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DIGITAL TRANSFORMATION

Cornerstone OnDemand cresce in Europa e punta tutto sulla convergenza

Il gruppo americano, specializzato in soluzioni Cloud per la gestione delle risorse umane, fa il bilancio dei primi dieci anni nel Vecchio Continente. «Quello europeo è uno dei mercati più importanti e nutriamo grandi aspettative anche sull’Italia», afferma in questa intervista esclusiva Vincent Belliveau, responsabile Emea di Cornerstone OnDemand

13 Nov 2017

Gaia Fiertler

Vincent Belliveau, responsabile Emea di Cornerstone OnDemand“Convergence” è il titolo e il filo conduttore della conferenza europea organizzata quest’anno a Londra da Cornerstone, il gruppo americano che dal 1999 supporta la gestione delle risorse umane (core e HCM-Human Capital Management) con soluzioni Cloud, personalizzabili in base alle esigenze dei clienti e delle diverse aree geografiche.


A Vincent Belliveau, responsabile Emea che ha aperto la conferenza, chiediamo un bilancio di questi dieci anni e la strategia di sviluppo in Europa e in Italia.

Qual è il bilancio di questi primi dieci anni sul mercato europeo?

In dieci anni siamo passati dalla presenza in tre Paesi con una decina di collaboratori alla diffusione delle nostre soluzioni in 16 Paesi con diverse centinaia di dipendenti. L’Europa è uno dei nostri mercati principali, dove stiamo vivendo un momento di crescita molto importante. Inoltre, le richieste che ci vengono dai clienti europei sono il principale stimolo allo sviluppo di nuovi prodotti a livello mondiale. La soluzione HR di Cornerstone, per esempio, è stata pensata e progettata proprio per le necessità delle aziende europee e ora sta avendo successo anche altrove.

Come vi posizionate in Italia?

In Italia siamo presenti da oltre cinque anni, negli ultimi tre anni abbiamo triplicato il team locale e lavoriamo con realtà primarie, come Banca Mediolanum, WindTre e Canali. L’Italia, che è la terza economia della Eurozona, è una grande opportunità per noi.

Qual è la vostra strategia di sviluppo?

Noi vogliamo essere player locali forti, con clienti, team ed ecosistemi altrettanto forti e vogliamo essere sempre più vicini ai bisogni delle aziende. La nostra soluzione HR nasce in cloud, il che significa che i nostri clienti accedono tutti alla stessa tecnologia e agli stessi servizi. Ma allo stesso tempo è una tecnologia agile, perché ognuno ha le proprie sfide da vincere. Così alcune suite sono più diffuse in alcune geografiche che in altre (come la gestione HR in Europa); allo stesso modo, però, determinate richieste avute in alcune aree, con relative personalizzazioni, si sono rivelate utili anche a livello globale, come l’adeguamento al regolamento della privacy dei dati in Europa che è una esigenza sentita anche in Asia.

La convergenza fa parte della strategia?

Sì, convergenza significa “tenere tutto insieme”, ricondurre allo stesso sistema e rendere comunicabili, interagibili e integrabili tra loro processi, esperienze, grandi menti, nuove intuizioni, e altro ancora. Noi crediamo in un approccio integrato di gestione del capitale umano, che combini in modo armonioso l’esperienza del dipendente con le necessità di efficienza dell’HR. La nostra piattaforma è già “responsiva”, cioè accessibile, e le nostre app native per iOS e Android offrono ulteriori funzionalità, come l’accesso ai contenuti offline. Il prossimo step, su cui siamo già a buon punto, è aprire la nostra piattaforma a procedure APl (Application Programming Interface) in modo da permettere a clienti e partner di sviluppare interfacce con ulteriori software di terze parti. Abbiamo anche Cornerstone Edge che semplifica l’integrazione tra la nostra piattaforma di HCM e altre applicazioni per la forza lavoro, per massimizzare l’investimento e aumentare l’agilità del business. Noi siamo in grado di integrarci con qualsiasi sistema i nostri clienti scelgano. Quello che suggerisco sempre è di scegliere le soluzioni che meglio supportino la strategia di business, come un miglior reclutamento delle risorse umane, l’inserimento in azienda (onboarding), lo sviluppo, la formazione, la collaborazione e il sistema di retribuzione. Questi sistemi avanzati si possono integrare con i sistemi già esistenti come il payroll, mantenendo ciò che già funziona e unificando i dati sulla forza lavoro, digitalizzando i processi e guidando il successo del business.

