Produzione collaborativa

PLM: significato ed evoluzione dei software di Product Lifecycle Management

PLM significa gestire tutto ciò che riguarda un prodotto, dall’inizio alla fine. Si tratta di un processo di gestione strategico che va dal concepimento iniziale (idea) allo sviluppo (progettazione, prototipazione e test), produzione, distribuzione, assistenza e servizi, incluso lo smaltimento o ricondizionamento per il reinserimento nel ciclo produttivo

30 Lug 2022

Laura Zanotti

PLM come evoluzione di una gestione incentrata sull’uso di sensori e tecnologie digitali che favoriscono una gestione delle informazioni e una raccolta e condivisione dei dati che ottimizzano i tempi e i modi dello sviluppo, della produzione e della distribuzione. Agevolando i sistemi decisionali il PLM, grazie a una piattaforma in cloud, diventa sempre più integrato e collaborativo sin dalla fase di prototipazione, abilitando una gestione end to end a valore aggiunto in termini di operatività, reattività e sostenibilità. Grazie a una simulazione combinata all’uso dei virtual twin, utilizzando una piattaforma di PLM as a Service dalle startup alle grandi aziende, le organizzazioni non avranno più alcun vincolo in termini di risorse e infrastrutture.

Cosa significa PLM (Product Lifecycle Management)?

Acronimo di Product Lifecycle Management, il PLM oggi fa riferimento a una gestione del ciclo di vita del prodotto a 360 gradi. La piattaforma di gestione, infatti, unisce tutti gli elementi e i dati per garantire una visione olistica delle informazioni fisiche e digitali di un prodotto. Combinato con l’analisi transazionale in tempo reale, il thread digitale del PLM fornisce le informazioni necessarie per prendere decisioni proattive, più rapide e più informate, consentendo alle aziende di accedere alle informazioni giuste, fornite alle persone giuste, nel posto e al momento giusti, abbattendo le barriere organizzative per sbloccare velocità e agilità, garantendo al contempo la massima qualità del prodotto. Inoltre, se gestito in cloud, il PLM aiuta ad accelerare il valore aziendale, superando i limiti dei sistemi legacy e abbattendo i muri tra sistemi un tempo frammentati, diversificati e isolati. Il tutto riducendo la latenza ma anche la complessità di dover raccogliere informazioni gestite a livello intra e interaziendale. In sintesi, il PLM in cloud favorisce una logica di filiera ancora più integrata, intelligente, trasparente e collaborativa,  che si avvale di una condivisione dei dati in ogni fase della catena del valore del prodotto.

Come e perché la gestione del prodotto richiede un approccio olistico

La gestione del ciclo di vita di un prodotto non riguarda solo la sua produzione e la sua distribuzione in senso stretto. Oggi l’evoluzione dei processi gestionali, la sistematizzazione dei flussi informativi, la diffusione dell’internetworking come modalità collaborativa e condivisa ha innescato il circolo virtuoso dell’informazione cortocircuitando diverse linee di business e diversi interlocutori:

  • R&D, prototipazione e testing
  • produzione, logistica
  • ufficio acquisti, marketing
  • brand, partner, fornitori, distributori, clienti

Oggi, infatti, il PLM ha smartificato le filiere, aumentandone il potenziale. Ecco perché il PLM presuppone un approccio olistico rispetto al prodotto, dalla sua ideazione al suo smaltimento.

