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Indagini

Dove vuoi lavorare? Le aziende italiane fuori classifica

Nessuna società del Bel Paese compare quest’anno nella graduatoria globale di Great place to work. Un’indagine sulle imprese più gettonate, realizzata da Linkedin, vede comparire solo ENI e Saipem nella coda della lista delle top 100. Fanno il pieno le aziende IT

24 Ott 2013

Piero Todorovich

Nell’ultima classifica Great place to work dei migliori posti al mondo in cui è possibile lavorare non c’è alcuna società italiana. E questa è la prima volta che succede da quando la società americana di consulenza ha iniziato le sue indagini a livello mondiale.

Un fatto reso meno significativo o forse più grave, a seconda dei punti di vista, se si considera il basso numero di società multinazionali che hanno sede nel Bel Paese.

La classifica ha quest’anno messo ai primi posti molte società del settore hi-tech, un ambito che nel nostro Paese è poco rappresentato o presidiato solo dalle filiali di aziende estere. Filiali italiane che in ogni caso non hanno brillato, visto che solo otto, sulle dodici dello scorso anno, hanno vista confermata la palma del Great place to work.

Quest’anno l’indagine ha analizzato 6.200 società per un totale di ben tre milioni di lavoratori. In essa svettano le società americane, con al primo posto, senza troppe sorprese Google, azienda ben nota per aver introdotto innovazioni quali il permesso ai dipendenti di spendere una parte del proprio tempo (il 20%) per sviluppare idee proprie e creato dei momenti settimanali di confronto con i fondatori Page e Brin.

Seguono al secondo e al terzo posto la società di software per business intelligence Sas Institute e il vendor di sistemi di storage informatico Netapp.

Le società hi-tech sono risultate quindi vincenti rispetto a molte altre società che operano nei mercati più tradizionali per via del modo differente con cui gestiscono le risorse umane: più consono al dinamismo del settore d’appartenenza, e quindi aperto alla valorizzazione della creatività e dell’ingegno del singolo lavoratore.

Le politiche che aiutano a creare maggiore fiducia e soddisfazione dei dipendenti hanno richiamato quindi l’attenzione dei ricercatori più di altri fattori che in precedenza erano considerati significativi: quali la piacevolezza dei uffici o l’esistenza di luoghi aziendali per il relax nelle pause.

Secondo vari studi, i dipendenti felici avrebbero una produttività del 30% superiore alla media. La serentità del lavoro deve quindi essere presa in maggiore considerazione dalle aziende e Great place to work ha dato quest’anno molto peso alle innovazioni che vanno in questa direzione. Un esempio è dato con la “settimana in famiglia”, concessa a Natale da Autodesk ai suoi dipendenti, in aggiunta al monte ore standard delle ferie.


ENI e Saipem nelle “top 100” di Linkedin
Sia pure con metodologie meno trasparenti e più automatizzate, anche Linkedin ha steso una propria classifica dei posti di lavoro più ambiti al mondo. Si tratta della seconda classifica redatta dal gestore social network, basata sull’elaborazione di qualcosa come 25 miliardi di interazioni realizzate tra i 238 milioni di utenti.

Anche qui, senza sorprese, svettano le multinazionali americane e troviamo ai primi tre posti, nell’ordine: Google, Apple e Unilever. I settori più rappresentati tra le aziende più ricercate dai lavoratori riguardano, sempre nell’ordine, il retail, l’energia e, solo al terzo posto, l’information technology.

Nella lista delle Top 100 stilata da Linkedin, compaiono in posizione non molto avanzata due sole aziende italiane del settore energia: Saipem e ENI, rispettivamente al 95° e 100° posto.

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