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Credito d’imposta formazione 4.0, uno strumento per rinnovare le competenze in azienda

La pandemia ha impresso un’accelerazione al processo di digitalizzazione facendo emergere una preoccupante mancanza di competenze nelle aziende che adesso devono pensare a percorsi di riqualificazione delle persone. In tal senso, ancora per tutto il 2022 è possibile contare sulla misura che rientra nel PNRR. Ecco chi può accedervi e in cosa consiste

01 Apr 2022

Simona Politini

“Sostenere le imprese nel processo di trasformazione tecnologica e digitale, creando o consolidando le competenze nelle tecnologie abilitanti necessarie a realizzare il paradigma 4.0”. È questo in estrema sintesi il motivo per cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha introdotto il credito d’imposta formazione 4.0. Questa misura nasce come incentivo per stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle tecnologie 4.0, rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

L’annoso tema delle competenze

Entro il 2025 ben 85 milioni di posti di lavoro potrebbero scomparire a fronte di un’introduzione massiva delle nuove tecnologie in molteplici settori, di contro, però, si faranno largo 97 milioni di nuove posizioni più adatte alla nuova divisione del lavoro tra esseri umani, macchine e algoritmi. A rivelarlo è lo studio The Future of Jobs Report 2020 realizzato dal World Economic Forum. Appare chiaro dunque come le nuove sfide per lavoratori e aziende si giochino sul campo delle competenze. Da qui ai prossimi tre anni, sottolinea infatti il Wef, le competenze richieste cambieranno talmente radicalmente da rendere necessaria la riqualificazione di circa il 50% dei lavoratori all’interno delle aziende. Identificare le competenze di cui i lavoratori avranno bisogno in futuro grazie alla tecnologia diventa così una delle principali problematiche che i leader devono risolvere come dimostrato anche dalla ricerca condotta da Pwc, Future of work and skills. Ciò genererà un duplice vantaggio: non solo contribuirà in forma decisiva a far prosperare l’azienda rendendola competitiva e al tempo stesso resiliente, ma investire nello sviluppo a lungo termine del capitale umano progettando percorsi di upskilling e reskilling interni all’organizzazione aumenterà il livello di employee engagement allontanando lo spettro del turnover di massa, argomento oggi molto attuale noto col termine “Great Resignation”.

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Digital Transformation e nuove competenze in Italia, una strada in salita

Che in Italia il processo di riqualificazione delle competenze digitali sotto la spinta della innovazione tecnologica sia un percorso tutto in salita lo evidenzia, numeri alla mano, anche l’ultima edizione del Digital Economy and Society Index (Desi). Al 20esimo posto fra i 27 Stati membri dell’UE nell’indice generale, l’Italia si colloca al 25esimo posto per quanto riguarda il livello di digitalizzazione del capitale umano. Sebbene la maggior parte delle PMI italiane (il 69%) abbiano raggiunto un buon livello base di intensità digitale e si registrino ottimi risultati nell’uso della fatturazione elettronica, tuttavia permangano lacune nell’uso di tecnologie innovative fortemente impattanti nel prossimo immediato futuro (come Big Data e Intelligenza Artificiale), nonché nella diffusione del commercio elettronico. L’Italia, conclude lo studio, deve far fronte a notevoli carenze nelle competenze digitali, che rischiano di tradursi nell’esclusione digitale di una parte significativa della popolazione e di limitare la capacità di innovazione delle imprese. Tra le misure a sostegno della riqualificazione e del miglioramento delle competenze della forza lavoro e delle competenze digitali avanzate il Desi annovera il Piano Nazionale Transizione 4.0 che ancora per tutto il 2022 consente di usufruire del credito d’imposta formazione 4.0.

Riqualificare il capitale umano con il credito d’imposta formazione 4.0: che cos’è

Il credito d’imposta formazione 4.0, conosciuto anche come bonus formazione 4.0, come anticipato è una misura pensata specificatamente per sostenere la digital transformation all’interno delle aziende e interessa uno o più dei seguenti ambiti: vendita, marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione.

Istituito dalla legge di Bilancio 2018, il credito d’imposta formazione 4.0, disponibile ancora tutto l’anno in corso (nessuna proroga è stata prevista nella legge di Bilancio 2022), è un’opportunità per assicurare il proseguo del business in un mercato sempre più competitivo che viaggia veloce sui binari dell’innovazione in quanto finalizzato all’acquisizione di competenze quali: big data e analisi dei dati; cloud e fog computing; cybersecurity; simulazione e sistemi cyber-fisici; prototipazione rapida; sistemi di visualizzazione, realtà virtuale e realtà aumentata; robotica avanzata e collaborativa; interfaccia uomo macchina; manifattura additiva (o stampa tridimensionale); internet delle cose e delle macchine; integrazione digitale dei processi aziendali.