Produzione sempre più estesa e collaborativa

Il PLM si basa sull’accesso condiviso a una fonte comune da cui attingere dati, informazioni e processi relativi al prodotto. Associato a una gestione evoluta e intelligente del prodotto, il PLM nell’era della Internet of Things per essere massimamente efficace deve includere una gestione evoluta e intelligente dei servizi di correlati a una migliore gestione delle informazioni. L’uso di una piattaforma dedicata consente di abbattere i silos informativi e favorire lo scambio di informazioni tra membri del team esteso, tra diverse risorse di differenti reparti aziendali, arrivando a coinvolgere clienti e partner esterni per massimizzare le attività di personalizzazione della produzione e la collaborazione. La smartificazione del PLM presuppone piattaforme integrate che razionalizzano procedure e processi, riducendo i costi e ottimizzando le risorse. La compartimentazione tecnologica tra gli operatori, infatti, è una forma di digital divide che porta inutile complessità, ridondanza, errori, sovrapposizione dei flussi, rallentamenti e un’opacità informativa che ricade su ognuno degli attori della catena. Il PLM, in ultima analisi, è una strategia di business collaborativa che consente all’impresa estesa di apportare innovazione di prodotto o servizio durante tutto il ciclo di vita, creando un archivio di prezioso capitale intellettuale riutilizzabile in qualsiasi momento. In breve, il PLM è un supporto all’innovazione.

PLM

PLM software: come gestire il ciclo di vita del prodotto

Analizzando nel dettaglio un software PLM si evince come il programma sia in grado di gestire tutte le informazioni e i processi relativi a ogni fase del ciclo di vita di un prodotto e/o servizio, operando attraverso catene di approvvigionamento sempre più globalizzate. Il che significa saper orchestrare una serie di dati, tra cui quelli relativi a:

  • materiali
  • componenti
  • progetti
  • prodotti
  • accessori
  • documentazioni
  • requisiti e modifiche a livello tecnico
  • ordini
  • flussi di lavoro
  • protocolli di qualità
  • certificazioni

Grazie alla sistematizzazione di dati e procedure, i software PLM di ultima generazione stanno rapidamente diventando il fulcro della trasformazione aziendale, fornendo la base digitale di uno sviluppo olistico del prodotto associato a una strategia di approvvigionamento che arriva ad includere anche sicurezza, compliance e risk management. Quando i processi aziendali sono allineati con il software PLM su un’unica piattaforma, infatti, è possibile unificare la catena del valore del prodotto con una pianificazione aziendale integrata alla filiera operativa di tutta la supply chain. In questo modo è possibile accelerare i percorsi di innovazione, migliorando il modo in cui i prodotti vengono progettati, fabbricati, mantenuti e serviti.

Storia e origini del software PLM

Dal punto di vista della programmazione, il PLM come lo conosciamo oggi è iniziato con le prime soluzioni di sviluppo del prodotto legate al CAD (Computer Aided Design), al CAM (Computer Aided Manufacturing) e al CAE (Computer Aided Engineering). Queste prime soluzioni di sviluppo del prodotto erano utili ma avevano un grosso limite. Il problema? Gestire, distribuire, trovare e riutilizzare file di grandi dimensioni. I computer dell’epoca, infatti, non erano progettati per archiviare moli di dati di così grandi né, tanto meno, di riuscire a condividerli. Per risolvere il problema sono stati introdotti i sistemi di gestione dei dati di prodotto (Product Data Management – PDM).

PLM 1.0

Prima del 1990, le soluzioni PDM, o PLM 1.0, erano incentrate sul CAD e si concentravano quasi interamente su file CAD o sulla gestione documentale relativa. Questa programmazione di primo livello è stata poi estesa alla gestione della distinta base (Bills of Materials – BOM) per includere anche i processi di modifica tecnica, pur rimanendo esclusivamente nell’ambito dello sviluppo del prodotto. Negli anni ’90, la globalizzazione, l’outsourcing e le pressioni del time to market hanno costretto le aziende ad espandere le proprie implementazioni PDM.

PLM 2.0

Il primo software PLM, o PLM 2.0, è stato introdotto con un doppio livello di funzionalità, includendo aspetti di sicurezza ma anche di collaborazione. Il modello di riferimento supportava molte funzioni durante tutto il ciclo di vita del prodotto, tra cui pianificazione della qualità, produzione, conformità del prodotto e costi del prodotto, in modo da gestire altri aspetti oltre al mero sviluppo. Il problema erano gli strumenti legacy utilizzati dalle aziende, che non erano né completi né di facile utilizzo, richiedendo personalizzazioni importanti e costose.

