentilezza al lavoro e se e come sia cambiata per via del Covid-19.

La gentilezza sul lavoro: un punto di forza per le organizzazioni

La dimostrazione che i tempi stanno evolvendosi ce la dà questo primo dato: il 65% degli intervistati considera la gentilezza sul lavoro un punto di forza, per il 20% circa è addirittura un elemento imprescindibile. In netta minoranza chi ne evidenzia gli aspetti negativi identificando la gentilezza come illusione (6,2%), debolezza (1,5%) o una tattica per trarne vantaggi (7,4%).

Certo, il confronto con la realtà non genera aspettative future proprio rosee. Rispetto alla propria azienda il 36,1% degli intervistati sostiene infatti che la gentilezza sarà una consapevolezza sempre più acquisita: quanto più il lavoratore si sentirà apprezzato tanto più alta sarà la sua dedizione al lavoro e di conseguenza la sua produttività. Più pessimista la maggioranza del campione: il 18,2% pensa che, se si troverà spazio, per la gentilezza, sarà puramente per una questione di apparenza e reputazione, mentre per il 45,7% la propria azienda continuerà a sostenere un clima rigoroso e competitivo perché visto come più utile alla produttività.

Leadership gentile vs leadership di potere

Mentre se tra colleghi la gentilezza trova terreno fertile, manifestandosi soprattutto attraverso azioni di supporto nelle difficoltà e nella distribuzione dei carichi di lavoro (61%), a livello di leadership si potrebbe affermare l’opposto. Dall’indagine emerge infatti che il 59% degli intervistati ritiene che il proprio capo non considera leadership gentile un elemento importante (41,5%) o addirittura ha un superiore che premia un clima rigoroso, credendolo più funzionale (17,5%), di contro a un 41% che dichiara di avere un leader gentile, per il quale fare squadra e gentilezza sono elementi chiave per ottenere risultati. Ma se essere un buon leader significa saper ascoltare, motivare e far emergere il potenziale dal gruppo, appare evidente che una leadership fondata sul potere, sebbene ad un’analisi superficiale possa sembrare vincente, in realtà è più verosimilmente assimilabile ad una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare in un momento inatteso facendo collassare parte dell’organizzazione e generando un effetto a catena a volte devastante. Non di rado, in questi casi, nel team si assiste infatti a manifestazioni di svogliatezza, mancanza di motivazione ed engagement, sino a dimissioni improvvise come a periodi di congedi di malattia prolungati, tutto ciò non senza ripercussioni sul raggiungimento degli obiettivi di business prefissati dal leader poco illuminato al quale non è chiaro ancora il concetto che la leadership non si impone ma si conquista.

Quali sono dunque le 4 caratteristiche principali di una leadership gentile? Ce lo svela sempre lo studio secondo il quale il leader gentile:

  1. ha spirito di squadra: non esiste “io” ma solo “noi”, per successi e fallimenti (38%);
  2. guida il team al raggiungimento degli obiettivi, senza imporre idee e metodi (24%);
  3. premia i risultati, indaga gli insuccessi senza colpevolizzare (23%);
  4. sa ascoltare e gratificare (15%).

Gentilezza sul lavoro ai tempi del Covid-19

Ma è possibile alimentare la gentilezza sul posto di lavoro quando il luogo di lavoro si dematerializza? La risposta è sì. Lo studio rivela infatti che ascoltare un collega e supportarlo per la consegna di un lavoro rimangono azioni quotidiane anche a distanza per la maggior parte degli italiani (50%), a conferma che per essere una squadra non bisogna necessariamente lavorare gomito a gomito, e anche i momenti conviviali possono essere rivissuti online (16,5%). Non per tutti però: il 16,3% avverte la mancanza della confidenza e immediatezza data dal contatto fisico, mentre il 17,1% dichiara di sentirsi più lontano anche mentalmente e imbarazzato dietro lo schermo.

Chi poi ha la fortuna di avere un leader gentile, ha visto crescere a distanza la fiducia, sentendosi autonomo ma sempre parte di un gruppo (35%) e aumentare occasioni di confronto e allineamento più o meno formali per mantenere vivi senso di appartenenza e performance (25,5%).

Possiamo concludere dunque che da remoto o di presenza la gentilezza al lavoro rimane importante perché permette di trovare serenità e empatia in questo momento difficile (27,1%) e perché tutti abbiamo la necessità di intravedere un sorriso dietro le mascherine (33%).

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