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Analisi e ricerche

“Esseri umani cercasi: i robot hanno bisogno di voi”. 7 modi per promuovere l’amicizia tra uomo e macchina

Cresce l’automazione in azienda e il lavoro si trasforma divenendo complementare a quello dei robot. Una rivoluzione anche per le HR: un vademecum in 7 punti, tratto dallo studio Manpower “Humans wanted: robots need you”, chiarisce il ruolo chiave del management, delle soft skill, dei contratti flessibili NextGen e delle donne

03 Apr 2019

Patrizia Licata

È possibile l’amicizia tra uomo e macchina o l’intelligenza artificiale ruberà il lavoro alle persone? Proviamo a ribaltare il punto di vista: senza le competenze e la creatività umana non ci sarebbero nemmeno i robot. La riflessione arriva dallo studio di Manpower dal significativo titolo “Humans wanted: robots need you”, ovvero “Esseri umani cercasi: i robot hanno bisogno di voi”. Per il mondo HR è una vera rivoluzione. La digitalizzazione e il crescente ricorso all’automazione che eliminano mansioni ma ne creano altre, uniti allo skill shortage, fanno sì che la mera ricerca del talento non sia più sufficiente: “è necessario costruirlo”, ammonisce Manpower, che ha intervistato per questo studio 19.000 datori di lavoro in 44 paesi.

Skills Revolution in pieno svolgimento

Una talent strategy dinamica sosterrà la crescita futura utilizzando la giusta combinazione di quattro principi: Build (costruire sulle risorse esistenti tramite la formazione), Buy (premiare i talenti con stipendi adeguati), Borrow (offrire forme di collaborazione flessibili) e Bridge (spostare le risorse se serve). Ciò non vuol dire negare l’impatto dell’AI nel mondo del lavoro: “Bridge”, per esempio, potrebbe implicare lasciar andare risorse che non servono più. Ma il risultato netto è positivo: l’87% dei datori di lavoro ha intenzione di aumentare o mantenere invariato il proprio organico a seguito dell’automazione.

Amicizia tra uomo e macchina, ci pensano i manager e le donne

Resta il fatto che le organizzazioni stanno investendo nel digitale, trasferendo diverse mansioni operative ai robot. L’essere umano è chiamato a fare da supervisore o complemento alle macchine. Come garantire una convivenza felice? Innanzitutto con la leadership: spetta ai dirigenti innescare il cambiamento, l’innovazione e una nuova cultura in linea con un’epoca in cui le competenze si avvicendano rapidamente. Secondo punto chiave: le donne. Rappresentano il 50% della forza lavoro e nel 2017 sono risultate più istruite degli uomini: le donne devono guidare, anche in posizioni di leadership, la soluzione del problema della relazione uomo-macchina.

Capire la forza lavoro

Fondamentale anche comprendere che cosa chiedono i lavoratori: entro il 2025, i Millennial e la Generazione Z rappresenteranno più di due terzi della forza lavoro mondiale e le aziende devono adattarsi integrando modelli NextGen, tra cui lavoro a contratto, part-time e interinale. L’87% dei lavoratori si dice disposto a queste forme di lavoro flessibile, ma poche aziende li offrono. Quarto punto: le organizzazioni devono conoscere le capacità dei propri dipendenti tramite valutazioni e strumenti di analisi predittiva della performance per distribuire il talento e evitare di creare “silos di competenze”.

Come deve cambiare la formazione

Il quinto fattore chiave per un’amicizia tra uomo e macchina è la formazione personalizzata: le aziende devono sostituire i metodi di apprendimento standardizzati con strategie e servizi di orientamento mirati per sviluppare competenze cruciali. Importante anche puntare sulle soft skill (sesta raccomandazione): le doti personali sono più difficili da sviluppare rispetto alle competenze tecniche. Infine, bisogna mettere le persone in condizione di valorizzare la tecnologia: le aziende devono analizzare e rivalutare le competenze di cui necessitano per garantire che il talento delle persone sia complementare all’automazione.

Come va in Italia

I dati del sondaggio Manpower relativi all’Italia indicano che il 37% delle aziende nel nostro paese riscontra difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze. In particolare, il 31% dei datori di lavoro afferma che i candidati non hanno le competenze hard (17%) e soft (14%) di cui hanno bisogno. Per l’85% dei datori di lavoro la Talent Strategy migliore è rafforzare le competenze dei propri lavoratori, ma il 61% prevede anche di assumere. Il 60% creerà percorsi di carriera alternativi per riassegnare i lavoratori, ma solo il 26% utilizzerà forme di lavoro flessibili, on-demand o part-time.

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