Management

Sostenibilità, sfida epocale per le imprese: come affrontare la trasformazione nel concreto

Che sia necessario è ormai chiaro. Ma qual è il percorso per rendere un’azienda più sostenibile? Serve ripensare il modello di business e le strategie partendo da una valutazione delle conseguenze di medio termine, con due parametri fondamentali stabiliti dalla UE nell’ambito della direttiva sul Non Financial Reporting: la materialità di impatto e la materialità finanziaria

09 Dic 2021

Sergio Fumagalli

Senior partner, ESG advisory services leader, P4I - Partners4Innovation

Sostenibilità e impresa: il binomio è inscindibile. Ormai è chiaro a tutti, dall’artigiano al capitano d’industria, che con questa parola – sostenibilità – bisognerà fare i conti, dietro qualunque sigla si nasconda: ESG, DNF (Dichiarazione non Finanziaria), tassonomia, SDG (Sustainable Development Goals), Global Compact o altri termini.

È un tema epocale, la sostenibilità, perché ha a che fare con il passaggio da un sistema economico che presuppone la disponibilità infinita di risorse – materie prime, terra da coltivare, spazio per costruire, mercati, consumatori, mano d’opera, aria, acqua – ad uno che riconosce e accetta che queste risorse sono disponibili in quantità limitata.

Sergio Fumagalli

Senior Partner P4I, ESG advisory services leader, Membro del Comitato scientifico di Clusit

Così, aspetti del processo produttivo e distributivo, caratteristiche dei prodotti e dei servizi che ieri si potevano trascurare oggi diventano critici. Non occuparsene è un rischio, è chiaro a tutti.

Questa consapevolezza, però, ormai non basta più, non è sufficiente per capire che cosa fare.

Materialità di impatto e finanziaria: cosa sono

Per affrontare concretamente il tema della sostenibilità in azienda, iI passo successivo porta a un’altra parola chiave: materialità. È “materiale” tutto ciò che impatta sull’attività dell’azienda o è impattato dall’attività dell’azienda in maniera ritenuta rilevante. Quindi bisogna prima capire quali sono i temi materiali per l’azienda e poi pensare a cosa fare in merito ad essi.

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L’ONU, con la sua Agenda 2030 ha definito i temi materiali per lo sviluppo dell’umanità: 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, gli SDG (nella figura).

Quando però si passa a considerare non lo sviluppo dell’umanità, ma quello di una singola azienda, grande o piccola che sia, fare riferimento agli SDG non aiuta molto: è chiaro che la salute dei mari impatta più la Findus della Cirio ma non basta, è ancora troppo generico.

Entrando nello specifico si scopre che le materialità sono due: la materialità di impatto e la materialità finanziaria.

È la proposta di nuova Direttiva EU sul Sustainability Reporting (Non Financial Reporting, ovvero la Dichiarazione Non Finanziaria di cui al d.lgs. 254/2016), approvata dalla Commissione EU lo scorso aprile a ribadire, nell’explanatory memorandum, la rilevanza del concetto di doppia materialità: “[…] the principle of double materiality, removing any ambiguity about the fact that companies should report information necessary to understand how sustainability matters affect them, and information necessary to understand the impact they have on people and the environment [..].

Le aziende dovranno pubblicare, con lo stesso rigore formale del bilancio civilistico fiscale e della relazione di gestione, informazioni su come la sostenibilità impatta il loro modello di business e le loro attività (materialità finanziaria) e su come la loro attività impatta sulle persone e sull’ambiente (materialità di impatto).

La materialità finanziaria ha molto a che fare con rischi e opportunità per l’azienda. È evidente che per la Tesla la domanda di mobilità sostenibile rappresenta un’opportunità incredibile, mentre tutto il dibattito sul ruolo negativo del carbone rappresenta un grande rischio per la relativa industria estrattiva.

Un tema finanziariamente materiale ha una grande probabilità di avere prima o poi una ricaduta sul bilancio civilistico fiscale dell’azienda, cioè sul conto economico e lo stato patrimoniale. Per questo le performance delle aziende rispetto ai temi finanziariamente materiali sono di grande interesse per gli investitori. Non c’è spazio per i furbi, non serve la pubblicità accattivante: la finanza guarda ai fatti e i fatti sono più duri del greenwashing.

I temi riconducibili alla materialità di impatto hanno conseguenze sulla sostenibilità complessiva del nostro modello di sviluppo. È chiaro che se il sistema economico dovesse collassare il futuro di tutti noi e dunque anche delle imprese sarebbe a rischio. Se il sistema delle imprese dovesse ignorare questi aspetti perderebbe la propria legittimità ad operare. Vi è quindi un interesse indiretto ma concreto delle imprese anche su questi temi.

Qui, invece, uno spazio per i furbi c’è. Tolte, forse, alcune grandissime imprese, non c’è un rapporto diretto fra l’operato di una singola impresa e l’innalzamento della temperatura. È solo l’insieme dei comportamenti virtuosi di governi, imprese e cittadini a poter sperare di produrre un risultato. Quindi il greenwashing, il dipingere la ciminiera di verde, uno spazio ce l’ha.