PLM 3.0

Dopo il 2000, è emersa una nuova generazione di software PLM che si è focalizzata su tutti gli aspetti operativi e funzionali legati ai lanci dei prodotti. Questo ha significato incorporare maggiori funzionalità durante il ciclo di vita di un prodotto, tra cui gli aspetti legati all’innovazione e alla gestione dei requisiti, nonché migliori connessioni a monte e a valle della produzione secondo una filiera più integrata ed estesa rispetto alle dinamiche di approvvigionamento e di commercializzazione. In molti casi, queste capacità sono state acquisite e integrate utilizzando strumenti legacy. In questo modo le aziende erano in grado di sfruttare le nuove funzionalità, pur dovendo affrontare la complessità di una governance che richiedeva ancora numerosi interventi legati alle personalizzazioni di sistemi, infrastrutture e servizi.

PLM 4.0

La trasformazione digitale, la volatilità dei mercati e il pressing della competizione hanno spinto le aziende ad accelerare un cambio di passo a livello di prodotti e di processi. La transizione a un modello di Industria 4.0 ha portato a un’evoluzione del software PLM incentrata su un concetto di supply chain end to end: dalla fabbrica al cliente. Il PLM 4.0 è basato su un modello SaaS (Software as a Service) on demand e pay per use che terziarizza la complessità dell’IT.  Le aziende, infatti, non devono più assumere un intero reparto IT per gestire il sistema, definendo un thread digitale che, in cloud, collega i digital twin dei prodotti virtuali prototipizzati ai sensori associati a materiali, componenti, macchinari e impianti di produzione. In questo modo è possibile effettuare simulazioni e test considerando un’ampia varietà di ambienti e di condizioni. Nel processo di creazione viene coinvolto anche il cliente finale, il che consente di identificare e risolvere ogni eventuale tipo di criticità e di rilasciare il prodotto fisico quando tutti i problemi sono stati risolti. Così, dalla fabbrica al cliente si innesca un circolo virtuoso bidirezionale dell’informazione all’insegna della trasparenza e dell’accessibilità da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento.

I vantaggi di un Business Model Engineering integrato al PLM

Il risultato è un’innovazione più rapida, un migliore processo decisionale, un migliore time to market, costi ridotti e una migliore qualità del prodotto. Ad esempio: nel caso di un oggetto la rappresentazione virtuale tridimensionale di tutti i suoi aspetti meccanici, geometrici ed elettronici permette di sperimentare riducendo i tempi e i costi dello sviluppo. Nel caso di un processo, invece, la modellizzazione virtuale consente di prevedere in anticipo comportamenti anomali, rischi ed errori, massimizzando i risultati e le strategie operative e commerciali. Integrare il Model Business Engineering al PLM è un cambio di marcia rispetto al ciclo di produzione. Ogni dipartimento aziendale, infatti, lavora sugli stessi dati che hanno diverse rappresentazioni funzionali in base al ruolo e alle competenze aziendali. La notifica di un aggiornamento del progetto viene condivisa in tempo reale a tutti i membri del team: designer, tester, addetti alla produzione, responsabili degli uffici acquisti, commerciali e addetti ai servizi. Questo influisce sull’intera catena di realizzazione e utilizzo del prodotto.

Esempi applicativi di PLM in tutti i settori

Gli esempi di utilizzo di un PLM evoluto coinvolgono tutti i settori: manufacturing, fashion e design, automotive, logistica e trasporti, retail, aerospaziale e difesa, healthcare e via dicendo. Identificazione automatica e piattaforme di gestione dei dati supportano anche la gestione degli asset aziendali di supporto alla produzione, soprattuto quelli che devono essere manutenuti secondo lassi di tempo conformi alle normative o a certe policy di sicurezza. L’ultima evoluzione del PLM è la sua gestione in cloud, che libera le aziende dall’onere di dover gestire potenza elaborativa e infrastrutture, manutenzioni e aggiornamenti, risolvendo anche tutti gli aspetti di compliance e sicurezza.

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Laura Zanotti

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