Grandi aspettative sui big data?

Sì, la convergenza applicata ai big data offrirà grandi opportunità. L’analisi predittiva dei dati darà indicazioni sulle modalità di lavoro più efficaci e aiuterà a prendere decisioni più consapevoli sulla pianificazione della forza lavoro e dei talenti per essere di supporto agli obiettivi aziendali. Le organizzazioni hanno bisogno di fare leva sulla enorme quantità di dati a disposizione per ottenere informazioni più sicure e risolvere per tempo il gap di competenze che è in aumento, facendo crescere i leader futuri e migliorando il livello di engagement dei collaboratori. Noi abbiamo un’ampia offerta di soluzioni di Analytics (Reporting, Insights, View, Planning, Benchmark) per aiutare a prendere decisioni strategiche più efficaci. La nostra futura visione è che ogni parte della nostra piattaforma si basi su Intelligenza artificiale e da Machine learning, le macchine che apprendono.

A Londra avere presentato Content Anytime, che sembra in linea con la strategia della convergenza…

Esattamente. Content Anytime è la nuova soluzione in abbonamento per l’apprendimento continuo e personalizzato dei manager, un sistema di acquisizione di contenuti da fonti diverse, non solo tradizionali, come TedEx, sia per le competenze tecniche che per le soft skill, ottimizzato anche per il mobile.

La velocità dell’innovazione impone anche a voi provider di essere sempre al passo dal punto di vista organizzativo, tenere la mente aperta e assicurarvi sempre le competenze migliori all’interno?

Certo, mettiamo in pratica quello che predichiamo. Investiamo per primi nello sviluppo delle nostre persone perché crediamo che il successo del business dipenda dall’espressione del potenziale della forza lavoro. Abbiamo dalla nostra una forte cultura dell’innovazione e del successo del cliente presente fin dall’inizio, grazie al nostro fondatore Adam Miller, che è ancora a capo dell’azienda. Abbiamo un livello di retention molto alto e, per esempio, in Europa c’è ancora il team che ha aperto il mercato europeo dieci anni fa. Inoltre non cresciamo per acquisizioni, ma organicamente e questo ci assicura una cultura comune, oltre a non dover integrare già all’interno differenti tecnologie. Siamo infine molto attrattivi verso i giovani talenti, grazie ad alcune caratteristiche che ci contraddistinguono per capacità d’innovazione. Primi ad aver introdotto il Cloud già nel 1999, primi a offrire nel 2002 un sistema integrato di talent management, e big data analytics e machine learning integrati direttamente alla piattaforma. Abbiamo inoltre introdotto per primi la figura del Client success manager, con background HR, che segue da vicino i progetti d’innovazione dei clienti per ottenere risultati il più velocemente possibile. Infine restituiamo alla società e alle comunità locali parte del nostro guadagno. Per esempio, di recente in Inghilterra abbiamo sostenuto un hackaton con l’associazione “Stemettes” per la diffusione delle competenze tecniche e scientifiche tra le ragazze e il gruppo coinvolto ha vissuto un’esperienza molto arricchente.

Digital tranformation e HR transformation: vanno di pari passo nelle varie aree geografiche?

Noi stiamo vedendo in tutto il mondo una grande trasformazione nei luoghi di lavoro grazie al rapido sviluppo tecnologico, con una tendenza generale a introdurre sistemi centralizzati e applicativi per preparare la forza lavoro alla nuova era digitale. Poi certo ci sono velocità diverse. Se guardo all’Europa, una recente ricerca di IDC mostra che Paesi come la Germania, la Svezia e la Gran Bretagna hanno investito prima degli altri Paesi in tecnologie digitali, il che è stato positivo all’epoca, ma ora devono affrontare la sfida di modernizzare i sistemi, che è più complicato partendo da software tradizionali. Altri Paesi come l’Italia o la Francia invece, partite dopo, hanno un altro tipo di resistenza, più culturale. La cultura aziendale e la retention dei dipendenti sono le sfide principali per riuscire a realizzare la loro digital transformation.

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