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analisi

Competenze digitali, il sistema scolastico non supporta la formazione degli under 35

Il 59% dei giovani acquisce le digital skill in autonomia, il 57% sul posto di lavoro. L’infrastruttura tecnologica delle scuole è considerata inadatta all’apprendimento e gli insegnanti impreparati a far affrontare le sfide digitali e rispondere alle relative richieste del mondo del lavoro. La ricerca “Generazioni digitali al lavoro” di Fondazione Sodalitas e Randstad Italia

09 Nov 2015

Gaia Fiertler

Le digital skill si acquisiscono in autonomia (58,8%) o direttamente sul posto di lavoro (57,2%), ma non a scuola, indicata solo dal 35,4% degli oltre 2mila giovani coinvolti nella ricerca “Generazioni digitali al lavoro” di Fondazione Sodalitas e Randstad Italia.

Il campione preso in considerazione dallo studio è prevalentemente maschile (52,9%), in possesso più di diploma (54,8%) che di laurea (36,3%) e, nell’82,2% dei casi, lavora o ha all’attivo almeno un’esperienza lavorativa. Chi dopo il diploma ha deciso di non proseguire gli studi (il 49,2% del campione) lo ha fatto soprattutto per mancanza di risorse economiche (35,5%), più che per disinteresse verso lo studio (19,8%). Un dato che conferma il trend rilevato nel 2014, anche se nell’ultimo anno è aumentata la percentuale di chi, dopo il diploma, ha trovato lavoro (il 32,9% contro il 26,2% del 2014).

L’infrastruttura tecnologica delle scuole è considerata quindi inadatta all’apprendimento e a dichiararlo è il 59% del campione (tra un 10% di chi dice che “non lo è per niente” e il “poco” del restante 49%). Neppure insegnanti e professori sono considerati preparati per far affrontare le sfide digitali e le relative richieste del mondo del lavoro (53,7%). E più si prosegue negli studi, più le cose peggiorano, visto che fra chi ha frequentato l’università cresce la critica alle infrastrutture (68,6%) e alla docenza (63,3%), rispetto a chi non ha proseguito dopo il diploma (rispettivamente il 48,9% e il 43,7%).

Eppure le competenze digitali vengono richieste già in fase di colloquio di lavoro per il 62% degli intervistati, soprattutto Office (84,5%), programmi tecnici specifici (64%), navigazione in Internet (52%), utilizzo dei social network anche a scopi professionali (18,8%), sviluppo di programmi/applicazioni (17%), analytics (8%), Internet of Things (5,8%) e Cloud (2,8%).

Di questi giovani solo uno su 4 si sente davvero pronto sul fronte digitale per accedere e crescere nel mondo del lavoro, mentre un più ampio 63% si sente “abbastanza” pronto. La padronanza maggiore si registra nella navigazione in internet (99,9%), nell’utilizzo del pacchetto Office (96%) e di programmi tecnici specifici (63%), nell’uso dei social network anche a scopi professionali (86%), nel Cloud (42,8%) e nell’Internet of Things (47,6%), anche se il presidio di questi ultimi due ambiti è ancora poco richiesto in fase di colloquio. C’è invece un crollo di competenza nel coding, traducibile come un generale approccio mentale informatico che sfocia nella programmazione (16,9%), ritenuto però importante già da un 39% degli intervistati. E c’è ancora poca familiarità con gli analytics (18%), ritenuti tra l’altro importanti solo dal 15%, pur essendo invece all’ordine del giorno nelle aziende, quantomeno come desiderata. E per finire, solo il 35,4% ha competenze digitali riconosciute o certificate.

Competenze digitali, il sistema scolastico non supporta la formazione degli under 35

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