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Analisi

Aziende ICT, è caccia alle competenze digitali

Dall’Osservatorio realizzato da AgID, Assinform, Assintel e Assinter arrivano i primi dati confortanti sul settore dell’Information & Communication Technology in Italia, con un saldo 2013 fra assunzioni e uscite sostanzialmente stabile e con retribuzioni che finalmente recuperano potere d’acquisto: impiegati +2,7% e quadri +3,1%

11 Set 2014

Gaia Fiertler

Le aziende sono a caccia di figure digital. In Italia quasi un’azienda ICT su due, infatti, non è soddisfatta della preparazione dei neolaureati (48,1%) e per oltre la metà non si trovano manager né professional con le competenze che servono.

Crescono, invece, gli stipendi: del 2,7% per gli impiegati (€27.333) e del 3,1% per i quadri (€52.468), mentre sono in flessione dello 0,2% quelli dei dirigenti (€98.803). Le aziende sono disposte a pagare di più responsabili commerciali (quadri, +9,3%), Key Account Manager (impiegati, +8,3%) e tecnici ERP (+7,8%).

I ruoli strategici più richiesti in questo momento sono l’Account Manager (55,7%), il Project Manager (50%) e l’ICT Consultant (34%) e i più difficili da reperire sono proprio l’Account Manager (35,8%), il Software Developer (22,6%) e il Business Analyst (21,7%). Quasi introvabili anche i Mobile Application Developer per gli Hardware Vendor (60%) e gli ICT Security Manager per le aziende di Digital Solutions (44,4%).

Un gap digitale che allarma e che ha portato alla costituzione del primo Osservatorio delle competenze digitali 2014 secondo lo standard europeo e-CF, che riunisce l’Agenzia per l’Italia Digitale e le associazioni di categoria Assinform, Assintel e Assinter. Unite appunto in una nuova alleanza per dare un supporto comune alla strategia digitale del Paese.

«Un osservatorio che permetta di cogliere i trend e la continua trasformazione di profili ICT è uno strumento di job-intelligence oramai indispensabile», ha rilevato Agostino Santoni, presidente di Assinform, che aggiunge: «È in atto una profonda trasformazione dei modi di produrre e fare sistema, basata proprio sulle tecnologie digitali. È un fenomeno inarrestabile. Allineare le competenze digitali disponibili a fabbisogni in continuo divenire è infatti ormai condizione essenziale per fare impresa e creare occupazione».

Quali sono i principali canali di recruiting?

I manager si cercano ancora con il passaparola, ovvero attraverso il network professionale e personale, nel 43,4% dei casi, attraverso gli executive search nel 34% dei casi e con Linkedin per il 29,2%.

L’uso di Linkedin sale nella ricerca dei professional (45,3%), accanto al network professionale (49,1%) e al sito aziendale (43,4%).

Per i neoassunti, invece, al primo posto c’è il contatto con scuole e università (53,8%), il sito aziendale (51,9%) e le auto-candidature (35,8%).

Quanto poi alla mobilità interna, dalla prima indagine dell’Osservatorio emerge che un’azienda su due non ha sistemi formali di valutazione né di carriera, soprattutto nelle piccole imprese che rappresentano il 95% dell’ICT (122.608). In tutto ciò, la Riforma Fornero è valutata come ininfluente dalla maggioranza delle aziende (58,5%), se non negativa per l’aumento dei costi nella gestione della flessibilità in entrata (per il 22,6% delle aziende, con punte del 50% nelle grandi). È inoltre fallito l’obiettivo di stabilizzare le forme contrattuali flessibili, poiché solo il 10,4% è stato trasformato in contratto a tempo indeterminato.

Inoltre, la formazione è in continuo calo per problemi di budget in oltre la metà dei casi e, per la difficoltà a trovare corsi in linea con le esigenze aziendali, in un terzo delle aziende. Tuttavia, una su quattro usa il training come leva per trattenere i neoassunti. L’altra leva per la retention è l’ambiente di lavoro, prima in assoluto tra i senior. In lieve crescita, poi, l’utilizzo della retribuzione variabile, prevista per il 66,4% dei dirigenti (incide per il 16,3% della retribuzione fissa), per il 52,6% dei quadri (incide per il 10,6%) e per il 23% per gli impiegati, con una incidenza del 23%. Nella metà dei casi è legata al raggiungimento di obiettivi, mentre per un terzo è discrezionale. Le aziende prevedono anche pacchetti benefit extra contratto (portatili, smartphone, tablet, auto aziendale) soprattutto per manager (70,8%) e professional (61,3%).

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