Sostenibilità e impresa: ripensare modello di business e strategie

È a questo punto che vengono in campo i rettangoli.

Il primo è quello che contiene tutti gli SDG. Però, come si è detto, non basta.

Il secondo rettangolo, quello blu, racchiude tutti i temi materiali per una azienda, la doppia materialità. Tra essi vi saranno temi che riguardano l’impatto dell’azienda su società e ambiente e aspetti della sostenibilità che impattano sul modello di business e sull’operatività dell’azienda.

Se affidiamo ad un rettangolo giallo il compito di rappresentare la materialità finanziaria avremo tutti gli elementi necessari per costruire una rappresentazione complessiva della materialità.

(Il rettangolo è una semplificazione e, nel seguito, ci saranno molte altre semplificazioni ma per i dettagli e le sottigliezze ci sono i consulenti: le semplificazioni servono a mettere a fuoco i concetti di fondo.)

La porzione del rettangolo blu non coperta da quello giallo rappresenterà la materialità d’impatto.

I temi di materialità finanziaria riguardano direttamente il modello e le strategie di business e la capacità di questi di garantire la continuità aziendale. Sia che pensiamo ai rischi derivanti dai temi della sostenibilità sia che ci concentriamo sulle opportunità che ne discendono il futuro dell’azienda ne sarà influenzato.

Il quadro complessivo non è sotto il pieno controllo dell’azienda perché, se un concorrente riuscisse a leggere la situazione in anticipo potrebbe modificare anche radicalmente il contesto competitivo e un’azienda inerte o troppo lenta potrebbe trovarsi in difficoltà.

Ad esempio, l’industria automobilistica europea sedeva incontrastata sul trono dei successi dell’industria tedesca e non sono state le grandi imprese automobilistiche statunitensi a cambiare il quadro, ma un nuovo attore, in linea con il cambiamento del clima globale, che, inopinatamente, ha iniziato a produrre auto elettriche, catturando l’immaginario collettivo e lucrando sui certificati verdi che i produttori tradizionali erano costretti dalle normative a comprare in grande quantità.

Viceversa, i costi che è necessario sostenere per ridurre l’impatto dell’attività dell’azienda sulle persone e sull’ambiente non riguardano il modello di business, salvo casi estremi: comportano nuovi costi, nuove modalità operative, piani di miglioramento.

La sfida della sostenibilità, per le aziende, è dunque ripensare il proprio modello di business e le proprie strategie partendo dai temi di materialità finanziaria: non è, innanzitutto, una questione di reporting o di affinamento dei processi e dei comportamenti o di comunicazione.

Le aziende devono partire da qui, da una valutazione strategica delle conseguenze di medio termine dei temi della sostenibilità finanziariamente materiali sul modello di business e sulle strategie aziendali. Solo a valle di questa riflessione sarà possibile, e diventerà necessario, concentrarsi sugli obblighi di rendicontazione, definire i KPI rilevanti e porsi il problema della loro rilevazione e misurazione. E, anche, capire l’impatto finanziario e misurare le risorse e i tempi necessari per la transizione.

Sostenibilità e business, obiettivi allineati

Può sembrare una lettura riduttiva del grande tema della sostenibilità e lo è, nel senso che riporta il tema alla dimensione dell’attore, cioè della singola impresa.

Può sembrare un modo per le imprese per sottrarsi ai loro doveri verso la collettività, rappresentati da quella materialità di impatto, che appare un po’ trascurata, e invece non lo è.

Come si è detto all’inizio di questa riflessione, stiamo provando a gestire un cambiamento di scenario epocale perché da sempre la cultura dell’umanità è stata tesa all’espansione: più terra, più sudditi, più risorse, più capacità militare e quindi più terra, più sudditi e così via.

Le risorse necessarie per affrontare questo cambiamento sono ingenti: solo allineando obiettivi di sostenibilità e obiettivi di business si creeranno i presupposti per mobilitare risorse quantitativamente e qualitativamente adeguate.

Concentrarsi sui temi di materialità finanziaria ha proprio questo scopo: mobilitare le risorse finanziarie, culturali e di creatività necessarie per la transizione sostenibile su obiettivi di redditività e di profitto che possano garantire la continuità e la profittabilità aziendale – e del sistema economico e sociale – nel medio periodo.

Gli oneri per migliorare l’impatto e per rendicontare secondo le regole che le istituzioni imporranno, nell’interesse di tutti, sono di un ordine di grandezza diverso e rientrano nell’evoluzione ordinaria del modo di fare impresa che da decenni si confronta con la necessità progressiva e sempre più stringente di rendere conto ai diversi stakeholder: standard di gestione, certificazioni, data protection, sicurezza e safety, regole di bilancio.

Arriviamo così a tracciare il quadro complessivo: ogni azienda copre in maniera peculiare gli obiettivi di transizione verso un sistema economico e sociale sostenibile definiti dall’ONU (SDG).

Il dovere primario – ma anche la necessità primaria – è ripensare sé stessa nel nuovo contesto, partendo dai temi di materialità finanziaria.

Poi, come è per tutti – governi, imprese e cittadini – viene il dovere di adeguare i propri comportamenti e riducendo l’impatto sull’ambiente e sulle persone.

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