Quello che salta all’occhio è il fatto che l’ultima legge di bilancio non ha prorogato le agevolazioni per la formazione, così come è accaduto per altre voci inserite nel decreto Transizione 4.0. Ma è anche vero che si attendono nuove misure considerando che questa rientra in quelle previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), secondo cui “oltre agli interventi di credito di imposta saranno predisposte ulteriori misure per incentivare la crescita di competenze gestionali (per il digitale), verrà elaborato e sperimentato un modello di riqualificazione manageriale, focalizzato sulle PMI (con programmi di formazione ad hoc, il coinvolgimento delle associazioni di categoria e l’utilizzo di modelli di diffusione incentrati su piattaforme digitali)”. Non solo, “nell’ottica dell’upskilling digitale come strumento di formazione continua per i lavoratori in cassa integrazione, verranno sperimentati programmi di training ad hoc, di cui usufruire appunto con flessibilità nei periodi di cassa integrazione, incentivati tramite il taglio (temporaneo) del cuneo fiscale sia per l’impresa che per il lavoratore”.

Chi può fare formazione 4.0

Le attività formative possono essere erogate internamente attraverso personale dipendente o da soggetti esterni all’impresa abilitati alla mansione: soggetti accreditati per lo svolgimento di attività di formazione finanziata presso la Regione o Provincia autonoma in cui l’impresa ha la sede legale o la sede operativa; università, pubbliche o private, o strutture a esse collegate; soggetti accreditati presso i fondi interprofessionali secondo il regolamento CE 68/01 della Commissione del 12 gennaio 2001; soggetti in possesso della certificazione di qualità in base alla norma Uni En ISO 9001:2000 settore EA 37; ITS.

Le lezioni possono essere svolte in presenza come in modalità e-learning, a condizione che venga assicurato il controllo sulla partecipazione del personale.

Chi può accedere al bonus formazione 4.0 e a quanto ammonta il credito d’imposta

Il bonus formazione 4.0 è destinato a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali.

Il credito d’imposta formazione 4.0 è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di € 300.000 per le micro e piccole imprese;
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di € 250.000 per le medie imprese;
  • 30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di € 250.000 le grandi imprese.

Fermo restando i limiti massimi annuali, la misura del credito d’imposta formazione 4.0 è aumentata per tutte le imprese al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati, come definite dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 17 ottobre 2017.

Come accedere al credito d’imposta e le spese ammissibili

Per accedere al credito d’imposta formazione 4.0 le imprese sono tenute a redigere e conservare: una relazione che illustri le modalità organizzative e i contenuti delle attività di formazione svolte; l’ulteriore documentazione contabile e amministrativa idonea a dimostrare la corretta applicazione del beneficio; i registri nominativi di svolgimento delle attività formative sottoscritti dal personale discente e docente o dal soggetto formatore esterno all’impresa.

Le spese ammissibili al credito d’imposta formazione 4.0 sono: spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione; costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione direttamente connessi al progetto di formazione, quali le spese di viaggio, i materiali e le forniture con attinenza diretta al progetto, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione (sono escluse le spese di alloggio, ad eccezione delle spese di alloggio minime necessarie per i partecipanti che sono lavoratori con disabilità); costi dei servizi di consulenza connessi al progetto di formazione; spese di personale relative ai partecipanti alla formazione e le spese generali indirette (spese amministrative, locazione, spese generali) per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.

Le attività ammissibili

In generale valgono tutte le attività che favoriscono la trasformazione digitale delle aziende, con l’obiettivo di fornire gli strumenti e le competenze giuste alle persone.

Le attività formative ammissibili per il credito d’imposta formazione 4.0 devono rientrare in uno degli ambiti previsti nella legge n. 205 del 2017. Le tematiche devono essere incentrate sulle tecnologie tipiche del paradigma 4.0:

  • big data e analisi dei dati
  • cloud e fog computing
  • cyber security
  • simulazione e sistemi cyber-fisici
  • prototipazione rapida
  • sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR)
  • robotica avanzata e collaborativa
  • interfaccia uomo macchina
  • manifattura additiva (o stampa tridimensionale)
  • internet delle cose e delle macchine
  • integrazione digitale dei processi aziendali
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Simona Politini

Giornalista specializzata nei temi della digital transformation e esperta di seo copywriting, accompagno le redazioni nella svolta al digitale convinta sostenitrice del “If it isn't on Google, it doesn't exist" (Jimmy Wales, co-fondatore di Wikipedia). Dal 2013 porto avanti il progetto online Archeologiaindustriale.net per la promozione del patrimonio industriale.

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